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Italia: giovani poco propensi alla pensione integrativa

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

23 Luglio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • In Italia i giovani tendono a non provvedere ad una pensione integrativa e il motivo è da ritrovarsi in un fattore culturale

  • Per cerare di avvicinare i millennials alle tematica “pensione” si dovrebbe pensare alla digitalizzazione del settore assicurativo

L’Italia non è solo il paese con il più alto numero di soggetti sotto assicurati. Ma è anche la giurisdizione dove i giovani fanno fatica a capire l’importanza di una pensione integrativa e a risparmiare per il loro futuro

Pensione integrativa sempre meno considerata e una cultura del risparmio venuta a mancare. Questi sono gli ingredienti per ottenere un paese di sotto assicurati. In Italia infatti i giovani non considerano le pensione integrativa come un valido alleato a cui pensare già all’inizio della propria carriera. Dario Scrosoppi, Presidente di Propensione spiega a We Wealth a cosa sia dovuta questa situazione e quali potrebbero essere le soluzioni per migliorarla.

Recenti ricerche pubblicate hanno evidenziato come ancora oggi l’Italia sia un paese sotto assicurato. La pensione è vista, soprattutto dai più giovani come qualcosa di lontano, e a cui non devono preoccuparsi. E gli stessi dati lo confermano: chi sottoscrive un fondo pensione è collocabile nella fascia di età tra i 45 e i 55 anni. Come mai secondo lei c’è questa tendenza nel nostro Paese?

Nel nostro Paese la tendenza dei giovani a non provvedere ad una pensione integrativa è dovuta innanzitutto ad un fattore culturale. Non vi è sufficiente consapevolezza sulla grande importanza che assume un risparmio finalizzato all’integrazione pensionistica, anche perché poco divulgata, e quindi sul poter contare al momento dell’andata in quiescenza su una pensione integrativa certa, a prescindere da quelle che potranno essere in parallelo le future riforme pensionistiche di primo pilastro. Queste, come è ben noto, negli ultimi anni hanno inciso notevolmente non solo sull’ammontare dell’assegno pensionistico ma soprattutto sull’allungamento dei requisiti anagrafici di pensionamento.

Nei giovani, inoltre, è venuta meno quella che è la cultura del risparmio di un tempo: forse qualcuno ricorderà come a scuola venisse organizzata ogni anno una giornata del risparmio, proprio al fine di educare sulla gestione delle proprie spese. A riguardo, le giovani coppie dovrebbero sin da subito cominciare a costruire una pensione integrativa al proprio figlio iscrivendolo ad un fondo pensione. In questo modo, non solo lo aiuteranno, ma soprattutto gli trasmetteranno una cultura del risparmio, dal momento che sarà già predisposto ad investire per il proprio futuro.

Tutto ciò si inserisce nella più ampia visione ed erronea percezione del ruolo esaustivo dello Stato nel sistema pensionistico/assistenziale.

Cosa si può fare per avvicinare i millennials ai prodotti pensionistici? E fargli capire l’importanza di questi?

La digitalizzazione del settore è fondamentale. Del resto, sono gli stessi risparmiatori a richiederlo e primi fra tutti gli italiani. A livello europeo è emerso che ben il 67% di essi preferisce informarsi e sottoscrivere il proprio piano previdenziale digitalmente anziché attraverso i mezzi tradizionali e in questo l’Italia detiene il primato, con addirittura ¾ degli italiani che ha questa preferenza.

Anche attraverso il canale digitale, poi, bisogna porre in essere tutte le azioni per avvicinare i millennials alla previdenza integrativa.

Il primo passo fondamentale è renderli maggiormente consapevoli circa la propria situazione pensionistica, così da far comprendere innanzitutto il bisogno di una pensione integrativa. A tal fine sarebbe senz’altro utile arricchire l’informazione iniziata con la “Busta arancione” inviata dall’Inps indicando anche le modalità per poter costruire con il combinato disposto della previdenza pubblica e quella integrativa un futuro più sereno. Nella stessa direzione i calcolatori previdenziali online che offrono una stima del probabile gap previdenziale e soprattutto la soluzione per colmarlo con quanto accumulato nel fondo pensione.

Da non sottovalutare, poi, l’importante possibilità offerta dalla previdenza integrativa di anticipare di fatto il pensionamento grazie alla Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (R.I.T.A.). A quest’ultimo riguardo è infatti un eufemismo sostenere che bisognerà lavorare sino a settant’anni per ottenere la pensione. Nella realtà la pensione si otterrà sì a 70 anni, ma con ogni probabilità i lavoratori si troveranno espulsi dal mondo del lavoro ben prima. Ecco che allora la R.I.T.A. costituirà nella generalità dei casi l’unico reddito disponibile per colmare il divario tra data di cessazione del rapporto di lavoro e inizio dell’erogazione della pensione pubblica.

Nell’attuale sistema pensionistico obbligatorio oserei dire che per il lavoratore medio questo diventerà il maggior utilizzo del risparmio previdenziale.

L’Italia cosa offre ai millennials in tema di pensioni? È un sistema ancora solido?

La sostenibilità del sistema pensionistico è un tema noto già dalle ormai lontane Riforme degli anni Novanta, che oltre al metodo di calcolo contributivo delle pensioni a tutela delle generazioni più giovani, tra cui chiaramente i Millennials, hanno introdotto il secondo pilastro della previdenza integrativa per tutelare i futuri pensionati da un inevitabile taglio delle pensioni.

Tutte le riforme di breve termine che introducono forme di pensionamento anticipato vanno invece nella direzione opposta, creando non solo un problema di sostenibilità di un sistema a ripartizione ma aumentando maggiormente il divario tra reddito da lavoro e pensione pubblica.

Il pilastro della previdenza integrativa rappresenta senz’altro una componente indispensabile per la tenuta del sistema ma più in generale per il benessere dei cittadini. Se da un lato, infatti, l’allungamento della speranza di vita e tutte le sfide che la longevità porta con sé spostano sempre più in là l’età di pensionamento futura, che per i precari si prospetta addirittura a 73 anni, dall’altro è pienamente comprensibile che non si voglia terminare l’attività lavorativa da settantenni. Ecco che anche in questo il sistema di previdenza integrativa rappresenta un’opportunità imperdibile per il lavoratore grazie alla possibilità di richiedere al fondo pensione la R.I.T.A. (Rendita integrativa temporanea anticipata) che di fatto, grazie a quanto accumulato, consente un pensionamento anticipato (di 5/10 anni rispetto alla pensione di vecchiaia), costituendo quindi un indispensabile reddito ponte tra la cessazione dell’attività lavorativa e la pensione pubblica.

Ad un millennials lei consiglierebbe di puntare tutto sul Tfr aziendale o più su una forma di previdenza complementare? E perché?

Il consiglio è assolutamente di puntare sulla previdenza complementare, conferendo alla stessa il TFR maturando. Oltre a costruirsi una indispensabile pensione di scorta attraverso un esborso economico del tutto neutro per il dipendente, questa scelta si rivela decisamente opportuna sia in fatto di sicurezza per il futuro che di convenienza. In primis perché, vista la dinamicità dell’odierno mercato del lavoro, scegliendo il fondo pensione il TFR viene effettivamente accumulato in un unico strumento, senza rischiare di essere frammentato in tante parti quante sono le aziende in cui si viene via via assunti.

È possibile fare un esempio di quanto detto?

Facendo l’esempio di un lavoratore dipendente con reddito pari a 1.500€ netti mensili che all’età di 30 anni aderisce a un comparto azionario di un fondo pensione versando 100€ mensili e il proprio TFR maturando vediamo che, una volta raggiunta l’età pensionabile (67 anni), si stima possa ottenere un’integrazione pensionistica pari a 785€ netti mensili, in aggiunta alla pensione pubblica. Questa integrazione gli consentirà di colmare il suo gap previdenziale del 25%. Oltretutto, grazie alla deducibilità fiscale dei contributi versati nel fondo pensione dal reddito dichiarato ai fini IRPEF, otterrà un vantaggio fiscale di circa 456€ annui.

Rimandando l’adesione di dieci anni, a parità di importi versati al fondo pensione (100€ mensili + TFR maturando), lo stesso lavoratore potrebbe colmare il suo gap previdenziale del 17%, ottenendo una pensione integrativa pari a 572€ netti mensili.

 

Dalle proiezioni appare evidente l’importante ruolo giocato dal tempo nella costruzione di una pensione integrativa adeguata. Ovviamente l’efficienza del fondo pensione, soprattutto dal punto di vista dei costi applicati, rappresenta un fattore altrettanto importante.

Giorgia Pacione Di Bello
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