Quando si osservano i listini azionari, l’impressione è quella di un mercato in salute, trascinato da numeri record e performance interessanti. Ma un’analisi più approfondita rivela una realtà più articolata: se è vero che i colossi tecnologici americani hanno messo a segno una crescita degli utili eccezionale, è altrettanto vero che il resto del mondo – Europa in testa – ha mostrato una solidità spesso superiore, pur rimanendo sottovalutato. Le tensioni geopolitiche, i tassi elevati e le frizioni economiche non hanno fermato la crescita degli utili in diverse aree, anche grazie a politiche fiscali più favorevoli e segnali di rilancio in arrivo dall’Asia. Eppure, come spiega Kevin Thozet, membro del comitato di investimento di Carmignac, le opportunità si trovano forse proprio dove meno ce le aspettiamo. Vediamo perché.
Solidità degli utili come forza trainante
Il contesto macroeconomico resta segnato da tensioni geopolitiche, tassi d’interesse elevati e incertezze commerciali. Eppure, i principali indici azionari mondiali sfiorano i massimi storici, in apparente contraddizione con la fragilità economica globale. La chiave di lettura, secondo Kevin Thozet, è una sola: gli utili. “Negli Stati Uniti, i giganti della tecnologia hanno registrato un’esplosione degli utili per azione del +500% in cinque anni” – osserva Thozet – “ma anche il resto del mercato statunitense e i titoli internazionali ed europei hanno evidenziato progressi solidi, tra il +80% e il +110%”.
Questa dinamica dimostra che la crescita degli utili non è un fenomeno circoscritto a pochi attori, ma interessa in misura significativa anche comparti e mercati meno in vista. Tuttavia, come spiega Thozet, la concentrazione dell’attenzione mediatica e degli investimenti sui soli “Magnifici Sette” rischia di offuscare opportunità più ampie.
Un’euforia… relativa
Il boom dei colossi tecnologici ha certamente trainato la performance degli indici USA. “Tuttaavia – sottolinea Thozet – quest’ultimo maschera una realtà più sfumata. Infatti, escludendo i titoli più noti del paniere, la crescita degli utili nel mercato statunitense è stata solida ma meno spettacolare. Ancora più rilevante è che i titoli azionari europei e dei mercati non-USA abbiano mostrato in diversi casi una crescita degli utili per azione superiore a quella del S&P 500, se si escludono le grandi star tecnologiche.
Nonostante questa solidità, le valutazioni di questi titoli restano significativamente più basse, con uno sconto medio del 25% rispetto ai livelli statunitensi. Un divario che, per Thozet, “evidenzia un crescente squilibrio tra fondamentali e valutazioni” e che “giustifica una rivalutazione delle opportunità di investimento al di fuori degli Stati Uniti”.
La conclusione è netta: non si tratta di un’anomalia, ma di una possibile finestra strategica per gli investitori in cerca di crescita sostenibile a prezzi ragionevoli. In un contesto in cui le prospettive fiscali in Europa e in Asia si stanno rafforzando, mentre negli Stati Uniti si intravedono maggiori difficoltà, questo squilibrio può diventare terreno fertile per una rotazione degli investimenti.
Un potenziale di sorpresa positiva
La narrativa prevalente nei mercati proietta ancora una stagione positiva per gli utili negli Stati Uniti, mentre altrove le attese sono più contenute. Tuttavia, i precedenti storici suggeriscono cautela, come ricorda Thozet: “Già cinque anni fa, il consensus scommetteva sul fatto che gli Stati Uniti avrebbero avuto il predominio sulla crescita degli utili. Tuttavia, è accaduto il contrario, escludendo i titoli GAFAM. Oggi si moltiplicano gli indicatori di un possibile rimescolamento delle carte. La Germania costituisce un ottimo esempio: i piani di investimenti pubblici, in particolare nelle infrastrutture, sono in fase di accelerazione. Altri esempi provengono dall’Asia, dove le presenze nei casinò di Macao sono aumentate del 20% e i titoli immobiliari cinesi sono in ripresa”.
A fronte di questi segnali positivi extra-USA, gli Stati Uniti mostrano potenziali fattori di debolezza: l’impatto delle misure protezionistiche è già percepibile, mentre gli effetti della spesa pubblica non si faranno sentire prima del 2026. Inoltre, con una Federal Reserve attenta alle tensioni sul mercato del lavoro, il sostegno monetario resterà limitato. Si delinea quindi un quadro in cui la sorpresa positiva potrebbe arrivare proprio dai mercati finora meno considerati.
Due driver di allocazione
In questo scenario globale disomogeneo, gli investitori devono compiere scelte più mirate. Thozet individua due direttrici principali: da un lato, mantenere un’esposizione selettiva verso i colossi tecnologici USA, che – passata l’ondata di euforia per l’intelligenza artificiale – restano solidi nei fondamentali, con margini, cash flow e prospettive robuste, e una buona capacità di resistere in contesti di tassi elevati.
Dall’altro lato, emerge l’opportunità di dare maggiore enfasi ai titoli azionari del resto del mondo, che risultano ancora sottovalutati e scarsamente rappresentati nei portafogli. “Il loro potenziale appare sottostimato – spiega Thozet – e beneficiano di dinamiche macroeconomiche più favorevoli nel breve termine, abbastanza per alimentare sorprese positive”.
In questo senso, la diversificazione geografica torna al centro dell’asset allocation, soprattutto per chi cerca opportunità di rendimento decorrelate dalle dinamiche USA.
Né ottimisti, né pessimisti: realisti
A fronte di uno scenario che alterna segnali positivi e potenziali rischi, la postura più saggia non è l’entusiasmo cieco né la prudenza eccessiva, ma una lettura realistica dei dati. “Gli investitori sono spesso combattuti tra prudenza ed entusiasmo” – osserva Thozet – “ma tra un punto di partenza e aspettative elevate negli Stati Uniti ad oggi, e segnali di cambiamento a livello internazionale, la lucidità resta la bussola migliore”.
In un contesto globale che si sta frammentando e in cui le grandi certezze degli ultimi anni vengono rimesse in discussione, è forse proprio nei mercati meno ovvi che si celano le opportunità più interessanti. Non serve cercare l’euforia: serve guardare oltre l’apparenza dei listini, e ritrovare, nei fondamentali, la direzione strategica per i mesi a venire.
DISCLAIMER
Questo è un documento pubblicitario. Il presente articolo non può essere riprodotto, totalmente o parzialmente, senza la previa autorizzazione della società di gestione. Non si tratta né di un’offerta di sottoscrizione né di una consulenza d’investimento. Le informazioni contenute nel presente articolo possono essere incomplete e potrebbero subire modifiche in qualsiasi momento senza preavviso. Le performance passate non sono un’indicazione delle performance future. Il riferimento a titoli o strumenti finanziari specifici è riportato a titolo meramente esemplificativo per illustrare titoli attualmente o precedentemente presenti nei portafogli dei Fondi della gamma Carmignac. Tale riferimento non è volto pertanto a promuovere l’investimento diretto in detti strumenti né costituisce una consulenza di investimento. La Società di Gestione ha la facoltà di effettuare transazioni con tali strumenti prima della pubblicazione della comunicazione. I portafogli dei Fondi Carmignac possono essere modificati in qualsiasi momento.

