Dopo anni in cui ottenere un rendimento obbligazionario degno di nota sembrava un’impresa riservata agli investitori più propensi al rischio, oggi il mercato offre occasioni che molti investitori attendevano da tempo. Le obbligazioni corporate a breve scadenza – soprattutto quelle Investment Grade – stanno restituendo agli investitori l’opportunità di ottenere ritorni interessanti senza dover compromettere eccessivamente il profilo di rischio. La combinazione tra solidità dei bilanci societari, contesto macroeconomico stabile e avvio di politiche monetarie più accomodanti riporta al centro l’interesse per i portafogli obbligazionari a scadenza fissa. Ne parliamo con gli esperti di Janus Henderson Investors.
Un contesto favorevole per bloccare i rendimenti
Negli ultimi mesi, il mercato obbligazionario ha cominciato a parlare una lingua diversa. Le opportunità di rendimento, soprattutto nel segmento Investment Grade a breve termine, sono tornate a livelli che non si vedevano da oltre un decennio. “Dopo anni di tassi a zero, oggi si può ottenere oltre il 3,5% di rendimento anche con scadenze da uno a tre anni e con un profilo di rischio contenuto – spiega James Briggs, Portfolio Manager di Janus Henderson Investors –. Se guardiamo ai dati degli ultimi quindici anni, ci troviamo in una condizione storicamente rara: in più dell’80% dei casi, i rendimenti sono stati inferiori rispetto a quelli attuali“.
Questa osservazione è confermata anche dai numeri dell’indice ICE BofA Global Corporate 1-3 anni, che al 31 maggio 2025 mostra un rendimento “yield-to-worst” tra i più elevati del periodo post-crisi 2008. Per chi opera in ottica buy-and-hold, il messaggio è chiaro: bloccare oggi questi rendimenti potrebbe rivelarsi una scelta vincente, soprattutto se i tassi continueranno a scendere.
Bilanci solidi e generazione di cassa resiliente
A sostenere il valore delle obbligazioni corporate non sono solo le condizioni di mercato, ma anche la salute strutturale delle aziende emittenti. “Dopo il COVID-19, molte imprese hanno concentrato le proprie energie sul rafforzamento patrimoniale – sottolinea Carl Jones, CFA Associate Portfolio Manager – rendendole meno vulnerabili agli shock e più disciplinate sul lato del debito“. La maggior parte delle aziende Investment Grade ha infatti evitato operazioni di M&A ad alto indebitamento e ha mantenuto sotto controllo i costi di rifinanziamento, anche in un periodo di tassi più alti.
I dati sugli utili del primo trimestre 2025 confermano questa resilienza: l’S&P500 ha registrato un +13,7% su base annua, mentre in Europa lo Stoxx 600 ha segnato un +2,3%. “Questi numeri dimostrano come le imprese stiano affrontando con efficacia anche il rialzo dei costi e le tensioni commerciali – osserva Brad Smith, Portfolio Manager – e il flusso cedolare delle obbligazioni rispecchia questa forza sottostante“.
Politiche fiscali e stimolo economico come supporto al credito
Oltre ai bilanci aziendali, anche i governi stanno fornendo un supporto diretto all’economia e, indirettamente, al merito di credito delle obbligazioni. Negli Stati Uniti, il “One Big Beautiful Bill Act” approvato dal Congresso prevede un’espansione del deficit federale di 1,9 trilioni di dollari tra il 2025 e il 2029. Secondo le stime del CBO, questo impulso fiscale potrebbe spingere il PIL USA dello 0,9% già nel 2026.
In Europa, è la Germania a guidare la svolta espansiva, con un fondo infrastrutturale che, secondo la Commissione europea, potrebbe far crescere il PIL tedesco dell’1,25% entro il 2029 e del 2,5% entro il 2035, contribuendo anche alla crescita dell’intera area euro. “Questi interventi – spiega Briggs – rafforzano il contesto macro e riducono il rischio di default nei portafogli di credito ben costruiti. È un altro elemento che rende attraente l’esposizione obbligazionaria in questa fase”.
La duration ideale: breve ma efficace
In termini di strategia, i tre anni rappresentano una soglia particolarmente interessante. “Storicamente – conferma Jones – il tasso di default cumulato per le obbligazioni Investment Grade con duration fino a tre anni è molto basso. Questo rende tale orizzonte temporale il punto ottimale per accedere a rendimenti robusti con un’esposizione limitata al rischio di insolvenza“.
Una visione supportata anche dai dati Moody’s aggiornati a dicembre 2023, che mostrano default minimi su questo segmento. Il vantaggio è duplice: beneficiare dell’attuale contesto di mercato favorevole e, al contempo, minimizzare l’esposizione agli eventi avversi tipici dei cicli più lunghi.
Aggiungere selettivamente l’High Yield
Per i gestori più proattivi, è possibile anche incrementare il rendimento medio inserendo in modo selettivo obbligazioni High Yield a breve termine, soprattutto nel segmento BB–B. “A fine maggio – spiega Smith – questo sottoinsieme offriva un rendimento medio del 5,7%. Inserirlo in modo controllato in portafoglio può generare extra-rendimento, purché sia accompagnato da una rigorosa analisi emittente per limitare il rischio di default“.
Questa strategia consente di amplificare il ritorno, mantenendo la coerenza con l’approccio prudente e strutturato che caratterizza i portafogli a scadenza fissa.
Il taglio dei tassi è già in atto
A rendere ancora più interessante il momento attuale è la direzione intrapresa dalle banche centrali. Dopo la pausa della Federal Reserve, il mercato ha già prezzato ulteriori tagli nei prossimi mesi. La stessa BCE ha avviato il primo ciclo di allentamento monetario, e la Bank of England si prepara a fare altrettanto. “In un contesto simile – osserva Briggs – gli attuali rendimenti potrebbero non essere disponibili ancora a lungo. È il momento giusto per fissarli”.
Questa dinamica premia gli investitori che si muovono ora, rispetto a chi attenderà un contesto di tassi già calati e, quindi, rendimenti comprimibili.
Fondi a scadenza fissa: diversificazione ed efficienza
Un’alternativa strutturata all’acquisto diretto di obbligazioni è rappresentata dai fondi obbligazionari a scadenza fissa. “Questi strumenti – spiega Jones – replicano la struttura di una singola obbligazione, offrendo cedole regolari e una scadenza nota, ma con il vantaggio aggiuntivo della diversificazione e della gestione professionale“. Il team di Janus Henderson, ad esempio, effettua una selezione accurata del credito, monitora l’evoluzione macroeconomica e interviene in caso di variazioni significative del rischio.
“La costruzione attiva del portafoglio – conclude Smith – consente di evitare emittenti problematici, aggiungere opportunità quando si presentano e ottimizzare il rendimento complessivo . È un approccio che permette di navigare con maggiore tranquillità anche in un ciclo in trasformazione”.

