Da una calma piatta, se non addirittura con alcune ondate di ottimismo e forza nei mercati, a tariffe, guerre commerciali e un’ulteriore escalation delle guerre calde sta attraversando l’economia globale, spingendo il mercato nell’incertezza.
Dopo l’annuncia di dazi su tutto il mondo, Wall Street ha visto un rapido crollo, crollo in gran parte recuperato dopo che Trump ha aperto i primi negoziati con Regno Unito, India e Cina. Tuttavia, considerando che il 9 luglio i dazi dovrebbero finalmente vedere la luce, è lecito aspettarsi ancora molto rumore di fondo sui mercati azionari. Inoltre, va ricordato che l’incertezza non preoccupa solo il mercato e gli investitori, ma anche le aziende che preferiscono avere chiarezza sulla direzione del commercio globale, prima di decidere come comportarsi.
I dazi fanno paura, ma non sono una novità
Quando, durante il liberation day, Donald Trump ha annunciato tariffe reciproche per ogni Paese del mondo, dalle economie forti a quelle ancora in via di sviluppo, il mercato ha iniziato ad agitarsi. Eppure, secondo gli esperti di Capital Group, “man mano che il nuovo scenario commerciale verrà messo a fuoco, anche i mercati si stabilizzeranno ed emergerà una nuova serie di opportunità di investimento”.
La realtà è che i dazi, soprattutto per la forza con cui sono stati presentati, fanno paura, ma non si tratta di una novità mai vista in precedenza. Senza neppure guardare al secolo scorso, durante il primo mandato del tycoon nel 2018 la guerra commerciale con la Cina era già iniziata. In quell’anno, l’indice S&P 500 ha reagito con un calo del 4,4%, eppure, quando l’amministrazione ha trovato un accordo commerciale e la spesa dei consumatori è rimasta stabile, l’indice ha recuperato nettamente nel 2019, salendo del 31,5%.
Sappiamo benissimo che i rendimenti passati non sono promessa per il futuro, ma allo stesso tempo sappiamo anche che speso segue traiettorie molto simili. In generale, secondo gli esperti, “qualsiasi ulteriore progresso nei negoziati potrebbe fornire un forte vento di coda per le azioni. Soprattutto in un’ottica in cui il mercato tende a salire molto più di quanto non scenda”. Insomma, la volatilità di quest’anno non fa paura, e anzi la crisi potrebbe essere un’ottima opportunità per entrare nel mercato e investire in grandi aziende.
Dalle multinazionali alle società multi-locali
Nonostante le alte ondate di volatilità, i mercati si sono dimostrati resilienti e lo stesso è vero per le aziende solide e ben gestite, perché sono state in grado di adattarsi anche alle circostanze più complesse. Il segreto? Se cambia il mercato, è necessario anche cambiare l’approccio aziendale, passando da un approccio multinazionale, ad uno più focalizzato sui singoli Paesi.
Giusto per fare qualche esempio, il gigante tedesco Siemens ha aperto uno stabilimento da 190milioni di dollari in Texas, Apple ha annunciato una spesa di 500miliardi di dollari per nuovi impianti negli Stati Uniti. Diventare locali ha un duplice obiettivo: da un lato quello di aggirare le tariffe statunitensi e, dall’altro di superare l’incertezza data dal contesto attuale.
In questo nuovo mondo, non sono quindi solo le multinazionali ad uscire come vincitori del mercato, ma anche le piccole aziende in grado di seguire le nuove tendenze in modo virtuoso. Dall’adozione di veicoli elettrici, all’espansione dei data center, dalla delocalizzazione alla crescente richiesta di energia elettrica e nucleare. In un simile scenario, anche un piccolo fornitore come Constellation Energy è stato in grado di siglare un accordo con il gigante tecnologico Meta per fornire energia ai suoi data center in Illinois per i prossimi 20 anni.
Non importa l’incertezza e la volatilità, le opportunità di investimento sono sempre presenti, però diventa sempre più cruciale fare selezione sulle aziende, considerando anche fuori dalle classiche traiettorie e strizzare l’occhio, perché no, anche al settore finanziario, industriale e della difesa.

