Wall Street entra nel vivo delle trimestrali a partire dalla prossima settimana, forte di un nuovo massimo storico appena aggiornato martedì 6 ottobre. Nonostante le apparenze, tuttavia, le azioni americane risultano meno care rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Il rapporto fra prezzi e utili proiettati a 12 mesi è pari a 19 volte sulla base della chiusura del 30 settembre, contro una media di 19,8 per gli ultimi cinque anni e 19,1 negli ultimi dieci, ha ricordato FactSet. Non solo: nonostante il rally, i multipli risultano in calo rispetto ai livelli registrati alla fine del secondo trimestre.
Il traino, insomma, sta tutto nelle attese sugli utili societari: nel terzo trimestre è atteso un rialzo del 29,5% annuo, contro il +26,7% stimato a fine giugno. Se confermato, sarebbe il terzo trimestre consecutivo sopra il 25% e l’ottavo consecutivo a doppia cifra. In accelerazione anche le attese sui ricavi: +12,3%, contro il +10,9% stimato a giugno.
Nel corso del trimestre, di conseguenza, gli analisti hanno alzato le stime sugli utili per azione dell’1,4%. Un cambio di marcia, se si pensa che negli ultimi cinque anni normalmente le tagliavano del 2,2%.
Il dato apparentemente più rassicurante è che gli analisti attendono una crescita degli utili in tutti gli 11 settori monitorati. Un piccolo dettaglio che rompe l’idillio: questa diffusione delle attese non trova per ora riscontro nell’andamento del mercato. La fiducia degli investitori si sta concentrando sempre di più sulle società coinvolte, direttamente o indirettamente, nella corsa all’intelligenza artificiale. L’asticella delle attese resta quindi alta.
A partire da martedì verranno pubblicate le trimestrali delle grandi banche Usa: si parte da JPMorgan, Goldman Sachs, Wells Fargo e Citi; mercoledì sarà il turno di Bank of America e Morgan Stanley. Un settore che, a dispetto dei record dell’S&P 500, ha perso circa il 7% da inizio settembre al 6 ottobre.
Ma più che l’eccezione è la regola: tolte le mega cap tecnologiche che dominano il listino principale, gran parte dei settori è in fase di ritracciamento. Sono in calo le azioni sanitarie, i beni di consumo di base e anche le small cap.
L’indice Russell 2000, che monitora l’andamento delle società americane a bassa capitalizzazione, è in calo del 5,48% nell’ultimo mese al 7 ottobre. Il Dow Jones, che presenta una composizione più industriale, risulta invece in calo del 2,96% nello stesso periodo.
A rendere ancora più evidente la divergenza è un altro indicatore di ampiezza del mercato: secondo Dow Jones Market Data, martedì meno della metà dei titoli dell’S&P 500 risultava sopra la propria media mobile a 200 giorni, una quota in costante diminuzione da agosto.
Insomma, le mega cap tecnologiche hanno ormai raggiunto un peso sufficiente per sostenere quasi da sole l’andamento degli indici. La capitalizzazione complessiva delle Magnificent Seven – Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla – ha toccato martedì un nuovo massimo storico di circa 25 mila miliardi di dollari. Una concentrazione che trova però almeno per ora una controparte nei fondamentali: è proprio all’interno del settore tecnologico che si concentra una parte rilevante della crescita attesa degli utili. Secondo Goldman Sachs, Micron e Nvidia da sole potrebbero infatti generare oltre un terzo dell’intera crescita degli utili trimestrali dell’S&P 500.
L’ottimismo viene anche dalle aziende
Anche le società hanno contribuito ad alimentare le aspettative. Secondo FactSet, 116 aziende dell’S&P 500 hanno fornito una guidance sugli utili per azione del terzo trimestre: 72 hanno indicato prospettive positive e 44 negative. Il numero di guidance positive è nettamente superiore alla media degli ultimi cinque anni, pari a 42, e a quella degli ultimi dieci, pari a 40. Anche in termini percentuali il dato è eccezionale: il 62% delle società che ha fornito indicazioni sull’Eps ha espresso una guidance positiva, contro una media quinquennale del 40% e decennale del 41%. Le 72 indicazioni positive rappresentano inoltre un record nella serie storica di FactSet. Il margine per sorprendere, almeno sulla carta, si restringe.
Il vero motore resta la spesa per l’intelligenza artificiale
Alla base di questa crescita c’è soprattutto l’accelerazione degli investimenti legati all’AI. Secondo Goldman Sachs, gli investimenti in conto capitale dei grandi hyperscaler dovrebbero vedere un aumento del 116% su base annua nel trimestre terminato a settembre, accelerando ulteriormente rispetto al +87% registrato nel secondo trimestre. Questo ha ripercussioni a cascata su un’intera filiera di produttori di chip, data center, infrastrutture e servizi tecnologici. Oltre alla tecnologia, però, anche il settore energia potrebbe andare incontro a risultati in miglioramento, grazie all’aumento del 30% del prezzo del West Texas Intermediate nel terzo trimestre. FactSet prevede per le società energetiche quotate negli Stati Uniti una crescita degli utili del 114% su base annua, contro il +79% stimato alla fine di giugno.
La Borsa americana continua a essere lanciata verso la crescita e, nel complesso, sembra prezzata meglio rispetto al recente passato. Se poi dovesse diventare una squadra trainata da un solo bomber, potrebbe essere un problema solo se smetterà di segnare.

