Chiedere a un chatbot che cos’è un Etf, o come si confrontano due polizze vita, è diventato per molti italiani un gesto quotidiano quanto controllare il meteo. Quando però dalla curiosità si passa alla firma, la tastiera resta in disparte e si torna a sedersi davanti a una persona. È il quadro che emerge dalla ricerca europea «La consulenza finanziaria nell’era dell’AI», realizzata da Ipsos per conto di OVB Holding, gruppo tedesco con sede a Colonia specializzato nei servizi di gestione patrimoniale e nell’intermediazione assicurativa.
Fra il 24 e il 26 agosto sono stati intervistati 5.000 risparmiatori tra i 18 e i 75 anni, rappresentativi della popolazione di Italia, Spagna, Germania, Ungheria e Repubblica Ceca, attuali o potenziali clienti di servizi di consulenza. Al centro, due domande: quanto si ricorre oggi all’intelligenza artificiale nella gestione dei propri risparmi e che cosa ci si aspetta dalla consulenza dei prossimi anni. Le risposte italiane disegnano un risparmiatore curioso, ma prudente.
Italiani e consulenza finanziaria: l’IA come docente e come “controllore” per valutare il CF
Il 43% degli italiani usa assistenti come ChatGPT, Copilot o Gemini per questioni finanziarie e assicurative: il 14% regolarmente, il 29% di tanto in tanto. Fra i 18 e i 34 anni la quota sale al 60%, segno di un’abitudine generazionale destinata a consolidarsi. Più di un terzo (37%), al contrario, non li ha mai interpellati su questi temi.
L’impiego prevalente è didattico: il 52% se ne serve per comprendere gli argomenti finanziari in generale, il 41% per documentarsi sui prodotti, il 26% per la pianificazione. Curiosa la quota di chi usa l’IA come «seconda opinione»: il 22% vi ricorre per valutare i consigli ricevuti dal proprio consulente e il 13% per prepararsi al colloquio.
Il salottino batte lo schermo
Se si guarda all’insieme delle fonti, peraltro, la gerarchia è ancora molto tradizionale. Il canale più battuto resta il consulente della propria banca (45%), seguito dai portali e siti finanziari (29%) e dai consulenti indipendenti (24%). Amici e conoscenti (19%) precedono di poco l’intelligenza artificiale, indicata dal 16%, alla pari con i familiari. Fanalino di coda i social media, al 9%.
Quanto ai temi su cui il bisogno di informazione è più sentito, in testa compaiono a pari merito, con il 51% delle risposte, la previdenza pensionistica e gli investimenti finalizzati all’accumulo patrimoniale. Seguono l’assicurazione sulla vita e la consulenza sul credito (26% ciascuna) e i finanziamenti immobiliari (25%).
Gli italiani la usano, ma non si fidano moltissimo dell’IA per la consulenza finanziaria
All’uso crescente non corrisponde una fiducia altrettanto diffusa. Solo il 23% degli italiani si fida completamente o per lo più delle informazioni fornite dall’IA in materia finanziaria; il 41% si ferma a una fiducia parziale, il 21% ne ha poca e il 16% nessuna.
Il timore principale, citato dalla metà degli intervistati, è ricevere consigli errati o inappropriati. Pesano poi l’assenza di un referente personale (38%), la mancata considerazione della propria situazione (32%), la protezione dei dati (32%) e la mancanza di responsabilità (31%); appena il 6% non nutre alcuna riserva. Sui dati, del resto, la prudenza è evidente: il 40% non affiderebbe a un algoritmo reddito, spese e investimenti, il 23% lo farebbe solo in forma anonima e appena il 4% consegnerebbe tutte le informazioni richieste.
Quando la decisione pesa, vince la stretta di mano
Se la posta in gioco sale, il verdetto è netto. Davanti a una decisione finanziaria importante, il 29% degli italiani si fiderebbe esclusivamente di una persona in carne e ossa e il 46% principalmente: tre su quattro, in tutto. Un intervistato su cinque (20%) mette sullo stesso piano consulente e macchina, mentre appena il 5% darebbe la precedenza all’IA.
Il dato trova conferma sul terreno concreto del portafoglio. Il 40% non investirebbe mai sulla base di un suggerimento dell’intelligenza artificiale e il 31% lo farebbe soltanto dopo il via libera di un consulente. Il restante 30% si dice disponibile, ma per lo più con cifre contenute: il 9% sotto i 100 euro l’anno, il 15% fra 100 e 1.000 euro, appena il 4% oltre questa soglia. Gli ambiti in cui l’algoritmo ispira più fiducia sono il confronto fra mercati e prodotti (38%), le informazioni fiscali (28%) e l’analisi delle polizze in essere (26%).
Un primato tutto italiano
Il confronto internazionale rende la fotografia ancora più nitida. Per il 70% degli italiani la consulenza personalizzata è importante, e per il 43% lo è molto: è la percentuale di gran lunga più alta fra i cinque Paesi analizzati, la cui media si ferma al 59%. Del resto il 61% si è già rivolto almeno una volta a un professionista.
Dal consulente ci si aspetta anzitutto chiarezza: il 93% giudica importante una spiegazione dettagliata e comprensibile di prodotti e investimenti, il 92% una relazione di fiducia e un’assistenza di lungo periodo, il 90% una pianificazione su misura e l’accesso alle migliori offerte di mercato.
Fra 5 anni la consulenza migliore arriverà da umano più macchina
Il presente è segnato dalla diffidenza, ma il futuro (forse) ha i contorni di un modello ibrido. Il 51% degli italiani ritiene che fra cinque anni la consulenza migliore arriverà dalla combinazione tra professionista e intelligenza artificiale, contro il 26% che punta sul solo consulente e il 9% sulla sola IA. Anche qui l’Italia guida la classifica europea, al di sopra di una media del 47%.
Quanto al modello preferito oggi, un terzo (34%) vuole ancora un consulente esclusivamente umano, ma la stessa quota (33%) sceglie un professionista supportato dall’IA e il 18% un mix paritario. All’algoritmo si delegherebbero soprattutto la valutazione del rischio (44%) e i suggerimenti d’investimento (35%). E il 38% dichiara che si fiderebbe di più di un consulente certificato anche nell’uso dei sistemi di intelligenza artificiale.
È la lettura proposta da Giovanna Nalin, amministratrice delegata di OVB Italia: «L’AI sta cambiando il modo in cui le persone s’informano sulle questioni finanziarie, ma non risponde all’esigenza di un orientamento personale. Il nostro compito di consulenti finanziari è contestualizzare le informazioni, valutarne la rilevanza per la situazione di vita individuale e sviluppare, insieme con i clienti, una strategia sostenibile a lungo termine».
Da Colonia, la parola d’ordine è integrazione
Sulla stessa linea il vertice del gruppo. Per Heinrich Fritzlar, Coo di OVB Holding, i risultati dimostrano che anche nell’era dell’IA i consumatori continuano ad attribuire grande importanza alla consulenza personalizzata, mentre crescono le attese perché la tecnologia sostenga in modo significativo il processo consulenziale. Di qui l’impegno ad accompagnare la rete nell’integrare in modo responsabile le innovazioni tecnologiche, unendo competenza umana e opportunità offerte dagli algoritmi.
A tirare le fila è Mario Freis, Ceo di OVB Holding: «L’AI sta cambiando il modo in cui le persone cercano, capiscono e confrontano le informazioni finanziarie. Quando però si tratta di prendere decisioni importanti, la valutazione personale, la responsabilità e la fiducia restano fondamentali. Il futuro della consulenza finanziaria non sta quindi nella scelta tra persone e tecnologia, ma in una combinazione intelligente dei rispettivi punti di forza».

