Azuki rossi, bianchi, kanten, zucchero wasambon o bruno non raffinato. Farina di riso. Poche parole, che accendono i sensi di chi ama i ‘wagashi’, inducendo la mente a ricomporne le immagini, esteticamente sublimi, magari di fianco alla propria ‘chawan’ (la ciotolina in cui viene preparato e bevuto il the matcha). Eppure i wagashi non sono che dolcetti. I dolci tradizionali del Giappone, simili a opere d’arte, dalla fattura artigianale squisita, che ne intona l’aspetto al trascorrere delle stagioni. Totalmente privi di grassi animali, incontrano il gusto dei palati più raffinati, curiosi e in qualche modo salutisti. Punto di riferimento assoluto a livello globale per quanto riguarda la loro produzione è la giapponese Toraya Confectionery, fondata a inizio XVI secolo da Enchu Kurokawa a Kyoto. Kyoto, che del Sol Levante era l’antica capitale.

Il nome dell’impresa significa letteralmente ‘negozio della tigre’, da 虎 (tora, tigre) e 房 o 屋 (ya, negozio o casa). Enchu Kurokawa volle infatti imprimere alla sua creatura la forza e la longevità dell’affascinante felino. Il tempo gli ha dato ragione. La bottega diventa presto, a partire dal regno dell’imperatore Go-Yōzei (1586-1611), fornitrice ufficiale della casa imperiale, che negli anni le riconoscerà prestigiose onorificenze. Gli anni: più di cinquecento, senza che la linea ereditaria familiare longitudinale sia venuta meno. Un traguardo che la rende una delle imprese familiari più longeve al mondo, arrivata alla 18esima generazione. A capitanare l’impresa ancora oggi è infatti un erede diretto del capostipite: si chiama Mitsuharu Kurokawa, ed è un millennial (classe 1985) formatosi in business administration al Babson College di Boston.

Dopo avere ricoperto diversi ruoli all’interno dell’azienda, ne è diventato presidente nel 2020. Non un caso. Per ogni generazione infatti, la guida dell’impresa di famiglia è stata sempre affidata a un unico erede: “Non esistono regole scritte precise, ma vi è una regola non dichiarata: soltanto una persona per ogni generazione della famiglia Kurokawa può essere alla guida dell’azienda. Non sono certo di quando abbia avuto origine questa prassi, ma, da quando il proprietario della dodicesima generazione ha ampliato l’attività di Toraya a Tokyo, la guida è sempre stata affidata a una sola persona per generazione. Nessun fratello, sorella o altro parente, oltre al capo della famiglia, lavora per Toraya, né consentiamo l’utilizzo del nome Toraya per fondare un’altra realtà”, dichiara Kurokawa.

Perché “Non è solo un business ma una faccenda culturale”. Nel 1869, la famiglia imperiale lascia Kyoto per trasferirsi nel nuovo palazzo imperiale di Tokyo. Naturalmente, il negozio di Kyoto rimane operativo. Nel 1879 apre il proprio quartier generale ad Akasaka, Tokyo, completamente rinnovato nel 2018 (il nuovo edificio ospita uno spazio vendita, una sala da tè, una galleria e un’area di produzione). Gli fa seguito, nel 2024, l’apertura del flagship store nel lussuoso circondario di Ginza, sempre nella capitale.

Risale invece al 1947 la riorganizzazione dell’azienda come società (privata) per azioni, con la denominazione ufficiale di Toraya Confectionery Co. Ltd. Attualmente sono circa 80 le boutique di Toraya, tutte collocate fra Tokyo e Kyoto, oltre a una, con sala da the, a Parigi. Fu una mossa audace, quella di aprire nel lontano 1980 una boutique in Francia, nel regno del burro e delle uova. “I francesi inizialmente possono non amare sapori così diversi da quelli cui sono abituati, per poi innamorarsene”, osserva il presidente. La verità è che in un monolite tradizionale come Toraya, in cui le ricette originali vengono rispettate religiosamente, l’innovazione è forte.

Metodi di produzione tradizionali convivono con processi e visione all’avanguardia. Per dire, dal 1976 l’azienda ha introdotto la parità salariale tra uomini e donne. Il programma di benessere per i dipendenti è poi migliorato negli anni, grazie anche a programmi di aspettativa per favorire un loro maggiore coinvolgimento nella crescita e nell’educazione dei figli. Toraya dichiara di voler valorizzare lo stile di vita e la cultura giapponesi attraverso la pasticceria tradizionale, adempiendo al contempo alla propria responsabilità sociale.

Guardando al 2035, Toraya sogna un futuro in cui i wagashi possano essere apprezzati da un numero sempre maggiore e diverso in tutto il mondo. Di certo un aiuto proviene dal marchio TORAYA CAFÉ, lanciato nel 2003 per ‘osare’ l’abbinamento wagashi-cioccolato. Intanto, l’impresa familiare esiste ancora oggi anche grazie alla “ricerca autentica di ciò che è necessario nel presente di ogni generazione e all’impegno sincero profuso nel perseguire questo obiettivo”.

Chiarisce il presidente: “Una lunga storia non garantisce il successo nel presente. Tuttavia, credo che la nostra longevità dimostri che abbiamo sempre operato con la massima sincerità nei confronti dei nostri clienti, dei nostri fornitori e dei nostri dipendenti”. Certo non sono mancate nel corso degli anni numerose difficoltà. Si ricordano solo il devastante incendio di Kyoto del 1788 (l’80% della città andò distrutto, se non di più); il grande terremoto del Kantō del 1923; per non menzionare il 1945 e la stessa decisione di trasferirsi a Tokyo insieme con l’imperatore.

Ma, spiega Kurokawa, “abbiamo sempre considerato queste situazioni difficili come dei ‘punti di svolta’ e come opportunità per affrontare nuove sfide”. Al di là di una acuta pianificazione successoria, “la chiave per preservare la longevità di un’impresa familiare non consiste nel perseguire profitti in un’ottica di breve termine, bensì nel credere fermamente che tutte le persone coinvolte debbano essere felici. Per garantire la continuità di un’impresa familiare, è importante essere sensibili ai cambiamenti dei tempi. In alcuni casi, anziché attenersi esclusivamente ai modelli aziendali tramandati di generazione in generazione, è fondamentale creare una cultura d’impresa capace di incoraggiare lo sviluppo di idee lungimiranti, in sintonia con l’epoca in cui viviamo”.

Articolo apparso originariamente su Family Office & Family Business no. 5

