I replicanti che mettono le cripto in portafoglio

Laura Magna
Laura Magna
3.8.2022
Tempo
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: 3'
Si comprano in banca e sono completamente compliant sul fronte della tassazione. Ma espongono l’investitore al rischio emittente e non contemplano l’esenzione sulle plusvalenze inferiori all’equivalente di 51mila euro. Ecco – spiegato da Luca Mainò (Consultique, Asso Scg) come funzionano e quanto hanno reso i replicanti di bitcoin ed eth

Sul mercato italiano non sono quotati strumenti che replicano l’andamento di crypto-asset, per cui l’investitore che vuole rivolgersi ai canali finanziari tradizionali per fare il suo ingresso in questo singolare investimento alternativo, deve utilizzare strumenti quotati in altri mercati (principalmente in Germania oppure in Svizzera). Considerando gli strumenti che replicano l’andamento delle due principali crypto-valute, ovvero bitcoin ed etherum, ce ne sono una ventina disponibili, emessi da alcuni player tradizionali del mercato degli Etp ma anche da nuovi soggetti specializzati nel mercato crypto.

Le cripto scelgono gli Etn, Ucits compliant

“Gli strumenti che investono in cryptoasset non sono Etf, ma Etn, per essere compliant rispetto alla regolamentazione Ucits - precisa Luca Mainò, Founder & Managing Partner di Consultique SCF e Vice Presidente di AssoSCF - La differenza è rilevante, poiché gli Etn sono titoli di debito e, al netto della collateralizzazione, espongono l’investitore al rischio emittente”. E non sorprendentemente il rendimento ytd ricalca quello di bitcoin ed eth, come la tabella in pagina mostra con chiarezza.

Perché un investitore dovrebbe utilizzare un Etn anziché acquistare direttamente il sottostante? “Innanzitutto, gli Etn sono raggiungibili tramite il canale bancario tradizionale, anche se alcune banche non consentono l’acquisto – dice Mainò - e quindi non si devono utilizzare Exchange. In secondo luogo, si evita qualsiasi problema relativo alla tassazione: le plusvalenze di crypto-valute fisiche vanno dichiarate, quelle realizzate con gli Etn seguono canali diversi; o di monitoraggio fiscale perché le crypto-valute detenute su Exchange esteri vanno dichiarate nel quadro RW”.

Trattamento fiscale differenziato

Con l’investimento diretto in cryptovalute di contro, allo stato attuale, “si può beneficiare del trattamento fiscale di favore per le valute – ricorda Mainò – ovvero dell’esenzione per le plusvalenze a condizione che il saldo, valutato al cambio di inizio periodo, non superi i 51.645,69 euro per sette giorni lavorativi consecutivi”.

Negli ultimi mesi sono stati emessi numerosi Etn legati alle crypto, poiché molti investitori e molti consulenti si sono avvicinati con interesse a questo mondo. “Fino a quanto la regolamentazione europea attualmente allo studio (MICA, Market in Crypto Asset Regulation) non chiarirà le condizioni che gli operatori dovranno rispettare per consigliare o collocare i crypto-asset, è molto probabile che l’investimento tramite Etn continui ad essere il canale preferito nel mondo della consulenza e dell’asset-management”, afferma Mainò. E questo al netto del fatto che gli ultimi mesi siano stati molto complessi per il mercato, colpito dal calo delle quotazioni delle principali valute, “principalmente per la caduta di alcune stable-coin e per vari scandali in ambito di riciclaggio che hanno coinvolto alcuni player importanti. Le prospettive future dipendono molto dalla resilienza del mondo crypto e dalla capacità di riacquistare la fiducia degli investitori – non tanto quelli storici che sono abituati ai cicli di questo segmento, ma di quelli coinvolti più di recente”, conclude l’analista.


Gli articoli pubblicati sono stati realizzati da giornalisti e contributors di We Wealth e vengono forniti a Poste Premium a scopo informativo.


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