L’Europa alza gli scudi. E i bilanci. Così la difesa diventa un asset

3 MIN
Quattro soldatini di plastica verde sono in piedi a coppie, ognuno dei quali impugna un fucile e punta in avanti. I soldatini sono modellati nei dettagli e posizionati su sfondo bianco.

Tra pressioni geopolitiche e nuovi impegni fiscali, l’Europa ridefinisce la propria sicurezza aumentando la spesa per la difesa. Deterrenza, infrastrutture critiche e reshoring disegnano una mappa di rischi e opportunità mentre per gli investitori si aprono nuovi spazi d’azione nei settori strategici

Aumentare la spesa militare. Rafforzare le infrastrutture strategiche. Proteggere reti digitali e fisiche da minacce ibride. Le parole d’ordine emerse dal vertice NATO di fine giugno 2025 tracciano un percorso inequivocabile per l’Europa: diventare più autonoma, più resiliente e, soprattutto, più preparata. Ma ogni transizione ha i suoi costi e le sue opportunità e mentre i governi si confrontano con i vincoli fiscali e le complessità industriali, i mercati iniziano a riprezzare gli asset più esposti alla nuova domanda di sicurezza. Ce ne parla in dettaglio Robert Schramm-Fuchs, Portfolio Manager del team European Equities di Janus Henderson Investors.

Una nuova priorità per l’Europa: la difesa

Il vertice della NATO tenutosi il 24 e 25 giugno ha segnato una svolta storica nella postura difensiva del continente. I membri europei dell’Alleanza hanno formalizzato l’impegno a destinare il 5% del PIL annuo alla spesa per la difesa, suddividendo il contributo tra difesa fondamentale (3,5%) e sicurezza più ampia (1,5%). Secondo Schramm-Fuchs, si tratta di “un chiaro segnale che la difesa è tornata al centro dell’agenda politica europea”, in un contesto in cui gli Stati Uniti segnalano un graduale disimpegno strategico dall’Europa a favore dell’Indo-Pacifico.

Questa accelerazione negli investimenti militari non è improvvisa. Secondo le elaborazioni della casa di gestione angloamericana a spesa per la difesa dei Paesi NATO è in costante aumento dal 2014, e il vertice di giugno ha agito come catalizzatore per consolidare questa tendenza, attenuando alcune tensioni transatlantiche. “La chiarezza offerta dall’accordo di spesa ha permesso agli Stati Uniti di sentirsi più a proprio agio nell’attuale quadro dell’Alleanza”, osserva Schramm-Fuchs.

Autonomia strategica sì, ma ancora lontana

Nonostante l’ambizione europea di guadagnare autonomia strategica, la realtà rimane complessa. Le capacità militari europee sono ancora largamente dipendenti da intelligence, tecnologie di ricognizione e know-how statunitensi. La coesione tra Stati membri della NATO è ostacolata da problemi di interoperabilità e da processi di appalto disallineati, che rischiano di rallentare l’efficacia della spesa.

“È evidente che la sola crescita del budget non basta: servono riforme strutturali che rendano più efficienti le catene di approvvigionamento e più rapide le decisioni di procurement”, spiega Schramm-Fuchs. Inoltre, la riconfigurazione dell’apparato difensivo europeo dovrà privilegiare grandi volumi e scalabilità, piuttosto che piccole produzioni ad alto costo.

Sicurezza e difesa come driver di investimento

Il nuovo scenario strategico modifica anche le prospettive per gli investitori. L’orientamento dei governi verso il principio del “Buy European” sta generando un vantaggio competitivo per le aziende del continente attive nei settori della sicurezza e difesa. “Le pressioni geopolitiche, la necessità di filiere resilienti e i cambiamenti politici stanno trasformando la spesa pubblica in una leva economica significativa”, afferma Schramm-Fuchs.

Ma le opportunità si estendono ben oltre il comparto difesa. A beneficiare della nuova stagione strategica sono anche settori come energia, trasporti, tecnologia, comunicazioni e utility, in quanto direttamente coinvolti nella protezione delle infrastrutture critiche fisiche e digitali. Il concetto di minaccia si è evoluto, includendo dimensioni ibride, come cyberattacchi o sabotaggi a cavi e condotte sottomarine.

Tra difesa e welfare: gli equilibri fiscali in trasformazione

L’aumento della spesa militare riaccende il dibattito sulla sostenibilità fiscale dei bilanci europei. La ridefinizione delle priorità tra assistenza sociale e sicurezza non sarà indolore, ma potrà fungere da catalizzatore per riforme sistemiche a livello UE. Schramm-Fuchs sottolinea: “Ci attendiamo compromessi politici importanti, ma anche una pressione positiva per rilanciare la competitività continentale”.

Alcuni segnali sono già evidenti. La BCE ha avviato riforme bancarie, la Germania ha allentato le sue regole sul debito, e Bruxelles ha aggiornato le normative sulla cartolarizzazione. In parallelo, la spesa per la difesa riceverà un’allocazione straordinaria, come dimostrato dall’intenzione della Germania di più che raddoppiare il proprio budget militare entro il 2029.

La fine della globalizzazione e il ritorno delle filiere sovrane

La convergenza tra pressioni geopolitiche e istanze economiche ha innescato un processo di deglobalizzazione, che influenza direttamente l’inflazione, le catene del valore e la politica industriale. “Il protezionismo commerciale promosso dagli Stati Uniti, compresi i dazi, ha già iniziato a perturbare i flussi globali di beni e servizi”, afferma Schramm-Fuchs, citando il documento.

Le aziende e i governi reagiscono spingendo verso il reshoring, onshoring e near-shoring, con conseguenze differenziate sulle supply chain a seconda dei Paesi e delle giurisdizioni. In questo contesto dinamico, aumentano le divergenze normative e commerciali, mentre il rischio di shock inattesi e volatilità improvvise diventa strutturale. Tuttavia, “le riforme in corso in Europa potrebbero fungere da volano di crescita a lungo termine, anche per i mercati azionari”, aggiunge Schramm-Fuchs.

La sindrome FOMO spinge i capitali verso l’Europa

L’incertezza macroeconomica statunitense a inizio 2025 ha innescato una ricalibrazione delle allocazioni di portafoglio a favore dell’Europa. L’impegno dell’UE ad aumentare la spesa pubblica in risposta ai rischi globali ha rafforzato l’attrattività relativa delle azioni europee.

“Non si tratta solo di una questione congiunturale: l’Europa oggi offre una migliore diversificazione dei mercati rispetto agli Stati Uniti – avverte Schramm-Fuchs – mantenendo valutazioni storicamente interessanti. Questa condizione crea un contesto favorevole per gli investitori alla ricerca di esposizioni cicliche e settoriali legate alla sicurezza, alla tecnologia strategica e alle infrastrutture”.

In conclusione

La ridefinizione della strategia di difesa europea, formalizzata al vertice NATO di giugno, non è soltanto un cambiamento militare, ma una trasformazione economica, industriale e finanziaria. Mentre i governi europei aumentano la spesa e le aziende si adattano a una nuova mappa di rischio globale, gli investitori attenti — secondo Schramm-Fuchs — troveranno spazi per generare rendimento nei settori chiave della sicurezza e della resilienza continentale.

di Antonio Murtas

Laureato in Giurisprudenza presso l’Università Bocconi di Milano. Ha scritto per We Wealth di private insurance, asset management, private banking e private markets.

Domande frequenti su L’Europa alza gli scudi. E i bilanci. Così la difesa diventa un asset

Qual è la nuova priorità per l'Europa secondo l'articolo?

La nuova priorità per l'Europa è la difesa, con l'obiettivo di diventare più autonoma, resiliente e preparata. Questo implica un aumento della spesa militare e il rafforzamento delle infrastrutture strategiche, come indicato dalle parole d'ordine emerse dal vertice NATO di fine giugno 2025.

Quali sono le implicazioni fiscali di questa nuova attenzione alla difesa?

L'aumento della spesa per la difesa porta a una trasformazione degli equilibri fiscali, creando una competizione tra le risorse destinate alla difesa e quelle per il welfare. I governi europei si trovano a dover gestire vincoli fiscali e complessità industriali per finanziare questa transizione.

In che modo la fine della globalizzazione influisce sulla difesa europea?

La fine della globalizzazione e il ritorno delle filiere sovrane spingono l'Europa a rafforzare la propria autonomia strategica nel settore della difesa. Questo implica la necessità di proteggere le reti digitali e fisiche da minacce ibride e di sviluppare capacità produttive interne.

Cosa si intende per 'sindrome FOMO' in relazione agli investimenti in Europa?

La 'sindrome FOMO' (Fear Of Missing Out) spinge i capitali verso l'Europa, in quanto i mercati iniziano a riprezzare gli asset legati alla difesa e alla sicurezza. Gli investitori temono di perdere opportunità di guadagno in un settore in crescita.

Quali sono le aree di investimento strategiche per l'Europa in questo contesto?

Le aree di investimento strategiche includono l'aumento della spesa militare, il rafforzamento delle infrastrutture strategiche e la protezione delle reti digitali e fisiche. Sicurezza e difesa diventano quindi driver di investimento significativi per l'economia europea.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

Non sai come far rendere di più la tua liquidità e accrescere il tuo patrimonio? Scrivici ed entra in contatto con l’advisor giusto per te!

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.

Articoli più letti

Ultime pubblicazioni

Magazine
Magazine N°90 – maggio 2026

Abbonati al magazine N°90 · Maggio 2026 · Mensile Influencer Magazine della Consulenza Patrimoniale Cover ...

Magazine N°89 – aprile 2026

We Wealth · Magazine N°89 Aprile 2026 Cover Story · Franklin Templeton pag. 24 L’infrastruttura ridisegna la finan...

Guide
Uno sfondo blu con un grande testo bianco che recita "2026 TOP 200 Advisor del Wealth" e un piccolo cerchio nero in basso con la scritta "WE wealth" in bianco.
Top 200 Advisor del Wealth – 2026
Copertina di una rivista intitolata "Auto Classiche" con un'auto sportiva d'epoca rossa su sfondo nero, con il sottotitolo "Collezionismo e Passione" e "Volume 2" in basso.
Auto classiche: collezionismo e passione
Dossier, Outlook e Speciali
Dossier aprile 2026
A man in a suit and tie on a magazine cover.
Outlook 2026 | We Wealth