Un balzo dell’11% nella sola seduta di lunedì, seguito il giorno successivo da un ulteriore spunto al rialzo: è l’effetto del nuovo agente di intelligenza artificiale lanciato da Meta, Muse, un evento tecnologico che ha dato nuovo slancio al gruppo delle Magnifiche 7. Dall’inizio dell’anno i sette colossi tecnologici si sono ritrovati a rincorrere l’S&P 500, anziché costituirne il principale motore di performance.
Nell’ultimo mese l’indice Bloomberg Magnificent 7 (BBG Mag 7) ha messo a segno un rialzo dell’8,67%, contro l’1,44% dell’S&P 500, raggiungendo un nuovo record. Uno slancio che ha assottigliato il divario di performance dall’inizio dell’anno, nel quale il confronto rimane favorevole all’indice di riferimento: +13% contro +11%.
Grazie all’ultimo balzo, la stessa Meta ha superato l’S&P 500, con una performance del 14% dall’inizio dell’anno, dopo che il titolo della società guidata da Mark Zuckerberg aveva trascorso gran parte del 2026 in territorio negativo.
A riaccendere l’entusiasmo degli investitori è stato il successo di Muse, diventato l’applicazione gratuita più scaricata sull’App Store di Apple. Il lancio sembra offrire a Meta una nuova opportunità per monetizzare i suoi ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale, proprio mentre Wall Street continua a interrogarsi sui ritorni economici della spesa sostenuta dai colossi tecnologici.
Il Nasdaq torna ai massimi, nonostante la Fed
Un raffreddamento delle tensioni sul mercato petrolifero, con il Brent sceso in area 100 dollari, ha ridato fiato alle azioni tecnologiche, portando il Nasdaq 100 a guadagnare il 5,7% nelle ultime cinque sedute al 22 settembre. Nel corso della seduta di martedì, il Nasdaq Composite ha toccato un nuovo massimo intraday a 27.212,68 punti, superando il precedente record del 1° giugno. Il recupero è particolarmente significativo considerando che, a fine luglio, l’indice era arrivato a perdere oltre il 10% rispetto ai suoi massimi intraday, penalizzato dai timori che gli investimenti nell’AI stessero crescendo più rapidamente dei ritorni economici.
Si tratta di un movimento apparentemente contraddittorio rispetto alle attese di nuovi rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve. L’aumento del costo del denaro tende infatti a penalizzare soprattutto i titoli growth, le cui valutazioni dipendono in misura maggiore dagli utili attesi nel futuro e dal costo del denaro.
Quanto osservato negli ultimi giorni “sembra segnare l’inizio di un’ampia fase di acquisti guidati dal momentum” sui titoli tecnologici, ha dichiarato al Financial Times Michael Zigmont, co-responsabile del trading di Visdom Investment Group, descrivendo la seduta di lunedì a Wall Street come “il momento in cui tutti si sono rituffati in piscina”.
“Diversi fattori” avrebbero contribuito a questo nuovo tuffo, ha spiegato Emmanuel Cau, responsabile della strategia azionaria europea di Barclays: il calo dei prezzi del petrolio, che ha sostenuto anche i mercati obbligazionari, le notizie sui colloqui tra Stati Uniti e Cina in materia di intelligenza artificiale e “il ritorno in grande stile della FOMO legata all’AI”, ossia la paura degli investitori di perdere un’opportunità di guadagno.
Trump-Xi, cosa c’è in gioco per il rally tecnologico
Una parte delle aspettative si concentra ora sull’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, previsto per questa settimana a Washington. Sul tavolo c’è innanzitutto il futuro della tregua commerciale tra le due maggiori economie mondiali, destinata a scadere all’inizio di novembre. Ma i negoziati riguardano anche le restrizioni tecnologiche, l’accesso alle terre rare, le tensioni sull’Iran e la possibilità di una cooperazione sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale. Secondo Oxford Economics, in un rapporto pubblicato il 22 settembre, lo scenario centrale è quello di un prolungamento della tregua commerciale, accompagnato dalla prosecuzione dei negoziati attraverso i tavoli bilaterali dedicati a commercio e investimenti.
Tra i possibili risultati figurano una riduzione dei dazi su prodotti non strategici, nuovi impegni cinesi all’acquisto di prodotti agricoli e aeromobili statunitensi, una revisione dei dazi cinesi sul gas naturale liquefatto americano e maggiori garanzie sul rilascio delle licenze per l’esportazione di terre rare e magneti.
La posta in gioco per il settore tecnologico va però oltre il commercio. Washington e Pechino potrebbero trovare un terreno di cooperazione nella definizione di regole comuni per contenere i rischi dell’intelligenza artificiale per la sicurezza nazionale. Secondo Oxford Economics, questo è uno dei presupposti del nuovo dialogo bilaterale sull’AI, anche se la competizione per lo sviluppo dei modelli più avanzati, delle apparecchiature per produrre semiconduttori e delle infrastrutture dei data center continuerà.
C’è anche una ragione strettamente macroeconomica per cui la tregua interessa i mercati. Oxford Economics osserva che un’ulteriore escalation tariffaria potrebbe alimentare l’inflazione statunitense, già sostenuta dagli investimenti nell’AI e dai rincari energetici, spingendo la Federal Reserve verso ulteriori rialzi dei tassi. Inoltre, le piccole imprese importatrici, spesso più dipendenti dalla Cina e meno attrezzate finanziariamente per riconfigurare le proprie filiere, potrebbero subire conseguenze negative sull’occupazione. Per gli investitori tecnologici, dunque, il vertice potrebbe contribuire a ridurre alcuni rischi di breve periodo.
L’AI torna a convincere gli investitori
Sul mercato, intanto, il successo di Muse ha riacceso gli acquisti anche lungo la filiera dei semiconduttori. Lunedì Intel ha guadagnato oltre il 12%, mentre AMD è salita di quasi il 10%, superando per la prima volta i mille miliardi di dollari di capitalizzazione. L’indice Philadelphia Semiconductor ha messo a segno un rialzo del 4,3%, beneficiando del ritorno dell’interesse per le società esposte alla crescita della domanda di potenza di calcolo.
Resta da capire se il nuovo entusiasmo sarà sufficiente a sostenere le valutazioni anche in uno scenario di tassi più elevati a lungo. Il mercato sembra tornato a concentrarsi sulle prospettive di crescita e monetizzazione dell’intelligenza artificiale, attribuendo per il momento un peso minore ai rischi macroeconomici. “Manteniamo una visione positiva sugli investimenti legati all’intelligenza artificiale, sostenuta dalla crescente adozione e monetizzazione della tecnologia, nonché dall’aumento degli investimenti in conto capitale”, ha dichiarato Ulrike Hoffmann-Burchardi, CIO Americas e responsabile globale dell’azionario presso il Chief Investment Office di UBS.

