L’indebitamento da parte delle Big Tech nel campo AI è notevole: basti pensare che Alphabet ha raccolto oltre 30 miliardi in debito equivalente in dollari, anche attraverso l’emissione di un’obbligazione a 100 anni. Si tratta di un evento raro che non si vedeva dal 1997. Ma allora possiamo parlare di una bolla AI pronta a scoppiare? La parola agli esperti di Capital Group: Chris Buchbinder, equity portfolio manager, Damien McCann, fixed income portfolio manager, Jared Franz, economista e Julian James, fixed income investment analyst.
Uno sguardo alle IPO
Nel corso di quest’anno la previsione è di ingenti IPO da parte di aziende di AI generativa. Anthropic, OpenAI e SpaceX, che di recente si è fusa con xAI, tutte aziende che potrebbero fare il passo.
“Un passo abbastanza prevedibile che ancora mancava nel boom dell’AI”, afferma Buchbinder. “La visione d’insieme sarà più chiara quando queste aziende diventeranno pubbliche, così come i loro bilanci”, prosegue.
Gli investitori sono infatti desiderosi di monitorare l’andamento dei guadagni di aziende come OpenAI, la quale ha impegnato 1,3 trilioni di dollari in acquisti entro il 2031 da fornitori come Oracle, CoreWeave, Microsoft, Amazon e NVIDIA. A conferma del continuo afflusso di capitali nel settore, a fine febbraio 2026 la società ha inoltre annunciato un nuovo round di finanziamento da 110 miliardi di dollari, segnale del fatto che, almeno per i leader del comparto, l’accesso ai capitali resta molto ampio.
Secondo l’esperto, finchè la crescita è sostenuta è probabile che i finanziamenti rimangano disponibili per questi leader nel settore AI.
L’indebitamento sotto la lente
Le obbligazioni a 100 anni di Alphabet testimoniano un significativo ricorso al debito da parte di queste aziende. Infatti, l’emissione di debito AI è aumentata del 112% nel 2025 rispetto all’anno precedente.
Tuttavia, “le riserve di liquidità sono importanti e i flussi di cassa in salute” spiega McCann. “Al contrario le aziende tecnologiche di fine anni ’90 avevano flussi di cassa limitati o addirittura negativi”.
Inoltre “il fatto che molti debiti siano stati contratti a livello della società madre è rassicurante, perchè il loro valore è legato ai flussi di cassa collettivi. Questo significa che non stai prestando soldi a un’azienda che esiste solo in funzione dell’AI”, osserva l’esperto.
Il finanziamento dei fornitori
Un aspetto degno di interesse è il fatto che queste aziende si finanzino e aiutino a vicenda per far crescere il business. Ad esempio Amazon e Google hanno investito miliardi in Anthropic, che a sua volta ha accettato di usare i servizi di Amazon Web Services e Google.
Nel corso degli anni ’90 c’era una società, Lucent Technologies, che prestava eccessivo denaro a start-up in difficoltà affinchè potessero acquistare i suoi equipaggiamenti. Tuttavia, la situazione in questo caso appare diversa: “a differenza di Lucent i leader di settore stanno prestando una piccola parte dei loro flussi di cassa”, sostiene McCann. “I loro piani di espansione potrebbero essere finanziati in maniera alternativa, per esempio con accordi fuori bilancio o contratti di finanziamento”. Basti pensare a Meta, che ha una joint venture con Blue Owl Capital chiamata Beignet Investor per costruire un data center in Louisiana. Microsoft, a sua volta, ha firmato accordi a breve termine con fornitori di data center chiamati neoclouds, interpretabili più come spese operative che come investimenti a lungo termine.
Possibile eccesso di offerta?
Nei primi anni 2000 le compagnie telefoniche hanno investito miliardi in reti di cavi in fibra ottica, operazione che ha condotto a un eccesso di offerta contro le previsioni. Oggi gli hyperscalers stanno espandendo la costruzione di data center, ritenendola essenziale per i modelli di AI generativa per l’uso quotidiano. Tuttavia, secondo Franz, “la capacità attuale degli hyperscalers potrebbe essere riutilizzata in altri settori ed essere richiesta anche se la domanda di AI rallenta”.
Colli di bottiglia nel settore
Non è da trascurare il vincolo di risorse: la disponibilità di elettricità è essenziale per la crescita, come fa notare James. “Il collo di bottiglia principale è la carenza di lavoratori in grado di costruire nuove centrali elettriche e linee di trasmissione per collegare i data center alla rete”, afferma l’esperto”. Per ora gli Stati Uniti sembrano essere in grado di far fronte al vincolo fino al 2028/2029. Dopo questi anni, senza un aumento significativo di generazione di energia elettrica, la costruzione dei data center potrebbe rallentare. James aggiunge: “la spesa per le utility potrebbe aumentare fino a circa 200 miliardi rispetto ai 130-135 del 2020, con fino al 20% di quella spesa per l’AI”.
Un fattore da non trascurare: la crescita economica
Tutte queste riflessioni vanno fatte alla luce di dove si pensa si trovi il ciclo economico in questo momento. Franz ritiene che i segni distintivi di una fase avanzat del ciclo comprendono aumenti di inflazione, tassi di interesse e salari che potrebbero spingere la Federal Reserve a inasprire la politica.
In conclusione quindi afferma che “una grande bolla come quella delle dot-com è meno probabile”. Ma la prudenza si rivela sempre un’arma efficace.

