Investire per il lungo periodo: dovrebbe essere una priorità in particolare per i giovani, ma non è così. Il 47% dei membri della Gen Z, infatti, dice di spendere senza preoccuparsi troppo del futuro, così come il 39% dei Millennial (30-45enni). Il dato scende sensibilmente nelle generazioni anziane e di mezza età, dove circa otto intervistati su dieci affermano di preferire rinunciare a qualcosa oggi per una maggiore sicurezza economica futura. Il paradosso è che nel mondo degli investimenti il tempo è uno dei principali motori di creazione di ricchezza, grazie all’interesse composto. Eppure, una larga parte degli italiani più giovani non sembra ancora aver acquisito una mentalità orientata all’accumulo di lungo periodo. È quanto emerge da una nuova ricerca FINER Explorer presentata in occasione dell’EFPA Italia Meeting 2026, condotta su 9.100 individui rappresentativi della popolazione italiana e 5.200 professionisti finanziari.
Giovani risparmiatori: pochi investono regolarmente
L’atteggiamento da “cicala” delle generazioni più giovani trova un riscontro nel modo di gestire il risparmio. Anche fra i giovani più previdenti, infatti, solo il 24% della Gen Z ha investimenti ricorrenti o aderisce alla previdenza complementare, contro il 52% dei Boomer. Il dato non è poi così elevato nemmeno per le generazioni intermedie (30% Gen X e 26% Millennial). Si tratta, in questo caso, dei risparmiatori che dichiarano di privilegiare la sicurezza economica futura rispetto ai consumi presenti.
Avere un consulente finanziario si associa ad abitudini di pianificazione più lungimiranti: secondo quanto dichiarato dai professionisti intervistati, ha un Pac o un fondo pensione il 58% dei clienti dei consulenti finanziari, il 46% dei clienti dei private banker e il 29% di chi è seguito da un gestore bancario. Questa disparità suggerisce una combinazione di fattori: da una parte la sollecitudine dei professionisti su questi temi, che si trasmette alla clientela, ma anche una composizione della clientela potenzialmente più facoltosa o propensa a investire, e che proprio per questo si è dotata di un consulente.
Chi pianifica a lungo termine non cerca tanto l’arricchimento, quanto soprattutto la protezione: il 54% degli intervistati vuole anzitutto mantenere il proprio stile di vita, il 35% garantirsi le migliori cure mediche e il 30% potersi permettere un’assistenza familiare.
Pensioni: il 63% della Gen Z conta ancora sullo Stato
Nonostante questa attenzione alla sicurezza futura, la maggioranza dei giovani continua a pensare che la propria protezione economica nella terza età deriverà principalmente dalle tutele pubbliche. Lo pensa il 52% dei risparmiatori intervistati e il 63% della Gen Z: “È fondamentale che qualcuno li avvisi per tempo”, ha commentato il fondatore di FINER, Nicola Ronchetti. Il dato dei più giovani, tuttavia, è migliorato rispetto al 2025, quando raggiungeva il 77%.
“Della ricerca mi ha sorpreso che i giovani considerino ancora il sistema pubblico come una garanzia”, ha dichiarato il neoeletto presidente di EFPA Italia, Fabrizio Quaglio. “La competenza del consulente finanziario certificato è fondamentale per aiutare le nuove generazioni a comprendere il futuro e a mettere da parte risorse con obiettivi a 10, 20, 30 o 40 anni”.
Nonostante la maggiore quota di “cicale”, tuttavia, le due generazioni più giovani mostrano anche un segnale incoraggiante: chi si è attivato per pianificare il proprio futuro lo ha fatto a un’età molto più precoce rispetto a genitori e nonni. Per i Millennial l’età media di avvio della pianificazione è stata di 34 anni, per la Gen Z di 27. Per confronto, i Boomer dichiarano di essersi attivati mediamente a 56 anni.
L’importanza di investire per sopperire al progressivo indebolimento del welfare pubblico è uno dei punti su cui, commentando la ricerca, ha posto l’accento il segretario generale di Assoreti, Marco Tofanelli, sottolineando il ruolo dei consulenti: “I giovani diminuiranno, diminuiranno gli uomini e le donne in età lavorativa, aumenteranno quelli che non lavorano. Se tutto questo non viene accompagnato in maniera chiara e forte, l’Italia rischia di non riuscire più a sostenere il welfare pubblico. Non ci sarà, sappiamo che deve essere sostenuto dal welfare privato”. Un sistema che, ha aggiunto Tofanelli, dovrà essere affiancato sempre di più dal welfare privato.
Risparmio, la lezione delle fintech ai consulenti
L’importanza di trasmettere una comunicazione attenta alla pianificazione finanziaria, in ogni caso, è sempre più evidente anche nella pubblicità rivolta al grande pubblico. Non solo le campagne di cartellonistica di Scalable Capital, ma anche la pubblicità di Trade Republic con Brad Pitt come testimonial, finita poi in un’imitazione di Fiorello.
“È bellissimo vedere come le fintech, come Trade Republic che parlano prevalentemente ai giovani, parlano di piani di accumulo. Tutti avrete visto la pubblicità di Brad Pitt che attira l’attenzione dei propri clienti e poi dice: ‘Oltre a un alto tasso sul conto corrente puoi risparmiare 1 euro al giorno'”, ha ricordato Ronchetti, per poi lanciare un appello: “Non lasciamo alle fintech e a Brad Pitt l’educazione al risparmio e all’accumulo, però è un dato di fatto che per la prima volta a livello mass market non sia una banca, ma sia una fintech a parlare di questi temi”.
Risponde, non senza orgoglio, il presidente di Anasf, Luigi Conte: “Se oggi una fintech riesce a far passare il messaggio del piano di accumulo ai giovani non dice nulla di nuovo rispetto a ciò che facevamo 30 anni fa. Banalizzare tutto attraverso un messaggio pubblicitario che dispone verso un certo tipo di strumento, affermando che è lo strumento adeguato per arrivare a determinati obiettivi, significa anche semplificare un processo complesso, che è quello della consulenza e della pianificazione patrimoniale”.


