La resilienza dell’economia degli Stati Uniti nonostante il volatile scenario attuale è notevole, al punto che tra gli economisti si discute che la crescita economica degli Stati Uniti possa accelerare fino al 5% quest’anno. Una cifra che non vediamo su base sostenuta dagli anni ’60 e ’70. Negli ultimi vent’anni, la crescita del PIL statunitense è stata generalmente inferiore alla metà di tale importo, con una media di circa il 2,1%. Con Jared Franz, economista di Capital Group, analizziamo la possibilità che questa crescita sorprendente abbia dei presupposti solidi.
Le leve politiche e monetarie dell’anno elettorale
Le dinamiche politiche giocheranno un ruolo considerevole, tenuto conto che il 2026 coincide con le elezioni di metà mandato. “Il Presidente Trump ha manifestato l’intenzione di mantenere l’economia in una fase di forte espansione in vista della scadenza elettorale di novembre” spiega Franz “prevedendo manovre atte a stimolare la crescita dei salari e a potenziare il mercato del lavoro. Questo scenario presuppone una strategia coordinata che includa una riduzione del carico fiscale e una pressione per ottenere una politica monetaria più accomodante da parte della banca centrale”.
La centralità dei consumi e il ribilanciamento dei costi
Il pilastro fondamentale rimane la spesa per consumi, che rappresenta circa i due terzi dell’attività economica nazionale. “Per centrare l’obiettivo del 5% è necessario che la crescita salariale si porti verso il 5% e che la creazione di posti di lavoro si stabilizzi nell’ordine dei 200.000 mensili” osserva Franz, specificando come sia altrettanto vitale una flessione dei costi vivi come affitti e prezzi energetici. Parallelamente, una revisione delle tariffe doganali verso il 10% favorirebbe la domanda aggregata, alleviando le pressioni inflattive residue.
Verso un regime di tassi accomodanti
Il sostegno alla crescita non può prescindere da un intervento incisivo sulla curva dei tassi d’interesse. “Sarebbe necessaria una riduzione dei tassi a breve termine superiore a quanto attualmente scontato dai mercati, portando il federal funds rate sotto la soglia del 3%”, spiega Franz “con l’obiettivo di trascinare i rendimenti dei Treasury a 10 anni verso medesimi livelli”. Tale movimento favorirebbe una discesa dei mutui ipotecari al 4%, innescando un’ondata di rifinanziamenti essenziale per la ripresa del settore degli immobili commerciali.
Stimoli fiscali e liquidità nelle mani dei consumatori
L’impalcatura degli stimoli governativi, tra cui i tagli fiscali del One Big Beautiful Bill Act e i sussidi per il reshoring industriale, fornisce già una base solida per il sostegno alla domanda. “Si stima che i rimborsi fiscali più elevati possano immettere circa 100 miliardi di dollari di liquidità aggiuntiva nel sistema durante la stagione estiva” osserva Franz “portando il rimborso medio per famiglia a circa 4.000 dollari”. Storicamente, il consumatore statunitense ha dimostrato una propensione marginale al consumo molto elevata, fattore che amplifica l’efficacia di tali trasferimenti monetari.
L’impatto dell’intelligenza artificiale sulla produttività
Un ulteriore driver di accelerazione è rappresentato dal settore industriale, che dopo tre anni di stagnazione sembra pronto per un rimbalzo ciclico. L’adozione su larga scala dell’intelligenza artificiale sta ridefinendo i paradigmi della produttività aziendale, trasformando radicalmente l’efficienza dei lavoratori esperti, il che giustifica una revisione al rialzo delle stime di produttività fino al 3% o 4%.
Una stima prudenziale tra opportunità e rischi
“Cosa deve succedere dunque per tornare ai giorni della crescita al 5%? Molto” afferma Franz, “ma, in base alla mia analisi, rientra nell’ambito delle possibilità. E non siamo poi così lontani, dato che l’ultimo dato sul PIL del terzo trimestre 2025 è stato del 4,4% annualizzato”.
Tuttavia, nonostante le potenzialità per una performance eccezionale, è necessario ponderare l’ottimismo con i rischi derivanti da possibili shock geopolitici o turbolenze dei mercati. “Una previsione “priced for perfection” non lascerebbe spazio a imprevisti nelle catene di approvvigionamento o tensioni sociali” spiega Franz “motivo per cui una stima di crescita del PIL al 2,8% per il 2026 appare più equilibrata”. Tale valore rimane comunque superiore al consensus, giustificato dalla forza combinata del ciclo elettorale e della rivoluzione tecnologica in atto.

