Bce pronta al rialzo, sarà l’ultimo? Le previsioni

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Donna con capelli bianchi, occhiali blu, orecchini blu e giacca bianca, bandiera UE sullo sfondo.

Per i bond, il rialzo Bce di settembre potrebbe segnare più un punto d’arrivo che l’inizio di una nuova stretta: le scadenze brevi e medie tornano interessanti, mentre sul lungo restano le pressioni di debito, offerta e premio a termine.

Indice

La guerra in Iran ancora in corso, il prezzo del petrolio nuovamente in crescita oltre i 96 dollari al barile e l’inflazione dell’Eurozona accelerata al 3,3% ad agosto: tutto ormai è pronto per il quasi sicuro rialzo dei tassi della Bce giovedì 10 settembre. Ma il mercato comincia già a guardare oltre, interrogandosi sulla possibilità che nuove strette monetarie possano riaffacciarsi nei prossimi mesi.

Al 4 settembre l’Euribor a tre mesi, che riflette anche le aspettative sull’andamento dei tassi a breve termine, è arrivato al 2,679%. Il livello incorpora ormai il rialzo di 25 punti base atteso giovedì, che porterebbe il tasso sui depositi dal 2,25 al 2,50%, e lascia anche un margine per il rischio che la Bce debba fare qualcosa in più. Ma quanto è probabile che Francoforte sia davvero all’inizio di un nuovo ciclo restrittivo?

Inflazione: effetto Ucraina 2022 ed effetto Iran a confronto

Inflazione: effetto Ucraina 2022 ed effetto Iran a confronto

Nei primi sei mesi dopo lo shock geopolitico l’inflazione headline dell’Eurozona è salita molto meno nel 2026: +1,4 punti percentuali contro +3,2 nel 2022.
1,0% 3,2% 5,5% 7,8% 10,0% Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago 2022 2026 5,9% 7,4% 7,4% 8,1% 8,6% 8,9% 9,1% 1,9% 2,6% 3,0% 3,2% 2,8% 2,9% 3,3%
Fonte: elaborazione su dati Eurostat. HICP annuo, febbraio-agosto; agosto 2026 stima flash.

La combinazione tra prezzi energetici in aumento e shock geopolitico riporta inevitabilmente alla mente il precedente dell’invasione russa dell’Ucraina. Osservando i dati, però, saltano subito all’occhio differenze sostanziali nell’impatto esercitato dalle due crisi sull’andamento dei prezzi nei mesi successivi.

Tra febbraio e agosto 2022 l’inflazione headline dell’Eurozona passò dal 5,9 al 9,1%, con un aumento di 3,2 punti percentuali. Nello stesso intervallo del 2026 è salita dall’1,9 al 3,3%, un incremento di 1,4 punti. Ancora più evidente è il confronto sull’inflazione di fondo: dal 2,7 al 4,3% nel 2022, mentre quest’anno il dato di agosto, al 2,4%, è esattamente allo stesso livello di febbraio.

Inflazione di fondo: il confronto 2022-2026

Inflazione di fondo: il confronto 2022-2026

È qui che emerge la distanza maggiore: la core salì di 1,6 punti nei sei mesi successivi all’invasione russa, mentre nel 2026 è rimasta sostanzialmente ferma.
2,0% 2,6% 3,3% 3,9% 4,6% Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago 2022 2026 2,7% 3,0% 3,5% 3,8% 3,7% 4,0% 4,3% 2,4% 2,3% 2,2% 2,6% 2,4% 2,5% 2,4%
Fonte: elaborazione su dati Eurostat. HICP esclusi energia, alimentari, alcol e tabacco; febbraio-agosto.

Un rialzo della Bce a settembre, il secondo dall’inizio delle ostilità dello scorso febbraio, non dovrebbe quindi essere letto automaticamente come l’avvio di un nuovo ciclo restrittivo paragonabile a quello seguito allo shock del 2022.

Effetto sui tassi: Euribor 2022 e 2026 a confronto

Effetto sui tassi: Euribor 2022 e 2026 a confronto

A parità di distanza dallo shock, il repricing dell’Euribor a tre mesi resta molto più contenuto nel 2026: circa +46 punti base contro +82 nel 2022. Con un impatto sui prezzi fin qui nettamente inferiore e tassi di partenza già più elevati, appare poco probabile un ritorno verso i massimi raggiunti durante il ciclo restrittivo post-2022.
-0,7%0,2%1,1%1,9%2,8%FebMarAprMagGiuLugAgo-0,548%-0,520%-0,447%-0,427%-0,328%-0,165%0,269%2,040%2,056%2,103%2,200%2,311%2,321%2,498%20222026
Fonte: elaborazione su fixing giornalieri Euribor 3 mesi. Rilevazione del 4 di ciascun mese; quando il 4 non è giorno di fixing è utilizzata l’ultima rilevazione precedente (3 giugno 2022; 2 aprile e 3 luglio 2026).

Il vero discrimine è l’inflazione di fondo

Uno dei fattori decisivi è infatti la trasmissione dei rincari energetici alle altre componenti dell’economia, i cosiddetti effetti di secondo ordine. Ad agosto il tasso d’inflazione core, che esclude energia, alimentari, alcol e tabacco, è rallentato dal 2,5 al 2,4%, nonostante la nuova accelerazione dei prezzi energetici. Anche l’inflazione dei servizi è scesa, dal 3,3 al 3%.

Un risultato sottolineato con favore dal presidente della Bundesbank, Joachim Nagel: “La buona notizia è che il tasso di inflazione core è diminuito, così come quello dei servizi” e “non stiamo ancora assistendo a effetti di secondo ordine sul tasso di inflazione core”.

Considerazioni che difficilmente cambieranno la decisione di giovedì, ormai largamente anticipata dai mercati, ma che potrebbero incidere molto sul tono utilizzato dalla presidente Christine Lagarde in conferenza stampa e, soprattutto, sulle indicazioni relative alle mosse successive.

“La Bce ha dato la risposta più restrittiva tra le principali banche centrali all’aumento dei prezzi dell’energia a seguito del conflitto tra Stati Uniti e Iran. L’ultima riunione della Bce ha confermato che un rialzo dei tassi a settembre è probabile, e il mercato sta ora scontando un ulteriore premio di rischio legato a un’ulteriore stretta monetaria”, ha commentato Rob Waldner, Head of IFI Strategy and Macro Research di Invesco.

“A nostro avviso, i rendimenti cominciano ad apparire interessanti, con un elevato sconto dei rialzi dei tassi e un premio a lungo termine più elevato”, ha aggiunto Waldner, pur mantenendo un orientamento neutrale sul debito europeo.

Bce, dopo il rialzo è probabile una pausa

“Dopo settembre, prevediamo una pausa prolungata, anche se eventuali rischi emergenti per le aspettative di inflazione potrebbero spingere la Bce a proseguire la sua politica di aumento dei tassi”, ha commentato Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO. Secondo Veit, “eventuali ulteriori rialzi porterebbero il DFR al di sopra del limite superiore delle stime del tasso neutrale della Bce e richiederebbero probabilmente un nuovo shock energetico, l’evidenza di effetti di secondo ordine sui salari o un disancoraggio delle aspettative di inflazione – attualmente nulla di tutto ciò trova riscontro nei dati”.

Il punto è decisivo anche per valutare quanto spazio resti per un’ulteriore impennata dell’Euribor. Il tasso a tre mesi è già passato da circa il 2% di febbraio al 2,679% di inizio settembre. Una volta che il tasso sui depositi sarà eventualmente salito al 2,50%, il differenziale rispetto all’Euribor sarebbe di meno di 20 punti base. Perché il mercato monetario imbocchi un nuovo tratto deciso al rialzo dovrebbe quindi aumentare sensibilmente la probabilità attribuita a ulteriori strette dopo settembre.

“Se la Bce riuscirà effettivamente a concludere la sua campagna di rialzi al 2,5%”, ha aggiunto Veit, “riteniamo che mirerà a preservare il prezioso margine di manovra della politica monetaria convenzionale e che difficilmente invertirà la rotta dei rialzi l’anno prossimo”.

Anche per gli analisti di UBS Wealth Management, guidati da Mark Haefele, il rialzo di giovedì non dovrebbe essere letto come il primo atto di una nuova lunga fase restrittiva. “Non riteniamo che questo segni l’inizio di un ciclo prolungato di rialzi dei tassi da parte della Bce tale da compromettere le prospettive delle azioni europee”, hanno dichiarato, richiamando il rallentamento dell’inflazione core e dei servizi e l’assenza di una visibile accelerazione della crescita salariale.

Per UBS lo “scenario di base prevede un ulteriore rialzo dei tassi Bce di 25 punti base a settembre, che porterebbe il tasso sui depositi al 2,50%, seguito da una pausa prolungata. Ci aspettiamo che l’inflazione torni a diminuire nel 2027, consentendo infine alla Bce di invertire i rialzi effettuati quest’anno”. Una prospettiva che permette alla banca svizzera di restare “positiva sulle azioni dell’Eurozona nonostante le pressioni di breve periodo derivanti dai prezzi dell’energia, dai rendimenti obbligazionari e dalla prospettiva di un ulteriore rialzo dei tassi Bce”.

Domande frequenti su Bce pronta al rialzo, sarà l’ultimo? Le previsioni

Qual è il motivo principale che spinge la BCE a considerare un rialzo dei tassi?

Il principale fattore scatenante è l'accelerazione dell'inflazione nell'Eurozona, che ha raggiunto il 3,3% ad agosto. Questo dato, unito alla crescita del prezzo del petrolio, rende probabile un intervento della BCE per contrastare l'aumento dei prezzi.

Quando è previsto il prossimo rialzo dei tassi da parte della BCE?

Il rialzo dei tassi da parte della BCE è atteso per giovedì 10 settembre. Questo evento è considerato quasi certo dal mercato finanziario.

Quali sono le aspettative del mercato riguardo a future strette monetarie dopo il rialzo di settembre?

Il mercato sta già valutando la possibilità che la BCE possa considerare ulteriori aumenti dei tassi nei mesi successivi. Si interroga se questa mossa di settembre sarà l'ultima o se ne seguiranno altre.

Quali fattori esterni stanno influenzando la decisione della BCE sui tassi?

La guerra in Iran e il conseguente aumento del prezzo del petrolio oltre i 96 dollari al barile sono fattori esterni che contribuiscono all'aumento dell'inflazione e influenzano la decisione della BCE.

Come si riflettono le aspettative sull'andamento dei tassi nell'Euribor a tre mesi?

L'Euribor a tre mesi, al 4 settembre, riflette già le aspettative del mercato riguardo all'andamento futuro dei tassi di interesse. Questo indicatore fornisce un segnale anticipato sulle mosse della BCE.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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