La cessione del quinto resta il principale vulnus per le banche italiane portate di fronte all’Arbitro bancario finanziario, l’organo della Banca d’Italia preposto a dirimere per via stragiudiziale le controversie con i clienti. La vera tendenza, però, consiste in un allargamento dei ricorsi verso una pluralità di altri servizi bancari e finanziari. Nel 2025 i ricorsi inerenti alla cessione del quinto sono calati del 47%, a quota 2.526, mentre sono aumentate le controversie su conti correnti e bonifici, cresciute rispettivamente del 26% e del 63%. La quota dei ricorsi sulla cessione del quinto è così scesa dal 34,3% al 18,7% nel giro di un anno.
Le controversie sulla cessione del quinto traggono origine da storiche divergenze fra alcune pratiche bancarie e la giurisprudenza ormai consolidata, secondo la quale, “in caso di estinzione anticipata di un contratto di credito al consumo, il cliente ha diritto alla restituzione proporzionale di tutti i costi, sia up front sia recurring, con la sola esclusione delle imposte”. Nonostante le pronunce in tal senso di diversi tribunali, oltre che della Corte di giustizia dell’Unione europea, “alcuni intermediari hanno continuato a non condividere la posizione dell’Abf” in materia. Come vedremo, alcune fra le banche più attive nella cessione del quinto sono anche fra quelle che si trovano più spesso a soccombere davanti all’Arbitro.
I numeri dei ricorsi: aumentano frodi su conti correnti e bonifici non autorizzati
Complessivamente, il numero dei ricorsi all’Abf è in calo appena del 3%, “ma in ripresa nella seconda parte dell’anno e nei primi mesi del 2026”, segnala l’Arbitro nella sua relazione annuale. Nel 56% dei casi i Collegi hanno contribuito a una risoluzione in favore dei clienti, tra accoglimenti totali o parziali e accordi raggiunti tra le parti prima della decisione. Con l’eccezione notevole delle decisioni inerenti alla cessione del quinto, nel 94% dei casi l’intermediario si adegua al parere non vincolante dell’Abf. Grazie a queste risoluzioni, nel 2025 sono stati restituiti ai clienti quasi 8 milioni di euro, sottolinea l’Arbitro.
Come sottolineato dalla relazione, alcuni istituti continuano a non adeguarsi alle decisioni dell’Abf quando si tratta di cessione del quinto e, quindi, a non restituire i costi sostenuti dal cliente in caso di estinzione anticipata del finanziamento. La dinamica non si esaurisce però in una semplice scelta di convenienza economica. In molti casi, secondo quanto emerge dal registro delle inadempienze, la mancata esecuzione viene motivata dagli intermediari con il fatto che una controversia analoga è stata sottoposta all’autorità giudiziaria. Il risultato pratico, tuttavia, resta rilevante per i clienti: le decisioni dell’Abf non sono vincolanti e, a fronte di importi medi relativamente contenuti (circa 1.000 euro nel 2025) il ricorso alla giustizia ordinaria può risultare poco conveniente per il singolo consumatore. È anche per questo che la cessione del quinto continua a distinguersi dal resto del contenzioso: il tasso di adempimento alle decisioni dell’Abf si ferma al 30%, contro il 94% medio registrato per tutte le altre materie. Il grafico sulla soccombenza va letto alla luce di questa specificità
Le banche che soccombono più spesso: pesa la cessione del quinto
Tra i primi dieci gruppi bancari per ricorsi decisi, IBL Banca e Santander Consumer Bank non sono semplicemente due intermediari con percentuali elevate di esiti sfavorevoli: sono anche operatori particolarmente esposti al mercato della cessione del quinto, il segmento che negli ultimi anni ha generato il contenzioso più seriale e più resistente all’orientamento dell’Arbitro. Nel 2025 il gruppo IBL Banca ha registrato una soccombenza del 95%, con 580 ricorsi accolti e 16 cessati su 627 decisioni; Santander Consumer Bank si è fermata poco sotto, all’86%, con 464 ricorsi accolti e 40 cessati su 583 decisioni.
“`htmlABF, dove la banca soccombe più spesso
Tra i primi 10 gruppi bancari per ricorsi decisi nel 2025, IBL Banca, Banca CF+ e Santander Consumer Bank mostrano le percentuali di soccombenza più elevate. Le grandi banche universali hanno più casi in valore assoluto, ma percentuali molto più contenute.
Il confronto con le grandi banche universali è netto: Intesa Sanpaolo è al 43%, UniCredit al 39%, Mps al 49%, Bnl al 54%, Bper e Banco Bpm al 41%. Il dato non va letto come un giudizio complessivo sulla qualità del servizio, perché risente della dimensione dei gruppi, della base clienti e soprattutto della specializzazione di prodotto. Segnala però quanto il peso della cessione del quinto, e in particolare delle controversie sulle estinzioni anticipate post-Lexitor, possa alterare profondamente la fotografia del contenzioso Abf.
Il numero assoluto dei ricorsi riflette, come ovvio, anche la dimensione dell’intermediario, mentre la percentuale di soccombenza mostra dove il cliente ottiene più spesso una decisione favorevole (penalizzando, in questo caso, gli istituti che vedono una maggiore incidenza della cessione del quinto).
Il calo osservato nei nuovi ricorsi sulla cessione del quinto non significa, però, che il contenzioso bancario si stia riducendo: il totale dei ricorsi Abf, escludendo la cessione del quinto, passa da 9.161 a 10.992, con un aumento del 20%. I ricorsi sui servizi e strumenti di pagamento aumentano del 21%, da 3.896 a 4.695, e arrivano a pesare per quasi il 35% del totale. Ancora più significativo è il capitolo degli utilizzi fraudolenti, saliti da 4.100 a 4.951 ricorsi, pari al 37% del totale. Bonifici, carte, conti correnti e frodi stanno diventando il nuovo fronte caldo della relazione fra clienti e intermediari.

