Big o small cap? Tra volatilità e tagli dei tassi di interesse

Il display del mercato azionario mostra cifre finanziarie con "SMALL CAP" in evidenza in testo bianco. Numeri come 44,10 e 0,55, accompagnati da frecce verdi e rosse, indicano le variazioni del prezzo delle azioni, il tutto su uno sfondo digitale scuro.

In momenti di volatilità, dove anche i titoli più importanti si trovano in bilico, gli investitori si trovano a chiedersi se valga la pena puntare sulle big cap o sia il momento di guardare anche alle imprese più piccole, come scegliere?

Una capitalizzazione di mercato sotto i 2/3miliardi di euro, questo è quello che offrono le società medio piccole e sembrano poco più di briciole rispetto agli oltre 3mila miliardi raggiunti da un gruppo ristretto di mega cap statunitensi. Ma questo significa che è meglio puntate sui i titoli a più alta capitalizzazione? In realtà, non sempre.

Negli ultimi 15 anni, le borse occidentali – ma non solo – hanno vissuto un lungo momento di crescita e le small cap non sono riuscite a tenere il passo di alcuni titoli statunitensi. Mai prima di questi ultimi anni, si erano visti gli indici di mercato affidare un peso così elevato alle prime dieci aziende, basti pensare che nell’S&P500 queste occupano circa il 30%. Chiaramente le small cap non hanno tutto questo potere e anzi, il loro peso sulla capitalizzazione complessiva del mercato azionario statunitense è scesa al 2,5%, secondo i dati Morgan Stanley.
Il profondo disallineamento tra le valutazioni relative alle piccole medie imprese e alle mega cap è chiaro, ma questo non significa che la situazione non possa cambiare, anzi.

Mega cap in stallo, gli investitori tornano a guardare le piccole imprese

L’estate non si è conclusa nel migliore dei modi per gli investitori che avevano deciso di puntare tutto su alcuni grandi titoli statunitensi, come le Magnifiche 7, che dopo un rallentamento tragico a inizio agosto e una lieve ripresa durante il resto del mese, si sono bloccate nuovamente a inizio settembre. In quest’ottica, sembra che le small cap siano assolutamente pronte a recuperare il terreno perso.

Sicuramente gli ultimi tre anni sono stati particolarmente sfidanti per le small cap che godono di un forte legame inverso con i tassi. Questi significa che più i tassi d’interesse venivano alzati dalle banche centrali, più i conti di queste piccole imprese erano pesanti, in quanto caratterizzate da un indebitamento medio elevato. Ora che la situazione sembra vicina ad un punto di svolta, con la Banca centrale europea che ha già tagliato i tassi di interesse due volte e la Federal Reserve che ha già optato per un taglio di 50 punti basi, la situazione potrebbe tornare in territorio positivo.

Elisa Piscopiello, ETF Analyst, e Tommaso Cucchetti, Senior Business Developer Manager, entrambi di di Legal & General Investment Management parleranno proprio di questo tema giovedì 3 ottobre. Durante il nuovo appuntamento di Etf in pillole, l’appuntamento trimestrale di LGIM, i due esperti approfondiranno e condivideranno i temi che hanno caratterizzato il mercato negli ultimi mesi.
Il focus sarà proprio sul mercato azionario globale e quello statunitense, prendendo in esame le valutazioni delle diverse aziende che ne fanno parte. Così, partendo da un’analisi storica, gli esperti spiegheranno come le aziende a grande e a piccola capitalizzazione reagiscono nei periodi di tagli dei tassi d’interesse. Mostrando, da un lato, gli ampi vantaggi delle multinazionali con marchi forti e in grado di restistere alla volatilità del mercato, dall’altro senza dimenticarsi le opportunità di diversificazione date dalle small cap.

Le iscrizioni per l’evento sono ancora aperte, visita il sito di LGIM per saperne di più

di Matilde Sperlinga

Giornalista, in We Wealth si occupa di mercati, con un focus su geopolitica e venture capital. Laureata in Scienze Politiche e Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Domande frequenti su Big o small cap? Tra volatilità e tagli dei tassi di interesse

Cosa si intende per società 'medio piccole' in termini di capitalizzazione di mercato secondo l'articolo?

Le società medio piccole sono definite come quelle con una capitalizzazione di mercato inferiore ai 2/3 miliardi di euro. Questo le distingue nettamente dalle mega cap, che raggiungono valori di mercato significativamente superiori.

Le mega cap statunitensi rappresentano una quota di mercato considerevole rispetto alle società medio piccole?

Sì, l'articolo evidenzia che un ristretto gruppo di mega cap statunitensi ha raggiunto oltre 3mila miliardi di euro di capitalizzazione. Questo dato sottolinea la notevole differenza dimensionale rispetto alle società medio piccole.

È sempre vantaggioso investire in titoli a più alta capitalizzazione di mercato?

Non necessariamente. L'articolo suggerisce che, nonostante la crescita delle borse occidentali negli ultimi 15 anni, le small cap non sono sempre riuscite a tenere il passo, implicando che la scelta tra mega cap e small cap non è sempre scontata.

Qual è stato l'andamento delle small cap negli ultimi 15 anni rispetto alle borse occidentali?

Durante gli ultimi 15 anni, caratterizzati da una lunga fase di crescita delle borse occidentali, le small cap non sono riuscite a tenere il passo. Questo indica una performance inferiore rispetto al mercato generale in quel periodo.

Quali fattori sembrano influenzare l'interesse degli investitori verso le piccole imprese secondo il titolo dell'articolo?

Il titolo suggerisce che l'interesse degli investitori si sta spostando verso le piccole imprese a causa di uno stallo delle mega cap. Questo spostamento è probabilmente influenzato anche da fattori come la volatilità e i tagli dei tassi di interesse, menzionati nel titolo principale.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

Mentre i grandi titoli americani stanno iniziando a sentire l’onda della volatilità, è un buon momento per diversificare il mio portafoglio grazie alle small cap?