Ritorno a scuola: quando il costo pesa sul futuro

Bambino con la mano che tiene una matita di legno, disegna su un foglio.

Per molte famiglie il ritorno a scuola significa affrontare spese difficili da sostenere. Ma la mancanza di strumenti può incidere anche sul percorso educativo e sul futuro di bambini e ragazzi

Per molti, il mese di settembre è quello dei buoni propositi. La fine dell’estate coincide con l’inizio di un nuovo e intenso periodo – per chi lavora e per chi studia – e soprattutto con il ritorno a scuola.

Un inizio che, purtroppo, non è uguale per tutti. La scuola, così come le attività estive, comporta costi importanti che non sempre le famiglie sono in grado di sostenere. Una difficoltà che può generare frustrazione, preoccupazione e disagio, legati anche all’impossibilità di garantire ai propri figli gli strumenti necessari per l’apprendimento. Una necessità apparentemente banale, ma non sempre scontata.

Quanto costa tornare a scuola?

La dispersione scolastica è un fenomeno che comprende diverse forme di difficoltà nel percorso di istruzione, dalla mancata o irregolare partecipazione scolastica fino al mancato raggiungimento delle competenze attese al termine del percorso formativo. Si distingue, in particolare, tra dispersione esplicita, legata all’abbandono precoce degli studi, e dispersione implicita, che riguarda invece gli studenti che completano il percorso scolastico senza acquisire le competenze fondamentali previste.

I dati ISTAT relativi al 2025 (ISTAT – Elet, Early Leavers from Education and Training 2025) confermano un miglioramento, con una percentuale che si attesta all’8,2%, al di sotto dell’obiettivo europeo al 2030, e che per quest’anno potrebbe raggiungere il 7,3% (fonte INVALSI 2026). A livello regionale emerge una netta disparità tra Nord e Sud (6,9% vs. 10,1%), con Sicilia e Sardegna che registrano i tassi più alti, rispettivamente al 13,7% e 13,6%. Numeri che mostrano come, nonostante il lieve miglioramento, restino ancora forti differenze territoriali e criticità da affrontare.

Astucci, quaderni, libri, penne, ma anche grembiuli, evidenziatori e cartelline. Spuntare tutti questi elementi dalla lista della spesa familiare non è sempre possibile. Secondo un report di Federconsumatori, per l’anno scolastico 2026/27 sono stati spesi in media 673 euro per il kit di ciascun alunno. Per quanto riguarda i libri di testo, invece, la spesa ammonta a circa 545 euro, con un incremento del 1,6% rispetto al 2025. Un totale che si attesta quindi attorno ai 1.200 euro per ragazzo, da moltiplicare nel caso di famiglie con più figli. Una spesa che può diventare difficilmente sostenibile per molte famiglie, generando frustrazione e disagio per i bambini, ma ancor prima per i genitori, costretti a compiere scelte difficili di fronte all’incapacità di dare ai propri figli ciò di cui hanno bisogno.

Povertà educativa e dispersione scolastica

Subito dopo la famiglia, l’ambiente scolastico rappresenta un altro luogo di incontro, interazione e confronto per bambini e ragazzi. Per questa ragione, dovrebbe essere anche un luogo di uguaglianza e crescita. Ma la mancanza di strumenti come un quaderno, uno zaino o un astuccio può assumere un significato che va oltre la semplice necessità materiale, incidendo sul senso di appartenenza al gruppo. Senza dimenticare che un’attrezzatura scolastica adeguata facilita l’apprendimento dei bambini.

Situazioni di questo tipo possono generare un disagio non solo materiale, ma anche psicologico, che in alcuni casi può tradursi in esclusione, isolamento o, nelle situazioni più gravi, anche in episodi di bullismo. Un meccanismo che va ad alimentare un’insicurezza crescente verso sé stessi e verso l’ambiente scolastico, con possibili ripercussioni anche sul percorso formativo e sul futuro dei ragazzi. Cambiare il presente è quindi importante per costruire il futuro.

Un aiuto che va oltre il kit scolastico

La lotta alla povertà educativa, che si lega inevitabilmente a quella materiale e alla dispersione scolastica, è una delle nostre missioni primarie. Affianchiamo famiglie e minori in difficoltà durante tutto il loro percorso, compreso il ritorno a scuola, per garantire il diritto allo studio, a prescindere dalla situazione economica e familiare di partenza.

In questo periodo dell’anno, questo impegno si traduce anche nella distribuzione di 500 kit scolastici completi nelle sei città italiane in cui siamo presenti: Milano, Genova, Perugia, Napoli, Catanzaro e Palermo. Come ha sottolineato Isabella Catapano, Direttrice Generale di Fondazione l’Albero della Vita, “i kit scolastici nascono per abbattere lo stigma della povertà e fare un primo passo nella lotta alla dispersione, ma la vera sfida si vince ogni giorno. Per questo siamo presenti accanto ai minori e alle loro famiglie durante tutto l’anno, affinché l’istruzione sia, e rimanga sempre, la più potente leva di riscatto e crescita personale.”

L’intervento della Fondazione, quindi, non si esaurisce con il rientro a scuola, ma prosegue durante tutto l’anno attraverso attività di supporto allo studio, laboratori per lo sviluppo delle competenze, iniziative STEM, attività culturali e sportive e percorsi educativi. Nel 2025, in Italia, gli operatori e gli educatori della Fondazione hanno supportato 8.312 persone, coinvolgendo oltre 4.100 minori nelle attività sul campo.

La situazione assume caratteristiche diverse a seconda dei territori e delle città, dove il tasso di dispersione scolastica può variare significativamente e il divario si acuisce nel confronto tra centro e periferia.

Una storia concreta

(Il nome e alcuni dettagli della storia sono stati modificati per tutelare la privacy del minore.)

Marco ha 11 anni, ha appena finito la prima media e vive a Milano, nel quartiere di Baggio. I suoi voti in matematica e geometria erano tra i più bassi della classe. A genitori, insegnanti e compagni ripeteva che quelle materie non gli piacevano e che non facevano per lui. In realtà, il problema era un altro: non aveva il materiale necessario per seguire le lezioni, come compasso, squadrette, album da disegno tecnico e mine.

Consapevole delle difficoltà economiche della famiglia, Marco non voleva chiedere ai genitori una spesa in più. Così aveva trasformato quella mancanza in un presunto disinteresse, convincendo gli altri, ma soprattutto sé stesso, di non essere portato per quelle materie. Grazie al sostegno ricevuto dagli educatori, ha potuto avere gli strumenti necessari e affrontare la scuola con maggiore serenità.

Scopri come donare un kit scolastico e sostenere il percorso di un bambino

Per ricevere maggiori informazioni sui progetti della Fondazione e sulle modalità di sostegno scrivi ad Alberto Abbà – Responsabile Grandi Donazioni e Lasciti

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