Aumentare la spesa militare. Rafforzare le infrastrutture strategiche. Proteggere reti digitali e fisiche da minacce ibride. Le parole d’ordine emerse dal vertice NATO di fine giugno 2025 tracciano un percorso inequivocabile per l’Europa: diventare più autonoma, più resiliente e, soprattutto, più preparata. Ma ogni transizione ha i suoi costi e le sue opportunità e mentre i governi si confrontano con i vincoli fiscali e le complessità industriali, i mercati iniziano a riprezzare gli asset più esposti alla nuova domanda di sicurezza. Ce ne parla in dettaglio Robert Schramm-Fuchs, Portfolio Manager del team European Equities di Janus Henderson Investors.
Una nuova priorità per l’Europa: la difesa
Il vertice della NATO tenutosi il 24 e 25 giugno ha segnato una svolta storica nella postura difensiva del continente. I membri europei dell’Alleanza hanno formalizzato l’impegno a destinare il 5% del PIL annuo alla spesa per la difesa, suddividendo il contributo tra difesa fondamentale (3,5%) e sicurezza più ampia (1,5%). Secondo Schramm-Fuchs, si tratta di “un chiaro segnale che la difesa è tornata al centro dell’agenda politica europea”, in un contesto in cui gli Stati Uniti segnalano un graduale disimpegno strategico dall’Europa a favore dell’Indo-Pacifico.
Questa accelerazione negli investimenti militari non è improvvisa. Secondo le elaborazioni della casa di gestione angloamericana a spesa per la difesa dei Paesi NATO è in costante aumento dal 2014, e il vertice di giugno ha agito come catalizzatore per consolidare questa tendenza, attenuando alcune tensioni transatlantiche. “La chiarezza offerta dall’accordo di spesa ha permesso agli Stati Uniti di sentirsi più a proprio agio nell’attuale quadro dell’Alleanza”, osserva Schramm-Fuchs.
Autonomia strategica sì, ma ancora lontana
Nonostante l’ambizione europea di guadagnare autonomia strategica, la realtà rimane complessa. Le capacità militari europee sono ancora largamente dipendenti da intelligence, tecnologie di ricognizione e know-how statunitensi. La coesione tra Stati membri della NATO è ostacolata da problemi di interoperabilità e da processi di appalto disallineati, che rischiano di rallentare l’efficacia della spesa.
“È evidente che la sola crescita del budget non basta: servono riforme strutturali che rendano più efficienti le catene di approvvigionamento e più rapide le decisioni di procurement”, spiega Schramm-Fuchs. Inoltre, la riconfigurazione dell’apparato difensivo europeo dovrà privilegiare grandi volumi e scalabilità, piuttosto che piccole produzioni ad alto costo.
Sicurezza e difesa come driver di investimento
Il nuovo scenario strategico modifica anche le prospettive per gli investitori. L’orientamento dei governi verso il principio del “Buy European” sta generando un vantaggio competitivo per le aziende del continente attive nei settori della sicurezza e difesa. “Le pressioni geopolitiche, la necessità di filiere resilienti e i cambiamenti politici stanno trasformando la spesa pubblica in una leva economica significativa”, afferma Schramm-Fuchs.
Ma le opportunità si estendono ben oltre il comparto difesa. A beneficiare della nuova stagione strategica sono anche settori come energia, trasporti, tecnologia, comunicazioni e utility, in quanto direttamente coinvolti nella protezione delle infrastrutture critiche fisiche e digitali. Il concetto di minaccia si è evoluto, includendo dimensioni ibride, come cyberattacchi o sabotaggi a cavi e condotte sottomarine.
Tra difesa e welfare: gli equilibri fiscali in trasformazione
L’aumento della spesa militare riaccende il dibattito sulla sostenibilità fiscale dei bilanci europei. La ridefinizione delle priorità tra assistenza sociale e sicurezza non sarà indolore, ma potrà fungere da catalizzatore per riforme sistemiche a livello UE. Schramm-Fuchs sottolinea: “Ci attendiamo compromessi politici importanti, ma anche una pressione positiva per rilanciare la competitività continentale”.
Alcuni segnali sono già evidenti. La BCE ha avviato riforme bancarie, la Germania ha allentato le sue regole sul debito, e Bruxelles ha aggiornato le normative sulla cartolarizzazione. In parallelo, la spesa per la difesa riceverà un’allocazione straordinaria, come dimostrato dall’intenzione della Germania di più che raddoppiare il proprio budget militare entro il 2029.
La fine della globalizzazione e il ritorno delle filiere sovrane
La convergenza tra pressioni geopolitiche e istanze economiche ha innescato un processo di deglobalizzazione, che influenza direttamente l’inflazione, le catene del valore e la politica industriale. “Il protezionismo commerciale promosso dagli Stati Uniti, compresi i dazi, ha già iniziato a perturbare i flussi globali di beni e servizi”, afferma Schramm-Fuchs, citando il documento.
Le aziende e i governi reagiscono spingendo verso il reshoring, onshoring e near-shoring, con conseguenze differenziate sulle supply chain a seconda dei Paesi e delle giurisdizioni. In questo contesto dinamico, aumentano le divergenze normative e commerciali, mentre il rischio di shock inattesi e volatilità improvvise diventa strutturale. Tuttavia, “le riforme in corso in Europa potrebbero fungere da volano di crescita a lungo termine, anche per i mercati azionari”, aggiunge Schramm-Fuchs.
La sindrome FOMO spinge i capitali verso l’Europa
L’incertezza macroeconomica statunitense a inizio 2025 ha innescato una ricalibrazione delle allocazioni di portafoglio a favore dell’Europa. L’impegno dell’UE ad aumentare la spesa pubblica in risposta ai rischi globali ha rafforzato l’attrattività relativa delle azioni europee.
“Non si tratta solo di una questione congiunturale: l’Europa oggi offre una migliore diversificazione dei mercati rispetto agli Stati Uniti – avverte Schramm-Fuchs – mantenendo valutazioni storicamente interessanti. Questa condizione crea un contesto favorevole per gli investitori alla ricerca di esposizioni cicliche e settoriali legate alla sicurezza, alla tecnologia strategica e alle infrastrutture”.
In conclusione
La ridefinizione della strategia di difesa europea, formalizzata al vertice NATO di giugno, non è soltanto un cambiamento militare, ma una trasformazione economica, industriale e finanziaria. Mentre i governi europei aumentano la spesa e le aziende si adattano a una nuova mappa di rischio globale, gli investitori attenti — secondo Schramm-Fuchs — troveranno spazi per generare rendimento nei settori chiave della sicurezza e della resilienza continentale.

