Unctad: “L’Europa ha fatto troppo poco per contrastare la crisi”

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Nel suo ultimo rapporto le Nazioni Unite mostrano come l’Ue e l’Italia abbiano faticato ad agganciare la ripresa globale

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Fra i Paesi del G20, l’Italia e la Spagna risulteranno i Paesi più colpiti economicamente nel biennio 2020-21. In generale, l’Europa si sta riprendendo meno della media globale e molto più lentamente rispetto agli Stati Uniti

A livello globale si sta verificando una forte ripresa del commercio, che, però, “potrebbe rivelarsi di breve durata”

Alla fine del 2021 il Pil italiano sarà inferiore del 3,9% rispetto ai livelli del 2019: fra tutti i Paesi del G20 è la variazione più negativa nel biennio segnato dal Covid, dopo quella della Spagna (-5,4%). Nello stesso periodo, invece, l’economia globale si sarà ripresa con una variazione positiva dell’1,6% rispetto al reddito generato due anni prima. Secondo le previsioni contenute nell’ultimo report della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad), la crescita globale rallenterà al +3,6% nel 2022: se così dovesse essere, il Pil mondiale si verrebbe a trovare al di sotto del 3,7% rispetto alla tendenza tracciata prima della pandemia.

Il commercio internazionale in beni e servizi è previsto in forte recupero: dopo un crollo del 5,6% nel 2020, l’Unctad prevede un rimbalzo del 9,5% per l’anno in corso. Tuttavia, “la recente ripresa del commercio internazionale potrebbe essere di breve durata” dal momento che risente in parte della ricostituzione delle scorte all’inizio del 2021. “Inoltre, il cambiamento indotto dalla pandemia nelle abitudini di consumo, in particolare l’aumento relativo della domanda di beni, tornare indietro quando i modelli di domanda si saranno normalizzati”, ha precisato l’Unctad.

I limiti del Vecchio Continente

Nel suo Trade and Development Report 2021 l’Unctad ha messo in luce come l’Europa, nel suo complesso, stia faticando di più a recuperare il terreno perduto a causa della pandemia.
“L’Europa sta vivendo una crescita deludente “nonostante una politica monetaria molto accomodante adottata dalla Bce”, ha scritto la Conferenza della Nazioni Unite, il cui impegno è stato sì “senza precedenti”, ma anche “insufficiente” ad allineare i vari spread.

Le politiche concordate dai governi della zona euro sono state ‘troppo poco e troppo tardi’”, ha affermato senza mezzi termini l’Unctad, parlando di “uno storico problema di coordinamento dell’Europa”.
“Nonostante la ripresa delle sue esportazioni nette, il Pil tedesco nel 2021 dovrebbe sarà quasi il 3% al di sotto del suo livello del 2019. E la ripresa tende ad essere ancora più debole in Francia, Italia e Regno Unito”.

I numeri sul sostegno pubblico dei governi europei all’economia “perdono” sempre il confronto contro Usa, Giappone, Australia o Canada. Fra spese anti-Covid e trasferimenti ai privati l’Italia ha sborsato nel 2020 una cifra pari al 5,4% del suo Pil, la Francia e la Germania il 3,3%, la Spagna il 4,9%. Gli Stati Uniti, invece, il 9,1%; il Canada l’8,3%; il Giappone l’8% e l’Australia oltre il 10,2%.

Sul piano globale, l’Unctad sembra fare propria un’impostazione progressista della politica economica e fiscale. La decelerazione della crescita che si verificherà nel 2022, ha affermato il comunicato che accompagna il report, “potrebbe essere più pronunciata del previsto, qualora i politici perderanno coraggio o risponderanno a quelle che nel rapporto vengono considerati appelli fuorvianti in favore di un ritorno alla deregolamentazione e all’austerità”.

Secondo il direttore della divisione dedicata alla globalizzazione dell’Unctad, Richard Kozul-Wright: “La pandemia ha creato un’opportunità per ripensare i principi fondamentali della governance economica internazionale, che è stata un’occasione mancata dopo la crisi finanziaria globale”, ha dichiarato Kozul-Wright, “in meno di un anno, iniziative politiche ad ampio raggio negli Stati Uniti hanno iniziato a produrre un cambiamento concreto per quanto riguarda la spesa per le infrastrutture e dell’espansione della protezione sociale, finanziata attraverso una tassazione più progressiva. Il prossimo passo logico è portare questo approccio a livello multilaterale”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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