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Patrimonio: l’assicurazione è l’unica forma di protezione?

Patrimonio: l’assicurazione è l’unica forma di protezione?

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Andrea Vasapolli
Andrea Vasapolli

29 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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La protezione del patrimonio dai rischi di aggressione di terzi è uno degli aspetti che non va assolutamente trascurato in ottica di pianificazione patrimoniale. Un modo potrebbe essere quello di “allontanare da sé” il patrimonio

Molto spesso la pianificazione patrimoniale viene realizzata preoccupandosi soltanto di rendere efficiente il passaggio generazionale, in particolare dal punto di vista fiscale, trascurando invece altri aspetti che sono altrettanto importanti. Uno di questi è certamente la protezione del patrimonio dai rischi di aggressione dello stesso (la cosiddetta asset protection).

I profili di responsabilità civile, e quindi di aggressione patrimoniale, al quale sono esposti amministratori, manager, imprenditori e professionisti sono infatti molteplici e in continua crescita. Si va dal rischio di essere chiamati a risarcire un danno conseguente a un errore professionale a quelli ai quali si è esposti in caso di procedura concorsuale; e poi, dai rischi che conseguono alla violazione di norme di legge (sovente anche solo per mera colpa) a quelli di rivalsa da parte della società o ente per cui si lavora, e così via. L’elenco è purtroppo lungo.

Taluni, ma non tutti, di tali rischi possono essere coperti con apposite polizze assicurative, che non sempre tuttavia si rivelano adeguate o sufficienti. Non solo, poiché non sono assicurazioni obbligatorie, spesso vi sono casi in cui le compagnie di assicurazione si rifiutano di stipulare o rinnovare il contratto, ovvero richiedono premi esorbitanti.

Gli incidenti possono capitare, non è possibile evitare completamente il rischio che accadano, di qui l’esigenza, di solito non abbastanza evidenziata in sede consulenziale, di adottare quegli strumenti che l’ordinamento mette a disposizione per salvaguardare almeno una parte del patrimonio.

Il principio fondamentale che legittima l’aggressione del patrimonio personale è dettato dall’art. 2740 c.c., il quale dispone che “[i]l debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri”.

Da tale previsione normativa si comprende che un modo efficace per proteggere, in parte o per intero, il proprio patrimonio è quello di “allontanarlo da sé”.

Un altro aspetto di particolare rilievo di tale norma è quello che prevede che oggetto di aggressione patrimoniale (per il soddisfacimento dei debiti), siano anche i beni futuri. Non solo, ovviamente, la nuova ricchezza che genererà il debitore con la sua attività lavorativa, ma anche i beni che gli perverranno in via ereditaria. Da qui l’esigenza di approntare specifici interventi sul futuro asse ereditario (in accordo con i genitori o i futuri danti causa), tenendo conto ovviamente delle possibilità riconosciute ai creditori di sostituirsi al debitore nella rivendicazione dei suoi diritti.

Il nostro ordinamento offre diversi strumenti che consentono legittimamente di “allontanare da sè” il patrimonio, attuale e futuro. In taluni casi, come ad esempio nella maggior parte delle ipotesi di donazione, tale “allontanamento” del patrimonio comporta una totale perdita dello stesso in capo al disponente. In altri casi invece, ad esempio con il trust o altri strumenti, permane in capo al disponente la possibilità di poter beneficiare di tale patrimonio, con modalità differenti a seconda dello strumento adottato.

Non esistono soluzioni standard valide per tutti. I vari strumenti vanno scelti di caso in caso, anche in combinazione tra di loro, tenendo conto delle specifiche esigenze del cliente, del suo nucleo familiare, delle sue aspettative di vita, adattandoli al caso specifico.

Ciò che caratterizza il ricorso a qualunque di tali strumenti è che l’adozione degli stessi è efficace solo se posta in essere “in tempi non sospetti”, il che nella maggioranza dei casi vuol dire prima che si sia realizzato l’evento del quale si è responsabili e dal quale discende la responsabilità civile. In altre parole, bisogna pensare a proteggere almeno una parte del proprio patrimonio quando va tutto bene, prima che si manifestino problemi. La logica deve essere la stessa con la quale si sottoscrive una polizza sanitaria. Lo si fa quando si è sani, non si aspetta di essersi ammalati, perché a quel punto il rischio non può più essere coperto.

Alla sottoscrizione di polizze per la copertura dei rischi da responsabilità civile, che è sempre altamente consigliata, vanno quindi affiancati altri interventi volti a salvaguardare almeno una parte del patrimonio a fronte degli imprevedibili eventi della vita. E non è mai troppo presto per farlo.

Andrea Vasapolli
Andrea Vasapolli
Managing partner di Vasapolli & Associati, è specializzato in tutte le aree del diritto tributario e in particolare in tema di trust, pianificazioni patrimoniali e passaggio generazionale. È componente di diverse commissioni di studio in materia tributaria, autore di numerosi libri e di oltre 400 articoli pubblicati sulle principali riviste di diritto tributario, professionista accreditato dell’Associazione “Il trust in Italia” e full member della Step (Society of trust and estate practitioner).
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

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