Dopo anni di immobilismo, l’aggressione Russa all’Ucraina con la minaccia di un conflitto sul Fianco Est della NATO e la fine della Pax Americana con il disimpegno dell’amministrazione Trump, ha spinto l’Europa a investire pesantemente nella propria difesa, con una crescita della spesa militare del 30%. Ma il conflitto russo-ucraino ha mostrato che la guerra ha cambiato volto e che negli arsenali la quantità ha ceduto spazio alla qualità. Al centro dei progetti di spesa, infatti, non ci sono più bombe e proiettili, bensì cybersicurezza, droni e intelligenza artificiale. Lo spiega Connor Graham, Investment Manager di Walter Scott, parte del gruppo BNY Investments, con sui analizziamo l’evoluzione della spesa della difesa.
La nuova corsa europea alla spesa militare
Secondo l’Agenzia europea per la difesa, dal 2005 al 2024, la spesa europea per la difesa è quasi raddoppiata, da circa 150 miliardi a 326 miliardi di euro. “A guidare l’accelerazione – spiega Graham – sono stati due fattori decisivi: l’attacco russo all’Ucraina, che ha evidenziato fragilità strutturali, e la minaccia di un ridimensionamento del sostegno statunitense, che ha spinto gli Stati membri a rafforzare l’autonomia militare.
Negli ultimi anni, infatti, i governi hanno già aumentato la spesa del 30%, con ulteriori 100 miliardi di euro previsti entro il 2027. “Anche i mercati hanno reagito: le società dell’industria aerospaziale e difesa hanno registrato rendimenti superiori al +20% dell’indice MSCI Europe nella prima metà dell’anno. “Il comparto ha risposto con forza all’aumento dei budget, sostenuto da aspettative crescenti di spesa pubblica”.
Il controllo del proprio destino
La crescita dei budget militari ha certamente generato entusiasmo nei mercati, ma non tutte le aziende del comparto aerospazio e difesa offrono le stesse garanzie in termini di solidità e prospettive. “Selezionare aziende capaci di determinare autonomamente il proprio futuro – spiega l’esperto – è il principio guida della nostra casa di gestione. Significa puntare su realtà con un vantaggio competitivo sostenibile, un reale potere di determinazione dei prezzi e una diversificazione della clientela tale da ridurre la dipendenza da singoli committenti. È questo approccio a spiegare la scelta di mantenere un’esposizione storicamente ridotta al comparto aerospazio e difesa”.
Non si tratta di pregiudizi verso il settore ma di rimanere coerenti con la propria filosofia di investimento. “Le grandi aziende della difesa, le cosiddette “defence primes”, si trovano infatti spesso vincolate a contratti fortemente condizionati dalla politica, talvolta opachi per ragioni di riservatezza, e dipendono in misura eccessiva dalle commesse governative. Elementi che ne limitano l’autonomia strategica e, di conseguenza, la capacità di crescere in modo indipendente e sostenibile nel lungo periodo”.
Il mondo è cambiato
Se la prudenza verso il settore nasce da valutazioni di investimento rigorose, il contesto geopolitico racconta una storia opposta: la pressione sugli Stati per aumentare i budget militari è in crescita costante. Nel 2024 il Peace Research Institute Oslo ha registrato 61 conflitti attivi in 36 Paesi, il numero più alto dal 1946.
Questi dati fotografano un mondo più instabile e fragile, in cui la domanda di capacità difensive non può che aumentare. Non sorprende quindi che le società dell’industria aerospaziale e difesa abbiano beneficiato di performance elevate, segno che i mercati condividono l’idea di un trend strutturale destinato a proseguire. “È difficile immaginare un rapido ritorno alla stabilità”, osserva Connor Graham, sottolineando come il settore rifletta già questa nuova realtà.
La tecnologia ridefinisce la guerra
Se il numero crescente di conflitti spinge i governi a investire di più, è la natura stessa della guerra a cambiare il modo in cui queste risorse vengono allocate. Il conflitto in Ucraina si è trasformato in un vero e proprio laboratorio di innovazione militare, dove droni e intelligenza artificiale hanno assunto un ruolo decisivo.
“Kiev ha costruito un ‘ecosistema di difesa tecnologica’ in grado di ridefinire le regole del combattimento moderno – ricorda Graham – in cui non è la singola tecnologia a fare la differenza, ma la capacità di innovare più rapidamente rispetto all’avversario. La velocità con cui l’Ucraina ha superato la Russia nel ciclo dell’innovazione mostra come il vantaggio competitivo nei conflitti sia oggi più legato alla tecnologia che alla potenza di fuoco”.
La lezione non è sfuggita ai governi occidentali. Nel Regno Unito, la recente Strategic Defence Review ha riconosciuto che, con la tecnologia in continua evoluzione, “il solito approccio non è più un’opzione”.
La forza dell’intelletto (artificiale)
L’evoluzione della guerra sta ridisegnando anche la geografia degli investimenti. Se in passato il vantaggio competitivo era legato alla quantità di armamenti convenzionali, oggi il fulcro è nella tecnologia dirompente. I governi stanno destinando quote crescenti dei bilanci alla cybersicurezza, ai sensori avanzati e ai software di difesa, riducendo la dipendenza da bombe e proiettili, aprendo spazio a società innovative fuori dal perimetro delle grandi “defence primes” e riducendo la dipendenza dei governi da esse.
“La capacità di innovare e offrire soluzioni a valore aggiunto diventerà il criterio decisivo per conquistare quote di mercato. Negli Stati Uniti, il Dipartimento della Difesa ha già tracciato la rotta con il sistema Golden Dome, incoraggiando la partecipazione di appaltatori non convenzionali dotati di tecnologie innovative. È ragionevole attendersi che anche i governi europei adottino una strategia simile per accelerare l’integrazione di soluzioni disruptive.
Opportunità e rischi da non sottovalutare
Accanto alle prospettive di crescita, il comparto aerospaziale e difesa presenta sfide non trascurabili. “ Per molte aziende – avverte Graham – sarà necessario un forte impegno in capex e un aumento della capacità produttiva per rispondere alla nuova domanda. Ma i veri nodi sono due: la retorica politica potrebbe non tradursi in spesa reale, data la pressione sulle finanze pubbliche, e le valutazioni di mercato dei titoli A&D hanno già incorporato aspettative molto elevate. Non tutte le promesse di investimento si concretizzeranno, e parte della crescita futura è già riflessa nei prezzi”.
La discriminante sarà la capacità di accrescere gli utili in modo sostenibile nel tempo, al di là delle fiammate legate all’emergenza. “Il nostro impegno resta quello di applicare rigore e diligenza nella selezione, perché solo un’analisi attenta consente di trasformare un trend globale in valore di lungo periodo per gli investitori”.

