Guardare al proprio “orticello” è un comportamento comune nella vita quotidiana, ma si riflette anche nella finanza. La convergenza di alcuni fattori geopolitici, come la guerra in Ucraina, la politica commerciale degli Usa, i nuovi piani di spesa fiscale dell’Ue, ha reso il mercato azionario europeo sempre più attraente.
Il primato statunitense va via via sfumando e gli investitori europei rivolgono sempre più lo sguardo verso casa, alla ricerca di opportunità di lungo termine. Nel 2025 i mercati europei hanno mostrato una notevole resilienza: per sovraperformare, tuttavia, occorre puntare su società di qualità e con solide caratteristiche difensive, come spiegano Fred Sykes e Marcel Stötzel, portfolio manager del FF European Dividend Fund di Fidelity.
Europa vs. Usa: si gioca tutto sulla difesa
Sin dall’inizio della guerra commerciale avviata da Donald Trump, l’Europa non ha esitato a mettersi ai ripari, cercando un coordinamento più stretto delle politiche tra i vari membri. Un primo passo in questa direzione è stato l’aumento delle spese per la difesa.
“Il nuovo Parlamento tedesco, per esempio, ha dato il via libera a una riforma cruciale del freno costituzionale al debito, allentando i vincoli sulla spesa per la difesa e aprendo una strada a un maxi fondo infrastrutturale da 500 miliardi di euro. Vale a dire circa l’11,6% del Pil tedesco del 2024 da spendere nei prossimi dieci anni”, spiega Sykes. “Le proposte per una riforma costituzionale garantiranno margini illimitati per gli investimenti nella difesa. Un cambio di passo netto rispetto all’attuale fondo straordinario fuori bilancio, varato nel 2022 con una dotazione di 100 miliardi da impiegare entro il 2027”.
Ma la spesa della Germania è solo la punta di questo iceberg: il Consiglio Europeo ha approvato una proposta con l’obiettivo di esentare la spesa per la difesa delle regole di bilancio dell’Ue e, allo stesso tempo, istituire uno strumento di prestito da 150 miliardi di euro per finanziare le spese militari.
Tutte queste mosse in ottica di “autodifesa” riflettono l’incertezza legata ai dazi di Trump e al loro impatto sulle esportazioni dei beni del Vecchio Continente. Sono però anche un segnale della volontà di avanzare verso una maggiore integrazione europea, andando oltre la moneta unica e la libertà di circolazione. “Quest’aria di cambiamento che aleggia in Europa – sottolinea Stötzel – potrebbe sbloccare benefici economici significativi, soprattutto se gli investitori europei mobiliteranno i propri risparmi, oggi perlopiù ‘parcheggiati’ in liquidità e investimenti immobiliari a basso rendimento.”
Cercare qualità nell’azionario europeo
Il mercato azionario di un paese o una Regione non è lo specchio della sua economia. In altre parole, le società europee non rappresentano in toto l’economia del Continente, ma ne sono comunque indicatori utili.
“Due terzi dei ricavi di riferimento delle società europee provengono da paesi extra Ue. E i rendimenti azionari a lungo termine sono guidati principalmente dalla crescita dei dividendi e dagli utili reali, più che dalla crescita economica della Regione”, osserva Stötzel.
Per gli investitori cercare opportunità vuol dire puntare sulla qualità dell’azionario europeo. Ma come si riconosce un’azienda di qualità? “Ci sono diversi attributi chiave: mercati finali stabili o in crescita, senza un’eccessiva sensibilità alle variabili legate al contesto macroeconomico; modelli di business chiari; solide posizioni competitive e una struttura di bilancio equilibrata”, spiega Sykes.
Queste società, capaci di far crescere con costanza i propri dividendi, sono quelle che spesso sono premiate dai mercati nel tempo. “Un esempio concreto è il discount olandese Action, il più grande asset di 3i Group, che vanta un ritorno sul capitale molto elevato. Parliamo di un business particolare, che diventa più forte man mano che si espande e che trasferisce ai clienti i benefici del suo enorme potere d’acquisto sotto forma di prezzi più bassi e convenienti. Questo è un ottimo esempio di un’azienda di qualità”, aggiunge.
Quali opportunità per gli investitori?
Il percorso fatto dall’Europa la rende più appetibile per gli investitori e crea un contesto favorevole agli investimenti.
“Le pressioni esterne che l’Europa ha dovuto e deve affrontare hanno accelerato quei cambiamenti positivi che nei prossimi cinque o dieci anni potrebbero stimolare la crescita del Pil e ridurre il divario di produttività con gli Usa. È vero che i dazi e le politiche commerciali oltreoceano possono temporaneamente interrompere questo percorso, ma i miglioramenti strutturali sembrano sostenibili nel lungo periodo”, spiega Stötzel.
“Il contesto attuale rappresenta un punto di ingresso interessante per gli investitori alla ricerca di opportunità. Unire posizionamento difensivo, qualità e valutazioni attraenti permette di accedere a profili di rischio-rendimento adatti a posizionarsi in una condizione di sovraperformance, anche in contesti macro incerti”, conclude.

