Dopo anni di crescita disomogenea e concentrazione dei rendimenti, il mercato azionario si confronta oggi con una nuova fase, segnata, tra gli altri, dall’affermazione dell’AI come fattore economico e non solo puramente tecnologico. Il tutto mentre, sullo sfondo, si muovono anche riforme strutturali capaci di incidere sul potenziale di crescita di intere aree economiche, prima fra tutte quella europea. Due catalizzatori importanti che potrebbero cambiare le carte sul tavolo dell’azionario globale.
Oggi la domanda principale che molti investitori dovrebbero porsi, non è più se investire nel cambiamento, ma come farlo in modo selettivo, come spiegano Lucas Klein, Head of EMEA and Asia Pacific Equities, e Marc Pinto, Head of Americas Equities di Janus Henderson Investors.
Un mercato azionario globale in trasformazione
L’attuale fase dei mercati azionari non può essere letta come un semplice aggiustamento ciclico. Infatti, sottolinea Klein, “ci troviamo di fronte a una trasformazione strutturale che sta modificando in profondità il modo in cui viene generata la crescita economica e, di riflesso, il valore delle imprese quotate.”
Alcune forze di lungo periodo, già operative, hanno iniziato a incidere su produttività, utili e dinamiche competitive, rendendo sempre meno efficace un approccio basato esclusivamente su letture di breve termine. “Non si tratta di un cambiamento marginale – aggiunge – ma di un passaggio che ha il potenziale per ridefinire il funzionamento dell’economia e dei mercati azionari”. Un’evoluzione che richiede agli investitori di riconsiderare il proprio posizionamento alla luce di fattori strutturali ormai ben radicati.
L’intelligenza artificiale come motore di produttività
L’avvento dell’intelligenza artificiale, per il suo potere rivoluzionario, potrebbe essere paragonato all’introduzione della macchina a vapore e delle ferrovie durante la rivoluzione industriale.
Gli esperti di Janus Henderson, infatti, vedono l’AI non come un semplice tema settoriale o tecnologico, ma come un vero motore di produttività destinato a permeare l’intero sistema economico. “L’adozione dell’intelligenza artificiale sta già iniziando a incidere sull’efficienza dei processi, sulla capacità di scalare i modelli di business e sulla creazione di valore, anche se riconosciamo che gran parte del suo potenziale deve ancora dispiegarsi pienamente”, osserva Pinto.
Quella dell’AI è una trasformazione che, oggi, è solo alle sue prime fasi e i cui effetti potranno rivelarsi profondi e duraturi. Dalla tecnologia alla sanità, fino ai beni di consumo e alle applicazioni industriali, l’impatto di queste nuove tecnologie non sarà circoscritto a un numero ristretto di aziende, ma destinato a estendersi progressivamente a un ampio spettro di settori. Questo avrà ovviamente implicazioni rilevanti per la crescita di lungo periodo dei mercati azionari.
A cui si aggiungono anche le previsioni di una crescita degli investimenti per le infrastrutture AI da parte dei principali hyperscaler statunitensi, che dai 443 miliardi di dollari del 2025 potrebbero raggiungere un totale di 700 miliardi nel 2027 secondo le stime di Janus Henderson. E presto potrebbe iniziare un vero e proprio “passaggio di consegne”, così come definito da Pinto e Klein, tra abilitatori, potenziatori e utenti finali di queste nuove tecnologie.
Utili, margini e valutazioni: cosa sta cambiando
Ma l’impatto dell’intelligenza artificiale non è legato solo a queste previsioni, emerge con chiarezza anche nei dati su utili e margini, in particolare all’interno dei segmenti più avanzati del mercato.
“I margini operativi del settore sono cresciuti a un ritmo decisamente più rapido rispetto ad altri”, spiega Pinto. “Parlando di numeri, si è passati da un aumento del 23,4% nel 2019 a quasi il 28% entro la fine del 2025.”
L’adozione dell’AI è la ragione principale di questa crescita e di un successivo miglioramento dell’efficienza e della capacità di generare profitti. È in questo contesto che il tema delle valutazioni elevate viene riletto, non come un’anomalia fine a sé stessa, ma come il riflesso di una crescita degli utili che sta iniziando a materializzarsi. “Se l’espansione degli utili continuerà, le valutazioni potranno risultare coerenti con i fondamentali”, aggiunge, sottolineando che il mercato sta iniziando a incorporare un cambiamento strutturale già visibile nei numeri, anche se non ancora pienamente espresso in tutte le sue potenzialità.
Riforme strutturali e nuovo potenziale per l’Europa
Oltrepassando la sfera tech e dell’AI, un secondo elemento chiave destinato a incidere sulle prospettive dei mercati azionari sono le riforme strutturali che potrebbero dare un ulteriore slancio all’Europa.
“L’Europa oggi è un’area in cui il potenziale di crescita non è ancora pienamente espresso, soprattutto a causa di un utilizzo inefficiente del capitale e di mercati dei capitali meno sviluppati rispetto ad altre aree. Ma le nuove iniziative – tra cui la SIU – insieme a stimoli fiscali volti a mobilitare il risparmio, migliorare l’allocazione del capitale e rafforzare l’integrazione dei mercati possano rappresentare un fattore di svolta per la crescita di lungo periodo. In questo scenario, ovviamente, vanno menzionati anche gli ingenti investimenti fatti nel settore della difesa e delle infrastrutture. Una mossa che contribuirà a creare nuove opportunità per il tessuto industriale e per le società quotate”, osserva Klein.
“Se le riforme verranno attuate con successo, l’Europa potrà iniziare a colmare parte del divario accumulato, trasformandosi in un driver strutturale per l’azionario globale”, aggiunge.
Perché la selezione dei titoli diventa centrale
È proprio alla luce di questi cambiamenti strutturali che, secondo gli esperti di Janus Henderson, la selezione dei titoli torna a occupare una posizione centrale nei portafogli azionari.
“L’affermarsi dell’intelligenza artificiale e l’avvio di riforme strutturali in Europa non producono benefici omogenei, ma accentuano le differenze tra società in grado di adattarsi e imprese destinate a rimanere indietro”, chiariscono.
Nel pieno di una trasformazione già in atto, il rischio principale per gli investitori non sembra essere la volatilità di breve periodo, ma l’esposizione a modelli di business incapaci di intercettare i nuovi driver di crescita. Non tutte le aziende potranno risultare vincitrici in questa fase di mercato, per questo per gli investitori diventa cruciale distinguere quelle capaci di tradurre l’innovazione in crescita restando competitive.
“In questo scenario, la gestione attiva si rivela essenziale per costruire esposizioni coerenti con i cambiamenti strutturali che stanno ridefinendo i mercati azionari”, aggiunge Klein.
Posizionarsi con un orizzonte di lungo periodo
Accanto alla gestione attiva c’è un altro elemento imprescindibile per il successo dell’investimento azionario: il tempo. Una lezione che molti investitori hanno già interiorizzato, alla luce delle vicissitudini che hanno caratterizzato i mercati negli ultimi anni, è quella di non farsi condizionare eccessivamente dalle dinamiche di breve periodo, in quanto spesso tutto è relativo (e imprevedibile).
Come sottolinea Klein, “le grandi trasformazioni richiedono tempo per dispiegare tutto il loro impatto, per questo il posizionamento degli investitori, a nostro avviso, dovrebbe seguire trend più strutturali e non ‘momenti’ del mercato”.
Ecco che, in quest’ottica, l’investimento azionario torna a essere una scelta di lungo periodo, fondata sulla capacità di intercettare crescita sostenibile e adattamento strutturale, più che sulla ricerca di rendimenti immediati.

