Europa, per le imprese internazionali è la più bella del mondo. Sorpresa Italia

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Deutsche Bank ha intervistato 1.200 dirigenti aziendali non europei che, per il 35%, reputano il Vecchio Continente la regione più attrattiva al mondo, addirittura più di Asia-Pacifico e Nord America, per gli investimenti. E l’Italia risulta essere la quarta destinazione dell’area. Tutto bene dunque? Non esattamente

Indice

C’è un mercato da non escludere nelle decisioni di investimento, che regge agli urti geopolitici e che, soprattutto, promette crescita. Questo mercato – contro ogni aspettativa di noi europei – è proprio l’Europa. È quanto emerge dal Global Sentiment Survey on Europe 2026 di Deutsche Bank, un’indagine recente, condotta a luglio e agosto su 1.200 dirigenti “con responsabilità strategiche o finanziarie” in società con almeno cento dipendenti, tutte con sede fuori dall’Europa, distribuite in tredici mercati (fra Asia-Pacifico, Americhe e Medio Oriente).

Il campione è selezionato a monte e comprende solo società che già investono o operano in Europa, oppure che stanno pianificando o valutando attivamente un ingresso di qui a cinque anni. I risultati non fotografano quindi l’opinione “media” delle imprese dei tredici mercati, ma l’umore di chi con l’Europa ha già un interesse in gioco.

Investire in Europa è il top, in senso trasversale

Il dato di partenza è netto: il 35% degli intervistati indica l’Europa come la regione oggi più attrattiva per la propria azienda, davanti all’Asia-Pacifico (esclusa la Cina – 24%), al Nord America (19%), al Medio Oriente (10%), alla Cina da sola (6%) e all’America Latina (5%). Allargando lo sguardo alle prime tre posizioni, il Vecchio Continente compare nel 90% delle risposte: nessun’altra area raccoglie un consenso così trasversale.

Gli investitori extra-Ue che già sono qui

Fra le società che in Europa sono già presenti, la quota di chi la colloca al primo posto sale addirittura al 45%. Invece, fra quelle che non vi hanno ancora investito, ma ci stanno pensando, scende al 15%. Come dire: è l’esperienza diretta a convertire. Per l’81% degli intervistati l’Europa conta oggi più di tre anni fa nelle decisioni di investimento: molto di più per il 28%; moderatamente di più per il 53%; solo il 3% la vede in arretramento. Sul fronte della tenuta, il 71% la considera resiliente di fronte agli shock economici e geopolitici, con un picco dell’82% in Medio Oriente e del 65% nelle Americhe.

La posizione sorprendente dell’Italia

La distribuzione delle intenzioni di investimento non è uniforme all’interno dell’Europa. La Germania resta il magnete: il 56% la mette fra i primi tre mercati europei di interesse e il 29% la indica come prima scelta assoluta, davanti a Regno Unito (47% e 23%) e Francia (35% e 9%). Il primato tedesco, spiega il report, non nasce da un singolo fattore, ma da una combinazione di elementi: infrastrutture e logistica (59%), innovazione e intelligenza artificiale (58%), capacità industriale e forza lavoro qualificata (56% ciascuna).

L’Italia si colloca al quarto posto fra le destinazioni d’investimento europee, con il 33% delle aziende intervistate che prevede di investire nel Paese. Dove sono collocate geograficamente le maggiori intenzioni di investimento nei confronti del Belpaese? Al 54% negli Emirati Arabi Uniti, al 46% in Arabia Saudita e al 41% negli Stati Uniti; per le imprese messicane l’Italia è la seconda destinazione europea dopo la Germania. Quando però si restringe il campo alle prime tre scelte, il paese scivola nel gruppo del 20%-22%, insieme a Paesi Bassi e Spagna, con Svizzera, Polonia e Portogallo più indietro.

Crescite, produzione, ricerca e sviluppo. Ma soprattutto stabilità

Oggi il rapporto delle aziende extraeuropee con il nostro continente è soprattutto commerciale: il 73% di chi è già presente vende beni o servizi a clienti europei; il 59% ha proprie strutture di vendita o distribuzione. Ma solo il 19% produce sul territorio.

Le aspettative dichiarate, invece, vanno in tutt’altra direzione. Il 99% considera l’Europa un mercato di consumo importante per la propria crescita nei prossimi tre-cinque anni e il 92% la giudica rilevante come luogo di produzione, ricerca e sviluppo e stabilità delle catene di fornitura, con il 51% che la reputa “molto importante”. Il 61% vi ha già degli investimenti e prevede di espandersi entro cinque anni; il 33% valuta l’ingresso per la prima volta, mentre il 6% non ha progetti in tal senso.

Come avverrebbe l’espansione? Il 41% sposterebbe risorse dal Nord America, il 36% dall’Asia-Pacifico esclusa la Cina, il 28% dal Medio Oriente. Solo il 20% dichiara che non sposterebbe nulla ad altre aree.

Il problema dell’Europa si chiama Europa

L’indagine tuttavia rileva che: il principale ostacolo dell’Europa è l’Europa. Il Mercato Unico viene percepito come compiuto solo dal 20% degli intervistati, mentre il 42% lo considera in larga parte unificato, il 30% prevalentemente frammentato e l’8% del tutto frammentato.

Le frizioni transfrontaliere pesano per il 43% in misura significativa o molto significativa e per un ulteriore 42% in qualche misura: complessivamente le avverte l’85% del campione. Curiosamente il malcontento è più acuto proprio dove l’entusiasmo è massimo, il Medio Oriente, dove l’86% denuncia un impatto elevato, contro il 49% delle Americhe e il 26% dell’Asia-Pacifico.

I punti di debolezza dell’Europa che anche le imprese internazionali riconoscono

Sono poi quattro gli ambiti in cui meno della metà degli intervistati riconosce all’Europa un vantaggio competitivo: costo del lavoro (42%), regime fiscale (44%), costi dell’energia e velocità delle procedure autorizzative (entrambi al 47%). Sull’intelligenza artificiale la richiesta è ancora più esplicita: il 33% chiede regole più semplici e armonizzate, il 31% infrastrutture tecnologiche aggiornate, il 29% competenze digitali e incentivi competitivi, il 28% un accesso più agevole al capitale di crescita.

Banche europee: il vantaggio di giocare in casa

Un passaggio riguarda da vicino l’industria finanziaria del Continente. Il 60% degli intervistati preferirebbe affidarsi a una banca europea per investire in Europa, con una punta del 97% in Medio Oriente, il 57% nelle Americhe e il 49% in Asia-Pacifico.

Soprattutto, conta l’ordine dei criteri di scelta: solidità finanziaria (37%), capacità di gestione del rischio e della conformità normativa (36%), conoscenza del mercato e della regolamentazione locale (33%), qualità della piattaforma digitale (31%), presenza europea diffusa e ampiezza dell’offerta (30% ciascuna). Il prezzo competitivo si ferma al 26% e la relazione bancaria preesistente al 19%. Un mandato che si vince sulla fiducia e sulla competenza, non sullo sconto.

Chi sono gli intervistati

Le società con almeno cinquecento dipendenti sono sovrarappresentate (71% del totale), i dati non sono ponderati e il margine di errore è di circa tre punti percentuali.

Il commento di Alexander von zur Mühlen, membro del management board di Deutsche Bank, presentando i risultati: «L’economia globale ha fiducia nell’Europa. I leader aziendali considerano l’Europa una destinazione d’investimento attraente, un mercato di crescita e un polo di innovazione. Allo stesso tempo, l’indagine mostra come l’Europa debba ancora recuperare terreno sul fronte della competitività e delle condizioni operative per le imprese. Per questo, sono necessarie riforme in grado di liberare un maggiore potenziale di crescita e incentivare nuovi investimenti».

Domande frequenti su Europa, per le imprese internazionali è la più bella del mondo. Sorpresa Italia

Qual è la principale conclusione del Global Sentiment Survey on Europe 2026 di Deutsche Bank riguardo alle decisioni di investimento internazionali?

L'indagine rivela che l'Europa, contrariamente alle aspettative interne, è un mercato da non escludere per gli investimenti, capace di resistere agli shock geopolitici e promettere crescita. Questo la posiziona come la destinazione più attraente al mondo per le imprese internazionali.

Quali fattori rendono l'Europa una destinazione attraente per gli investitori internazionali secondo l'articolo?

L'Europa attrae investimenti grazie a elementi come crescita, produzione, ricerca e sviluppo, ma soprattutto per la sua stabilità. Questi aspetti la rendono un mercato solido e affidabile per le società con sede fuori dal continente.

Quali sono i punti di debolezza dell'Europa riconosciuti dalle imprese internazionali intervistate?

Nonostante la sua attrattiva, le imprese internazionali riconoscono che il principale problema dell'Europa si chiama Europa stessa, suggerendo potenziali criticità interne o strutturali. L'articolo menziona anche che le banche europee beneficiano del vantaggio di giocare in casa.

Chi sono stati gli intervistati nel Global Sentiment Survey on Europe 2026 di Deutsche Bank?

L'indagine ha coinvolto 1.200 dirigenti con responsabilità strategiche o finanziarie in società con almeno cento dipendenti. Tutte queste società avevano sede fuori dall'Europa e sono state distribuite in tredici paesi.

Qual è la posizione dell'Italia secondo le informazioni sull'articolo?

L'articolo evidenzia una posizione sorprendente dell'Italia nel contesto degli investimenti internazionali in Europa. Sebbene non vengano forniti dettagli specifici sulla natura di questa sorpresa, suggerisce che l'Italia si distingue in modo inaspettato.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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