Difesa, picchiata in Borsa per i big europei

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Difesa europea in frenata: lo Stoxx Targeted Defence cede il 7,6% in una settimana. Pesa il crollo di Rheinmetall, giù oltre del 40% da inizio anno

Ecco una versione finalizzata, con qualche passaggio di raccordo in più e alcune correzioni di precisione.

Le azioni europee della difesa sembrano aver perso la spinta propulsiva del nuovo scacchiere geopolitico inaugurato dalla guerra in Ucraina e dai nuovi piani di spesa militare, in particolare in Germania. Nell’ultima settimana l’indice Stoxx Targeted Defence ha ceduto il 7,6%, portando la perdita da inizio anno all’8,5%. La ritirata, più che riguardare il settore a livello globale, sembra però avere una connotazione specificamente europea: l’indice S&P Aerospace & Defence, che include al suo interno attori non soltanto europei, risulta in rialzo del 13,13% da inizio anno, una performance superiore a quella messa a segno dall’S&P 500 (+7,48%).

Il caso più rovinoso è quello di Rheinmetall, la società tedesca legata alla filiera dei mezzi corazzati, dell’artiglieria e delle munizioni, le cui azioni erano aumentate di valore di oltre nove volte dall’inizio della guerra in Ucraina al gennaio 2026. Da allora il titolo ha ceduto oltre il 40%, tornando sui livelli del febbraio 2025. Nell’ultima settimana il ripensamento di un programma navale da parte del governo tedesco è costato all’azienda una caduta del 22% in Borsa. Lo scorso marzo, infatti, Rheinmetall aveva completato l’acquisizione da 1,5 miliardi di euro di un gruppo navale, nell’aspettativa di aggiudicarsi la commessa per la costruzione di sei fregate F126 per la marina tedesca. Martedì, la retromarcia del governo sul programma si è abbattuta su Rheinmetall: un contraccolpo che ha fatto male non solo per l’affare andato in fumo, ma anche perché ha incrinato una parte della narrativa costruita negli ultimi anni attorno al titolo.

Il punto, infatti, non è soltanto la perdita di una singola commessa, per quanto rilevante. È il modo in cui il mercato aveva incorporato nelle valutazioni la capacità di Rheinmetall di trasformare il riarmo europeo in ordini, margini e nuove linee di business. Anche dopo la clamorosa caduta, il titolo Rheinmetall resta valutato con un rapporto prezzo/utili di quasi 60 volte; per avere un termine di paragone, il campione italiano della difesa, Leonardo, viaggia su multipli attorno a 26 volte. Quando le valutazioni incorporano aspettative così elevate, basta un ritardo nell’arrivo degli ordini o un programma cancellato per trasformare una delusione industriale in un brusco ridimensionamento finanziario.

Difesa europea: il rally si rompe — YTD 2026

Mercati · Difesa Europa — variazione % da inizio anno

−41,3% Rheinmetall guida il crollo del comparto difesa

Dopo anni di rialzi quasi ininterrotti, le azioni della difesa europea invertono la rotta. Il titolo che ha guidato il rally, Rheinmetall, cede oltre il 40% da inizio anno. Pesa la scelta del governo tedesco, che ha cancellato il piano da 12,8 miliardi di euro per le fregate F126.

Variazione percentuale da inizio 2026 al 26 giugno, dal migliore al peggiore: Rolls-Royce (RR) +17,74%, Safran (SAF) +8,20%, BAE Systems (BA) +2,05%, Thales (HO) -8,09%, Leonardo (LDO) -10,62%, Saab (SAAB_B) -13,25%, Dassault Systèmes (DSY) -23,93%, Rheinmetall (RHM) -41,34%.

Ma Rheinmetall non è l’unica azienda del settore che, in Europa, ha subito un netto contraccolpo. La francese Dassault Systèmes è in calo del 23% da inizio anno, la stessa Leonardo ha ceduto il 10% e la svedese Saab è in rosso del 13%. Si è salvata soprattutto la britannica Rolls-Royce, fra le società leader nella produzione di propulsori aeronautici. Il quadro suggerisce che il mercato non stia mettendo in discussione in blocco il tema della difesa, ma stia iniziando a distinguere con maggiore severità fra società capaci di tradurre la domanda pubblica in crescita visibile e titoli che, nei mesi precedenti, avevano anticipato forse troppo rapidamente i benefici del nuovo ciclo.

“Il 2026 ha portato con sé nuove guerre e instabilità politica. Nonostante questo, le valutazioni nel settore della difesa hanno finora registrato una correzione nel corso dell’anno. L’aspetto fondamentale da tenere a mente è che i nuovi conflitti e l’instabilità politica non sono i principali fattori che guidano le valutazioni delle società della difesa. A rappresentare un indicatore migliore sono piuttosto le prospettive dei bilanci militari”, ha affermato in una nota del 25 giugno l’equity analyst di Hargreaves Lansdown, Aarin Chiekrie. “Da questo punto di vista, riteniamo che la traiettoria di lungo periodo dei budget per la difesa sia ancora sottovalutata dal mercato”.

In particolare, non si è osservata una vera concomitanza fra lo scoppio della guerra in Iran e l’andamento degli indici della difesa, sia a livello europeo, con lo Stoxx Targeted Defence, sia a livello globale, con l’S&P Aerospace & Defence. È un’indicazione importante: le guerre possono aumentare l’attenzione degli investitori sul settore, ma non bastano da sole a sostenere le valutazioni se non si traducono in stanziamenti, gare, contratti e capacità produttiva. Per le aziende della difesa, la variabile decisiva resta il passaggio dal rischio geopolitico al budget pubblico, e dal budget pubblico agli ordini effettivi.

“Anche in caso di pace duratura in Ucraina o in Iran, l’attuale ciclo di riarmo dovrebbe proseguire almeno fino alla fine del decennio”, ha aggiunto Chiekrie. “Questo significa che per le aziende in grado di aumentare la scala produttiva per soddisfare la domanda esiste ancora un lungo potenziale percorso di crescita”.

La stessa Rheinmetall potrebbe essere tornata più attraente dopo il tracollo degli ultimi mesi, considerando che il flusso di ordini appare più ritardato che cancellato e che il gruppo punta a 76 miliardi di euro di commesse entro il 2026. Ma il caso tedesco mostra anche il limite della narrazione più semplice sul riarmo europeo: non basta che i governi promettano più spesa militare perché tutte le aziende del settore continuino a salire in Borsa. Ma dopo la corsa degli ultimi anni il mercato sembra chiedere qualcosa di più della semplice esposizione al tema difesa.

Domande frequenti su Difesa, picchiata in Borsa per i big europei

Qual è l'andamento generale del settore della difesa europea in borsa quest'anno?

Il settore della difesa europea sta registrando un crollo in borsa, invertendo la tendenza di anni di rialzi quasi ininterrotti. La variazione percentuale da inizio anno per il comparto difesa Europa è del -41,3%.

Quale azienda ha guidato il calo del comparto difesa europeo e di quanto ha perso?

Rheinmetall è il titolo che ha guidato il crollo del comparto difesa europeo. Da inizio anno, il suo valore in borsa ha ceduto oltre il 40%.

Qual è il motivo principale del calo delle azioni della difesa europea, in particolare di Rheinmetall?

Il calo è pesantemente influenzato dalla decisione del governo tedesco di cancellare un piano di investimenti da 12,8 miliardi di euro. Questa cancellazione ha avuto un impatto significativo sul titolo Rheinmetall, che aveva precedentemente guidato il rally del settore.

Cosa significa la sigla 'YTD 2026' nel contesto del rally della difesa europea?

La sigla 'YTD 2026' si riferisce alla performance del settore della difesa europea da inizio anno fino al 2026. L'articolo indica che il rally si è interrotto, suggerendo un'inversione di tendenza rispetto alle aspettative o alle performance passate fino a quella data.

Quali sono le implicazioni finanziarie per gli investitori nel settore della difesa europea dopo questo crollo?

Gli investitori nel settore della difesa europea stanno subendo perdite significative, con il titolo leader Rheinmetall che ha perso oltre il 40% da inizio anno. Questo indica un periodo di forte volatilità e rischio per chi detiene azioni in questo comparto.

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di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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