Luci, ombre sensualità: in asta da Phillips New York capolavori della fotografia
Una sala cinematografica d’antan deserta, illuminata solo dallo schermo, che riluce come una luna piena nel buio. Quella luce lattiginosa è un intero film: Hiroshi Sugimoto (1948) lascia l’otturatore aperto dal primo all’ultimo fotogramma, finché migliaia di immagini in movimento non si annullano, in un rettangolo bianco. U.A. Walker, New York, del 1979 (stima 15-25mila dollari, come tutte le stime al netto dei diritti d’asta) è uno dei lotti della vendita Photographs che Phillips batterà l’8 ottobre 2026 nella sede di 432 Park Avenue, a New York. In catalogo più di 240 fotografie tra moda, ritratto e ricerca contemporanea, con Helmut Newton, Irving Penn, Richard Avedon, Robert Mapplethorpe, Cindy Sherman e Sally Mann a fare da architrave.

Hiroshi Sugimoto, U.A. Walker, New York
La scelta dello scatto di Sugimoto non è fortuita: appartiene a un nucleo di 11 opere provenienti da un’importante collezione mediorientale, messa insieme da un collezionista noto soprattutto per i suoi orologi.
Dal quadrante all’obiettivo
Che un appassionato di alta orologeria approdi alla fotografia non è un caso isolato. Secondo i dati della casa d’aste, nel 2025 un quarto dei partecipanti alle vendite Luxury di New York proveniva dalla clientela dell’arte, mentre il 37% dei lotti fotografici di fascia alta ha visto un cliente del lusso come aggiudicatario o come ultimo sfidante. Nello stesso anno le aste di fotografia di Phillips sono cresciute del 16% rispetto ai dodici mesi precedenti. Per una maison che, grazie alla partnership con Bacs & Russo, è protagonista del mercato degli orologi, la saldatura fra i due mondi appare quasi naturale.
«Questa collezione riflette una tendenza che osserviamo in tutto il mercato: collezionisti che hanno costruito posizioni importanti in categorie del lusso, come gli orologi, riconoscono sempre più nella fotografia un mercato interessante», spiegano Thomas Perazzi, vicepresidente e responsabile orologi per l’Asia, e Sarah Krueger, responsabile del dipartimento fotografia. Rémy Julia, consulente del venditore, aggiunge: «Come molti collezionisti, il cliente ha esteso la sua passione per gli orologi rari ad altri oggetti di eccezionale fattura, design e rilevanza culturale. La fotografia è stata un’estensione naturale di quegli interessi».
La fotografia d’autore del collezionista di orologi in asta da Phillips New York
In testa al gruppo c’è Helmut Newton (1920-2004) con Elsa Peretti as a Bunny, Costume by Halston, New York, 1975, per la stima 200-300mila dollari: il lotto di punta dell’intero gruppo. Sotto le orecchie da coniglio c’è Elsa Peretti (1940-2021), la designer fiorentina che proprio in quegli anni cominciava a disegnare gioielli per Tiffany, qui nel costume firmato dall’amico stilista Halston.

Newton torna con Sie Kommen, Paris (Dressed and Naked), 1981 (200-250mila dollari), dittico monumentale apparso per la prima volta come doppia pagina su Vogue Paris: quattro modelle nella stessa posa, prima in abiti d’alta moda, poi nude. Il titolo significa «stanno arrivando» e, a oltre quarant’anni di distanza, quell’avanzata resta uno dei manifesti più riconoscibili del potere femminile in fotografia, oltre che la pietra angolare della serie Big Nudes.

Che cosa nasconde la coperta di Man Ray?
Il resto della selezione mediorientale attraversa quasi un secolo. C’è il Surrealismo di Man Ray (1890-1976) con L’Enigme d’Isidore Ducasse, 1920 (6-8mila dollari): un oggetto avvolto in una coperta e legato con lo spago, sotto cui si cela una macchina da cucire. È un omaggio al conte di Lautréamont, pseudonimo di Isidore Ducasse, e al suo celebre incontro fortuito fra una macchina da cucire e un ombrello su un tavolo di dissezione.

C’è un giovane Henri Cartier-Bresson (1908-2004) con Andre Pieyre de Mandiargues and Leonor Fini, Italy, 1933 (6-8mila dollari), memoria di un viaggio italiano in compagnia dello scrittore e della pittrice.

Ci sono l’America monumentale di Ansel Adams (1902-1984), Old Faithful Geyser, Yellowstone National Park, Wyoming, 1942 (15-25mila dollari), e quella vista dall’alto di Edward Burtynsky (1955), Colorado River Delta #2, Near San Felipe, Baja, Mexico, 2011 (20-30mila dollari), dove il fiume si dirama sulla piana come le venature di una foglia.

E c’è l’eleganza di Irving Penn (1917-2009): Black and White Fashion (with Handbag) (Jean Patchett), New York, 1950, stimato 50-70mila dollari.

Edward Burtynsky (1955), Colorado River Delta #2, Near San Felipe, Baja, Mexico, 2011

Irving Penn
Il mito di Marilyn a riflettori spenti fra la fotografia in asta da Phillips New York
Accanto alla raccolta mediorientale, l’asta illustra altri due racconti privati. SPOTLIGHT: A Private London Collection riunisce 13 lotti dedicati alle icone della cultura pop, dal cinema alla moda fino all’arte. Il pezzo forte è Marilyn Monroe, actress, New York City, 5-6-57 di Richard Avedon (1923-2004), 80-120mila dollari, la diva sorpresa in un attimo di assenza, lontana dal personaggio. Completano il nucleo il doppio ritratto Francis Bacon, artist, Paris, 4-11-79, sempre di Avedon, e la sontuosa Cottage Tulip: Sorbet, New York di Penn.

Fuori dalle raccolte, Avedon firma anche Dovima with elephants, Evening dress by Dior, Cirque d’Hiver, Paris, August, 1955 (120-180mila dollari), mentre Penn risponde con Bee on Lips, New York, 1995, stimata allo stesso livello.

Robert Mapplethorpe (1946-1989) è presente con Ken and Tyler, 1985 (100-150mila dollari), Peter Hujar (1934-1987) con il ritratto di Candy Darling, 1973 (60-80mila dollari): l’attrice della Factory di Warhol, adagiata in un letto d’ospedale con una rosa accanto, pochi mesi prima della morte.

La gioia, secondo Fetterman
Il secondo racconto si intitola A Focused Life: 60 opere scelte da Peter Fetterman, gallerista di Santa Monica, che attraversano generazioni, geografie e linguaggi, da Sally Mann (1951) a Sebastião Salgado (1944-2025).

Il filo comune è la fiducia nella capacità della fotografia di rivelare bellezza, umanità e poesia del quotidiano. Spicca The New Mothers, 1989, di Sally Mann (40-60mila dollari), dal ciclo Immediate Family: le due figlie dell’artista giocano a fare le madri, con passeggino, bambola e uno sguardo di sfida tutto adulto.
Corvi, clown e Polaroid
La terza anima è ULTIMATE, la piattaforma con cui Phillips propone pezzi unici o di qualità museale, giunta alla ventiquattresima edizione con 26 opere. «Quest’autunno la guidano due rari capolavori della fotografia giapponese del dopoguerra dall’iconica serie Ravens di Masahisa Fukase, accanto a Untitled #410, 2003, di Cindy Sherman, dalla fondamentale serie dei Clown», spiega Yuka Yamaji, responsabile fotografia per l’Europa.

Di Fukase (1934-2012) si segnala Cape Erimo, 1976 (20-30mila dollari), sagoma di corvo su un cielo lattiginoso; il clown psichedelico di Sherman (1954) è stimato 120-180mila dollari.

Sempre in questo ambito debutta a New York ULTIMATE ELLEN VON UNWERTH: 14 Polaroid uniche, stimate 3-5mila dollari ciascuna, che riportano all’epoca d’oro delle top model tra anni Novanta e primi Duemila. Kate Moss, Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Adriana Lima, Rihanna: alcuni scatti sono studi preparatori per servizi poi pubblicati, altri istanti rubati dietro le quinte, come Under the Spotlight, Devon Aoki, Paris, 2000 e Hello Chérie, Claudia Schiffer, London, 2007.
Fotografie “senza obiettivo”
Non manca chi la fotocamera l’ha reinventata o messa da parte. Thomas Ruff (1958) propone phg.10_I, 2014 (40-60mila dollari), dalla serie di fotogrammi generati in una camera oscura virtuale: forme e colori nati al computer, senza oggetto né scatto.

Vera Lutter (1960), all’opposto, lavora con una camera oscura grande quanto una stanza ed esposizioni lunghissime: Pepsi V, Pepsi Cola Long Island City, New York, May 23, 1998 (30-50mila dollari) restituisce in negativo la storica insegna sull’East River.

Le opere saranno esposte al pubblico dal 2 al 7 ottobre, mentre l’asta online Exposure, che affianca la vendita dal vivo, resterà aperta alle offerte dal 2 al 13 ottobre. «La nostra asta di ottobre riflette la straordinaria capacità della fotografia di plasmare la cultura, catturare la storia e ispirare nuove generazioni di collezionisti», sottolinea Vanessa Hallett, vicepresidente per le Americhe e responsabile mondiale della Fotografia di Phillips.

