Il 2025 si è chiuso con risultati solidi per il mercato azionario europeo e secondo diversi report di settore, le prospettive per il 2026 rimangono positive.
I principali indici europei hanno chiuso l’anno con il segno più e se all’inizio i più scettici mettevano in dubbio la solidità dell’Eurozona, la fine dell’anno ha dato loro diverse conferme.
Valutazioni più interessanti, insieme a una politica monetaria sempre più accomodante, hanno sostenuto la ripresa delle aziende europee. Il settore bancario ha registrato ottimi risultati, la crescita degli investimenti ha favorito i nomi della difesa e del tech, mentre non è andata altrettanto bene ai titoli “quality growth”.
Tutti i vincitori (e i vinti) dell’equity europeo nell’analisi di Niall Gallagher, Investment Manager, European Equities di Jupiter Asset Management.
Quality growth: cosa è cambiato nel 2025
Partendo dai “vinti”, l’attenzione si concentra sui titoli quality growth, da diversi anni “sopravvalutati”, secondo gli esperti di Jupiter. E il 2025 ne è stata la dimostrazione.
“La sovraperformance dello stile quality tra il 2018 e il 2021 è stata strettamente legata al calo dei rendimenti obbligazionari. Già allora osservavamo come i mercati azionari stessero incorporando tassi sempre più bassi nelle valutazioni di società con determinate caratteristiche, portando molti titoli quality growth a livelli che consideravamo eccessivamente alti rispetto ai fondamentali.
È passato un po’ di tempo prima che questa dinamica si riflettesse nei prezzi. Ma quando i rendimenti obbligazionari hanno iniziato a risalire, in particolare nel 2025, la correzione è stata significativa. È interessante notare che a guidare l’aggiustamento non sono stati tanto i tassi nominali quanto quelli reali. Per questo più che dall’aumento dell’inflazione, crediamo che l’inversione del trend dello stile quality sia dipesa soprattutto dal venir meno del quantitative easing”, spiega Gallagher.
Va detto anche che uno dei vantaggi di questo approccio è la sua capacità di selezionare titoli prezzati nel modo corretto, evitando le “occasioni” momentanee. Un aspetto che può favorire trend di stile più stabili e duraturi nel tempo.
“In questa fase, non riteniamo che le valutazioni attuali offrano un punto di ingresso particolarmente convincente, anche quando si tratta di nomi interessanti sotto il profilo dei fondamentali”, aggiunge Gallagher.
Banche europee: valutazioni ancora interessanti
La categoria dei vincitori, invece, è ricca di protagonisti e di tematiche a cui gli investitori dovrebbero guardare con attenzione anche nel 2026. Le già citate banche, per esempio, secondo l’analisi di Jupiter, manterranno valutazioni piuttosto interessanti.
“Ad oggi la crescita degli utili continua a mostrare una buona tenuta, sostenuta da un aumento dei volumi soprattutto nei Paesi dell’Europa meridionale e orientale, mentre la redditività rimane elevata e si traduce in una forte generazione di cassa. Anche la remunerazione per gli azionisti resta significativa, con dividendi e riacquisti di azioni proprie che offrono rendimenti particolarmente competitivi.
Negli ultimi mesi abbiamo scelto di ridurre l’esposizione alle banche italiane e spagnole, pur mantenendo una posizione complessivamente costruttiva sul settore. Le valutazioni rimangono su livelli contenuti, con il comparto che tratta ancora a multipli inferiori rispetto alla media storica.
È significativo che il punto più basso della performance relativa delle banche abbia coinciso con il picco dello stile quality growth, a conferma dell’impatto che anni di politiche monetarie ultra-accomodanti hanno avuto sulle valutazioni”, aggiunge.
Guardando ai prossimi mesi, il settore potrebbe beneficiare ulteriormente degli sviluppi legati all’applicazione dell’AI. In questo campo, le innovazioni potrebbero tradursi in progressi sull’automazione dei processi interni e la conseguente riduzione dell’organico e chiusura di filiali in eccesso, soprattutto in determinate aree geografiche.
Tecnologia e AI: i veri motori della crescita
La tecnologia e l’AI continuano a figurare tra i grandi protagonisti sui mercati finanziari. Per questo la loro presenza nell’elenco dei vincitori del mercato azionario è (quasi) scontata.
“L’Europa si difende bene perché può contare sulla presenza di numerose aziende la cui attività facilita la diffusione dell’intelligenza artificiale. Per questo motivo i risultati migliori degli ultimi anni sono stati registrati da titoli legati al capex dei semiconduttori e all’attrezzatura elettrica, come ASML o Prysmian.
Siamo convinti che queste aziende continueranno a crescere nei prossimi anni. Una dinamica destinata a proseguire anche nel 2026, sostenuta sia dall’AI sia dalla crescente domanda di energia”, prosegue Gallagher.
Sebbene tutti siano consapevoli delle dimensioni – probabilmente sempre maggiori – del mercato tecnologico e dell’AI, lo scoppio della “bolla” resta uno dei timori di una larga parte di investitori. Ma da Jupiter fanno sapere che per ora questo pericolo appare lontano, a fronte di valutazioni dei titoli elevate ma non eccessive.
“La domanda di semiconduttori e attrezzature avanzate, insieme a una domanda crescente di data center, saranno due driver strutturali di crescita per il mercato nei prossimi anni. Noi continueremo a monitorare le valutazioni dei titoli che, per ora, non risultano estreme. Con uno sguardo rivolto anche ai sotto-settori, su cui la nostra strategia adatterà l’esposizione nel corso del tempo”, precisa.
Consumi globali: gestire i “mixed signals”
L’ultimo settore su cui si concentra l’analisi di Jupiter è quello dei consumi che, a livello globale, sembra dare segnali contrastanti.
Negli Stati Uniti si parla di un contesto economico a forma di “K”, in cui i più ricchi continuano ad arricchirsi, mentre i meno abbienti subiscono pressioni sul loro potere d’acquisto – un contesto che favorisce il mercato del lusso. Mentre in Europa e in Cina prevale un atteggiamento più prudente, accompagnato da tassi di risparmio ancora molto elevati.
“Si tratta di un contesto che rende più difficile la crescita per molte aziende del settore. A queste dinamiche si sommano trend strutturali di lungo periodo – dalla diffusione dei farmaci anti-obesità all’evoluzione demografica, fino alla crescita dei giovani adulti astemi – che continuano a mettere pressione su molti comparti dei consumi di base”, conclude.
Dinamiche così variabili e incerte, come quelle a cui abbiamo imparato ad assistere negli ultimi anni, obbligano gli investitori a mantenere una certa prudenza quando si approcciano ai mercati, azionario compreso. In un contesto così eterogeneo, selettività, flessibilità e una solida gestione del rischio restano fondamentali nella costruzione del portafoglio.

