Tassi in aumento, ma senza recessione: la view dei mercati regge?

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Uomo in abito blu parla al microfono, con Donald Trump sullo sfondo e bandiere americane.

Il petrolio sopra quota 100 dollari e i rendimenti obbligazionari ai massimi da anni hanno riportato in primo piano il rischio di nuovi rialzi dei tassi. Ma i mercati continuano a scommettere su una crescita capace di assorbire la stretta: il 55% dei gestori vede ancora uno scenario di “no landing”, mentre appena il 2% teme un hard landing

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La Federal Reserve si riunisce fra mercoledì e giovedì sotto un fuoco incrociato che i mercati interpretano con la certezza quasi assoluta che Kevin Warsh e colleghi opteranno per un rialzo dei tassi. Martedì il Brent ha raggiunto quota 109 dollari al barile, a seguito dell’estensione della crisi energetica all’oleodotto saudita Abqaiq-Yanbu, attaccato dai ribelli Houthi filo-iraniani. Nelle ore successive, l’ulteriore pressione attesa sull’inflazione ha contribuito a spingere il rendimento del Treasury decennale oltre la soglia del 5%, sui livelli più elevati dal 2007.

Le attese dei mercati sulla decisione del Fomc sono cambiate radicalmente in poco più di due settimane: secondo il FedWatch Tool del CME, le probabilità di un rialzo a settembre sono passate dal 35% precedente al discorso di Warsh a Jackson Hole del 27 agosto all’attuale 92,5%. Appena il 9 settembre le chance di una stretta si attestavano ancora attorno al 60%.

Il rialzo “disordinato” dei rendimenti obbligazionari è diventato la principale fonte di preoccupazione fra i gestori di fondi globali sondati da Bank of America a settembre: un investitore su tre definisce questo fenomeno il principale rischio di coda, in aumento dal 27% di agosto.

L’aumento dei rendimenti obbligazionari è un fenomeno che si estende ben oltre i soli Stati Uniti: anche in Italia il rendimento del Btp decennale ha toccato mercoledì una punta del 4,47%, 0,92 punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo di un anno fa.

I mercati scommettono ancora sul “no landing”

Gli analisti di BofA prevedono che la Federal Reserve procederà complessivamente a tre rialzi dei tassi da qui a fine anno, includendo l’eventuale stretta di giovedì. Lo scenario di tassi elevati più a lungo, l’“higher for longer”, ha finora contagiato i rendimenti obbligazionari senza provocare una caduta delle azioni. Parte di questa resistenza si ritrova ancora nelle aspettative dei gestori globali: il 55% considera il “no landing”, ossia uno scenario in cui non si verifica un significativo rallentamento della crescita, l’esito più probabile per l’economia globale nei prossimi 12 mesi.

L’aumento dei costi energetici combinato a quello del costo del denaro spinge storicamente gli economisti a temere un contraccolpo sull’attività economica e sulla capacità di spesa delle famiglie. Il dibattito sulla recessione dopo la stretta monetaria del 2022-2023 ha però smentito gran parte degli analisti: al termine del ciclo di inasprimento non si è verificata alcuna recessione né negli Stati Uniti né a livello globale. Oggi i mercati sembrano posizionati sull’aspettativa che, nonostante i nuovi rialzi dei tassi, possa andare ancora una volta così: appena il 2% dei gestori prevede un “hard landing” dell’economia.

Azioni e banche: il portafoglio riflette la stessa scommessa “ottimista”

Nell’ultima revisione dei portafogli, i fund manager globali si sono limitati ad alleggerire il sovrappeso sulle azioni e a ricostruire un cuscinetto di liquidità, salita dal 3,5% al 3,9%, un livello che rimane comunque storicamente basso. In particolare, il settore finanziario ha visto aumentare la propria attrattiva agli occhi degli investitori, con l’allocazione verso banche e assicurazioni salita ai livelli più elevati da novembre 2025. Il sovrappeso sulle banche ha raggiunto un saldo netto del 34% dei gestori.

L’aumento dei tassi, infatti, può contribuire ad ampliare i margini di interesse sui crediti, ponendo le condizioni per quelli che in Italia sono stati ribattezzati “extraprofitti” nel periodo 2022-2023. Anche questa scommessa, però, funziona soprattutto nell’ipotesi in cui l’aumento dei tassi non conduca a una recessione e a un aumento delle insolvenze, che finirebbe invece per pesare sui bilanci delle banche.

Il rischio recessione resta fuori dai prezzi

Le ultime proiezioni macroeconomiche della Bce, pur incorporando uno scenario meno favorevole sul fronte dei costi energetici, hanno nel frattempo rivisto al rialzo le prospettive di crescita. Gli investitori non hanno molti motivi per elaborare la previsione opposta, almeno per ora.

Nonostante la prospettiva di bollette e mutui più cari, l’ipotesi di una recessione appare ancora remota. “Abbiamo ridimensionato la nostra stima del rischio di recessione nei prossimi 12 mesi”, ha dichiarato questa settimana a Yahoo Finance Jan Hatzius, chief economist di Goldman Sachs. “A marzo lo avevamo quantificato intorno al 30%, mentre oggi lo stimiamo al 15%. Detto questo, se dovessimo assistere a un nuovo shock, torneremmo ad aumentare quella probabilità”.

Domande frequenti su Tassi in aumento, ma senza recessione: la view dei mercati regge?

Qual è la principale aspettativa dei mercati riguardo alla prossima riunione della Federal Reserve?

I mercati si aspettano con quasi assoluta certezza che la Federal Reserve opterà per un rialzo dei tassi durante la sua prossima riunione. Questa convinzione è basata sull'interpretazione delle dinamiche attuali da parte degli operatori finanziari.

Quale scenario di mercato sembra prevalere nonostante l'aumento dei tassi?

Nonostante i tassi in aumento, i mercati sembrano scommettere ancora su uno scenario di 'no landing', ovvero un atterraggio morbido dell'economia senza recessione. Questa visione ottimista si riflette anche nelle strategie di investimento su azioni e banche.

Quale evento ha contribuito a esercitare ulteriore pressione sull'inflazione?

L'attacco all'oleodotto saudita Abqaiq-Yanbu da parte dei ribelli Houthi ha esteso la crisi energetica e contribuito a spingere ulteriormente l'inflazione. Questo evento ha avuto un impatto diretto sui prezzi del petrolio.

Come si posiziona il rischio recessione nei prezzi attuali del mercato?

Il rischio di recessione sembra essere rimasto fuori dai prezzi attuali del mercato. Ciò indica che gli investitori non stanno scontando in modo significativo uno scenario recessivo nelle loro valutazioni.

Qual è stato l'andamento del prezzo del Brent in relazione agli eventi recenti?

Il Brent ha raggiunto quota 109 dollari al barile a seguito dell'attacco all'oleodotto saudita. Questo aumento è stato influenzato dall'estensione della crisi energetica e dalla conseguente pressione sull'inflazione.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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