Dove vivono i ricchi? Ecco dove migrano i milionari nel 2026

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Statua antica su scogliera con vista sul mare e Faraglioni.

Regimi fiscali di vantaggio, ricerca incessante di stimoli, servizi, benessere, stili di vita appaganti. Sono diverse le motivazioni che spingono gli individui altamente patrimonializzati a muoversi nel mondo. Quali sono i luoghi che prediligono? Sorprende l’ascesa del Mediterraneo, ma non solo. I dati del più recente Henley Private Wealth Migration Report

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Dove vivono i ricchi? A differenza che nel passato, la ricchezza è sempre meno legata al territorio. La combinazione di incertezze geopolitiche e normative sta spingendo le famiglie più facoltose del globo a riconsiderare la propria collocazione geografica. Oggi più che mai individui e famiglie possono scegliere dove vivere, lavorare, investire e costruire il proprio futuro. Di conseguenza, le giurisdizioni competono non soltanto per attrarre capitali, ma anche imprenditori, investitori, titolari d’impresa e professionisti qualificati, a vantaggio di un mutuo beneficio. Tanto più, la mobilità dei grandi patrimoni non è più un fenomeno di nicchia: rappresenta ormai una componente significativa dell’economia globale. Ed è una questione sempre più strategica per i Paesi che intendono rafforzare la propria competitività in un mondo maggiormente interconnesso. Queste e altre osservazioni, nel Private Wealth Migration Report di Henley & Partners, società globale leader nella consulenza per la cittadinanza e la residenza tramite investimenti.

Negli ultimi 10 anni, è stato il Golfo a essere destinatario principe di questa tendenza: gli Emirati Arabi Uniti si sono affermati come uno dei principali centri mondiali per i “patrimoni mobili”, grazie a una combinazione di apertura alle imprese, connettività globale, fiducia degli investitori e costruzione istituzionale di lungo periodo. Oltre agli Emirati Arabi Uniti, anche l’Arabia Saudita attira capitali grazie alle iniziative di Vision 2030 e di rientro dei capitali.

È tuttavia importante sottolineare che le decisioni relative alla mobilità patrimoniale raramente sono determinate esclusivamente da considerazioni fiscali. Opportunità imprenditoriali, istruzione, stile di vita, pianificazione successoria, diritti di accesso, certezza normativa e valutazioni geopolitiche di lungo periodo entrano sempre più spesso nell’equazione.

La silenziosa ascesa del Mediterraneo (e dell’Italia)

L’Italia rappresenta il caso più evidente della nuova appetibilità mediterranea. Il regime destinato ai nuovi residenti prevede infatti un’imposta forfettaria sui redditi prodotti all’estero per un periodo di 15 anni, l’assenza di un’imposta patrimoniale sulle attività detenute fuori dal Paese e solide garanzie per chi ha già aderito al regime: un’architettura che pochi altri ordinamenti riescono a eguagliare. Né l’attrattività del Belpaese è scemata quando l’importo forfettario è salito a 300.000 euro, il 1° gennaio 2026. La domanda ha infatti mostrato resilienza, concentrandosi sempre più tra le famiglie con patrimoni estremamente elevati.

Gran parte dell’interesse verso l’Italia proviene dal Regno Unito, vittima della sua stessa Brexit e delle riforme derivanti. Grecia e Svizzera continuano ad attirare in qualità di destinazioni europee alternative, mentre in altri luoghi i vantaggi patrimoniali di hnwi e uhnwi sono messi costantemente in discussione. In Francia per esempio proposte relative all’imposta patrimoniale continuano a essere oggetto del dibattito, così come in Germania. La Spagna dal canto suo ha posto fine al proprio programma “Golden Visa”. In Norvegia, l’imposta patrimoniale ha prodotto fenomeni di trasferimento tra alcuni residenti con patrimoni particolarmente elevati.

Una mappa sempre più ampia di dove vivono i ricchi

La gamma di destinazioni concretamente accessibili alle famiglie internazionalmente mobili si va ampliando sempre più. Il Giappone continua ad attrarre patrimoni cinesi, mentre la Thailandia si sta affermando come un’alternativa regionale sempre più rilevante. Singapore rimane una delle destinazioni più attrattive al mondo per i grandi patrimoni internazionali, anche se le soglie previste per i family office e i requisiti di ingresso stanno diventando più selettivi. In Corea del Sud invece cresce l’interesse per la diversificazione internazionale, mentre le grandi famiglie imprenditoriali valutano le implicazioni della tassazione successoria, della pianificazione del passaggio generazionale e della competitività di lungo periodo.

Il paradosso Usa

Gli Stati Uniti restano il più grande mercato mondiale per la ricchezza privata nonché – tuttora – uno dei più potenti motori per la sua creazione, grazie ai loro evoluti mercati dei capitali, a una solida cultura imprenditoriale e a percorsi di immigrazione per gli investitori ormai consolidati. Chiedersi dove vivono i ricchi Usa, vuol dire però considerare anche l’estero. È infatti da questo Paese che proviene una elevatissima domanda di consulenza a Henley & Partners per il trasferimento all’estero. La ricerca di ulteriori opzioni di residenza o cittadinanza al di fuori degli Usa è da inquadrarsi nell’ambito di una più vasta strategia di diversificazione internazionale.

Per molti non si tratta di decidere di lasciare gli Stati Uniti, ma di creare nuove possibilità. Il solo accesso a possibilità di vita altrove è diventato una risorsa strategica, apprezzata non soltanto per le opportunità odierne, ma anche per la flessibilità che potrebbe garantire domani.

Dove vivono i ricchi? La risposta potrebbe cambiare in pochi mesi

La mobilità patrimoniale sta diventando sempre più reattiva ai cambiamenti delle politiche pubbliche: decisioni che in passato avrebbero potuto richiedere anni per esercitare i propri effetti, oggi li producono anche nell’arco di pochi mesi. Per esempio in Nuova Zelanda il rilancio dell’Active Investor Plus Visa ha generato centinaia di domande nell’arco di nove mesi, rispetto alle poco più di cento registrate nei precedenti due anni e mezzo.

L’ascesa del portafoglio sovrano

Combinano diritti di residenza, opzioni di cittadinanza, interessi imprenditoriali e attività patrimoniali distribuite tra più giurisdizioni. Sono i cosiddetti “portafogli di sovranità”, vero e proprio asset di pregio. In un mondo sempre più preda di incertezza geopolitica, cambiamenti normativi e frammentazione economica, le famiglie più abbienti non fanno più affidamento su un’unica giurisdizione per la residenza, gli investimenti o la pianificazione familiare e patrimoniale di lungo periodo. Portafoglio sovrano, o di sovranità, vuol dire in questo caso integrare diverse giurisdizioni, non sostituirne una con un’altra.

Domande frequenti su Dove vivono i ricchi? Ecco dove migrano i milionari nel 2026

Quali fattori stanno influenzando la scelta di dove vivono i milionari oggi?

Le incertezze geopolitiche e normative globali stanno spingendo le famiglie facoltose a riconsiderare la propria collocazione geografica. Questo porta a una maggiore flessibilità nella scelta di dove vivere, lavorare e investire.

Dove si osserva una 'silenziosa ascesa' per quanto riguarda la residenza dei ricchi?

L'articolo menziona una 'silenziosa ascesa' del Mediterraneo, con un'attenzione particolare all'Italia. Questo suggerisce un crescente interesse per queste regioni come destinazioni per i milionari.

Come sta cambiando la percezione della ricchezza legata al territorio?

La ricchezza è sempre meno legata al territorio rispetto al passato, grazie alla possibilità per individui e famiglie facoltose di scegliere liberamente dove stabilirsi. Le giurisdizioni competono ora per attrarre non solo capitali, ma anche persone.

Qual è il 'paradosso Usa' menzionato nell'articolo riguardo ai ricchi?

Il 'paradosso Usa' suggerisce che, nonostante la ricchezza, gli Stati Uniti potrebbero non essere più l'unica o la principale destinazione per i milionari, indicando un cambiamento nelle dinamiche migratorie della ricchezza.

Cosa significa 'l'ascesa del portafoglio sovrano' nel contesto della migrazione dei ricchi?

L'ascesa del portafoglio sovrano si riferisce alla crescente importanza che i milionari attribuiscono alla stabilità e alle politiche normative di un paese quando scelgono dove investire e risiedere. Questo implica una valutazione attenta delle giurisdizioni.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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