Previdenza complementare. I fondi pensione: profili teorici e fiscali

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Nicola Dimitri
26.10.2021
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Ricorrere alla previdenza complementare, secondo pilastro del sistema pensionistico, permette di integrare la previdenza di base obbligatoria, e di assicurarsi, per il futuro, un livello adeguato di tutela pensionistica; che va ad aggiungersi alla tutela del sistema pubblico di base

Aderire ad un fondo pensione permette, non soltanto, di avere diritto ad una prestazione pensionistica complementare ma anche di beneficiare di diverse agevolazioni fiscali

A certe condizioni, il soggetto iscritto ad un fondo pensione potrà chiedere l’anticipazione della prestazione per far fronte a spese urgenti o per ottenere le risorse da destinare all’acquisto della prima casa

I fondi pensione rappresentano il cd. secondo pilastro del sistema previdenziale e, secondo Covip (la Commissione di vigilanza sui fondi pensione), le posizioni attualmente in essere presso le forme pensionistiche complementari sono 9,480 milioni.
La previdenza complementare è una tipologia di previdenza che va ad aggiungersi, senza sostituirsi, a quella obbligatoria e, chi aderisce ad un fondo pensione, risponde alla personale esigenza di garantirsi una prestazione pensionistica ulteriore rispetto a quella offerta dal sistema pubblico. Questo significa che, in linea generale, al momento del pensionamento, all'iscritto al fondo pensione sarà liquidata una pensione aggiuntiva alla rendita costituita dai contributi versati.
Tutti i soggetti hanno la possibilità, su base volontaria, di costruirsi - aderendo ad un fondo pensione - una rendita pensionistica complementare: ciò è vero, ad esempio, per i dipendenti pubblici e privati, per i lavoratori autonomi, i liberi professionisti, i soci di cooperative e per tutti coloro che non svolgono un'attività lavorativa.
Come si legge dalle indicazioni riportate dall'Inps, gli elementi principali che caratterizzano la previdenza complementare consistono nel fatto che questa è gestita da soggetti di diritto privato; è volontaria; è a capitalizzazione individuale, dunque al momento del pensionamento i versamenti effettuati vengono restituiti in forma di prestazione pensionistica aggiuntiva unitamente ai rendimenti maturati con gli investimenti; è a contribuzione definita, vale a dire che la prestazione finale che verrà percepita dipenderà dalle somme versate e da quanto ha reso l'investimento delle stesse.

Esistono almeno tre diverse tipologie di forme pensionistiche complementari. Si tratta dei fondi pensione negoziali, cd. fondi chiusi, rivolti solo a specifiche tipologie di lavoratori; i fondi cd. aperti, rivolti a tutte le tipologie di lavoratori dipendenti o autonomi; i cd. piani pensionistici individuali (Ppi), ovverosia contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziali.

Brevemente delineate le finalità e descritti gli aspetti teorici del fondo pensione, occorre soffermarsi sui profili fiscali.

A tal proposito, occorre sin da subito precisare che i fondi pensione prevedono vantaggi tributari specifici nell'arco di tutte le fasi del rapporto previdenziale. A mente dell'art. 17 Dlgs. 252/2005, rubricato regime tributario delle forme pensionistiche complementari, si specifica che i fondi pensione sono soggetti ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura del 20%, che si applica sul risultato netto maturato in ciascun periodo d'imposta.

Come si evince dalle linee guida dell'Inps, nella prima fase del rapporto previdenziale, coincidente con il momento della contribuzione, i contributi che il soggetto si accinge a versare nel fondo pensione sono deducibili dal reddito; nella seconda fase, i rendimenti maturati di anno in anno, godono di un'imposta sostitutiva con aliquota più bassa rispetto alle altre forme di risparmio; infine, nell'ultima fase, le prestazioni erogate sono soggette a un'imposizione fiscale con un'aliquota che si riduce al crescere degli anni di partecipazione al fondo pensione (limitatamente a quelle erogate ai lavoratori del settore privato).

I contributi versati alle forme di previdenza complementare, potranno essere dedotti dall'Irpef fino a un importo, non superiore, a 5.164,57 euro
I soggetti che decidono di aderire alle forme pensionistiche complementari, a certe condizioni, avranno la possibilità di beneficiare di un'anticipazione della prestazione.

Più nel dettaglio, si potrà richiedere e ottenere l'anticipazione in qualunque momento, fino al 75%, in caso di spese sanitarie necessarie per far fronte a circostanze gravi concernenti la salute dell'iscritto al fondo, del coniuge, dei figli.

Sarà possibile, inoltre, compiuti almeno otto anni di iscrizione al fondo, richiedere il 75% per l'acquisto della prima casa (per sé o per i figli) o per interventi necessari sull'abitazione corrente.

Oltre all'opzione relativa all'anticipazione, l'iscritto potrà far valere il riscatto della posizione maturata. Detta facoltà potrà essere esercitata per un importo fino al 50% della posizione in caso di cessazione del rapporto di lavoro da cui discenda inoccupazione protratta da 12 a 48 mesi.

Potrà essere richiesta per l'intero ammontare in caso di cessazione del rapporto di lavoro che comporti l'inoccupazione protratta per oltre 48 mesi, a causa di inabilità permanente che comporti una riduzione della capacità lavorativa al di sotto di 1/3. Potrà essere, altresì, richiesta per l'intero ammontare in caso di decesso dell'aderente avvenuto prima della maturazione del diritto di accesso alla prestazione.

Con riferimento all'ipotesi di morte dell'iscritto, è bene osservare che il riscatto dovrà essere - a pena di restare la posizione incardinata al fondo pensione - esercitato dal coniuge, dai figli o, se trattasi di soggetto a carico, dai genitori.


Gli articoli pubblicati sono stati realizzati da giornalisti e contributors di We Wealth e vengono forniti a Poste Premium a scopo informativo.


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