Il settore delle biotecnologie sta vivendo una fase di rinnovato vigore, ponendo le basi per performance potenzialmente record che non si registravano dai tempi della pandemia. Questo è quanto emerge dall’analisi di Janus Henderson Investors. Andy Acker, gestore di portafoglio delle strategie Healthcare e Biotech e Daniel Lyons, portfolio manager dei team Health Care e Biotech, illustrano i driver di crescita del settore.
L’opportunità deriva da una combinazione di maggiore chiarezza normativa, un rinnovato fervore nel campo delle fusioni e acquisizioni (M&A) e una rigorosa disciplina di mercato che premia la concretezza clinica.
L’inversione di tendenza delle biotecnologie nel 2025
L’indice S&P Biotechnology Select Industry, benchmark che include titoli biotecnologici a piccola, media e grande capitalizzazione, evidenzia la portata di questa ripresa. Dopo aver perso oltre il 20% all’inizio di aprile, l’indice ha registrato un’inversione spettacolare, segnando un rialzo del 25% nell’anno fino a ottobre.
Diversi fattori chiave spiegano questa svolta nel settore delle biotecnologie:
- Chiarezza politica e normativa: gli investitori hanno ottenuto maggiore visibilità sulle politiche dei prezzi dei farmaci negli Stati Uniti. Ad agosto, un accordo storico tra Pfizer e la Casa Bianca ha stabilito un piano di investimenti da 70 miliardi di dollari negli Stati Uniti, abbinato alla vendita di alcuni farmaci a prezzi scontati per i consumatori.
- Tassi in diminuzione: l’allentamento della politica monetaria da parte della Federal Reserve riducono il costo del capitale, elemento vitale per la ricerca biotech.
- Innovazione Normativa: La Food and Drug Administration (FDA) ha introdotto percorsi accelerati di approvazione per farmaci innovativi.
Cresce il bisogno di M&A
L’imminente scadenza dei brevetti su farmaci chiave comporterà una perdita stimata di 300 miliardi di dollari, costringendo le “Big Pharma” a rifornire immediatamente le proprie linee di prodotti. Per far fronte a questa sfida, le grandi aziende stanno sfruttando la loro enorme liquidità, stimata in 1.200 miliardi di dollari di capacità di bilancio, per finanziare una nuova ondata di fusioni e acquisizioni.
Le società a piccola e media capitalizzazione costituiscono il 57% dei bersagli delle acquisizioni, specialmente le aziende che sviluppano farmaci per opportunità di mercato ampie e in crescita, come l’obesità, l’oncologia e la steatosi epatica. Il motivo risiede nel fatto che sono proprio queste realtà più agili a trainare gran parte dell’innovazione farmaceutica.
I dati confermano il ritorno di fiamma: il volume delle operazioni di M&A è quasi raddoppiato, passando da 17 miliardi di dollari nel secondo trimestre a 31 miliardi di dollari nel terzo trimestre del 2025.
L’innovazione trainata dagli investimenti
Gli investimenti sono la linfa vitale del settore delle biotecnologie. Nel contesto di tassi d’interesse elevati che ha preceduto gli attuali allentamenti monetari, le offerte pubbliche iniziali del settore biotecnologico sono diminuite di molto. Ma i finanziamenti provenienti da altre fonti (come le offerte di azioni future e il capitale di rischio) di recente hanno iniziato a crescere, raggiungendo i 102 miliardi di dollari nel 2024, rispetto ai 71 miliardi dell’anno precedente.
Oggi, una moltitudine di terapie innovative sta attirando l’interesse degli investitori, per citarne alcuni: il meccanismo d’azione per la schizofrenia, i trattamenti per la MASH (malattia del fegato grasso) e la sindrome di Prader-Willi, nuovi farmaci per la cardiomiopatia causata da amiloidosi da TTR e il primo trattamento approvato per la malattia polmonare, le bronchiectasie.
Sebbene storicamente solo il 20% circa delle società nell’indice S&P Biotech sia risultato redditizio tra il 2017 e il 2024, le prospettive indicano una svolta strutturale: grazie all’avanzamento delle attuali ricerche, questa percentuale potrebbe quasi raddoppiare, raggiungendo il 38% entro il 2027. Questo incremento della redditività, in un comparto tradizionalmente volatile e povero di utili, è destinato ad attrarre una base più ampia di investitori.
Tuttavia, l’attuale disciplina di mercato, orientata al “risk-off”, impone una rigorosa selezione, portando gli investitori a privilegiare nettamente i cosiddetti “asset de-risked”. Si tratta di aziende biotecnologiche che offrono prove cliniche solide e catalizzatori imminenti, come l’approvazione normativa, garantendo un percorso di sviluppo più sicuro.
La recente volatilità del mercato ha confermato questa tendenza: mentre le aziende con farmaci in Fase 3 hanno dimostrato resilienza, rimbalzando rapidamente nel valore dopo le incertezze di inizio 2025, le società in fase preclinica, percepite come molto più rischiose, hanno vissuto una dinamica decisamente meno favorevole.
In conclusione
A lungo termine, la rigorosa disciplina di mercato attuale potrebbe generare vantaggi strutturali, consegnandoci un settore biotecnologico più snello e competitivo rispetto al picco del 2021. Questo processo di selezione è evidente nei numeri: mentre il numero di biotecnologie quotate in borsa è diminuito di oltre il 20%, la qualità delle aziende sopravvissute è nettamente superiore. Si stima infatti che oltre l’80% delle attuali società pubbliche possa vantare dati clinici “molto buoni”, contro appena il 47% registrato nel 2022.
In altre parole, il settore sta alzando drasticamente l’asticella per restare sul mercato, ma per le aziende che riescono a superarla, le opportunità di creazione di valore potrebbero essere oggi migliori che mai.

