Certificati, tra volatilità e protezione: i trend secondo Leonteq

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Tra volatilità, ricerca di protezione e nuovi sottostanti, i certificati continuano a guadagnare spazio tra gli investitori italiani. Ecco i trend che stanno ridisegnando il mercato

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A metà strada tra obbligazioni e azioni per profilo di rischio-rendimento, i certificati continuano a guadagnare spazio tra gli investitori italiani. Non a caso, il 2025 è stato un anno record per il mercato primario, con 31.821 milioni collocati e circa 2.185 emissioni, secondo i dati elaborati da ACEPI – Associazione Italiana Certificati e Prodotti di Investimento.

Accanto a un interesse crescente, però, resta una percezione di complessità che continua a frenare una percentuale di investitori. Per questo vale la pena chiedersi perché oggi i certificati meritano attenzione e quali trend stanno ridisegnando il mercato italiano.

Ne abbiamo parlato con Pietro Saccomandi e Anna Berto, Co-Head del Team Italia di Leonteq Securities (Europe) Gmbh, che hanno raccontato anche come sta evolvendo l’offerta della società svizzera in uno scenario di mercato sempre più incerto.

Perché i certificati stanno attirando più investitori

“L’aumento dei volumi è un trend ormai visibile, soprattutto negli ultimi cinque anni. Contestualmente c’è stato anche un aumento della competizione sul mercato e una crescita della domanda, quindi la torta si è fatta più grande un po’ per tutti”, spiega Pietro Saccomandi. È il segnale di un mercato in espansione, sostenuto anche da una crescente curiosità degli investitori verso il funzionamento dei certificati e la loro capacità di rispondere a esigenze diverse.

“Da un lato le richieste degli investitori più evoluti e interessati sono sempre più specifiche, dall’altro c’è anche maggiore attenzione ai costi. Ovviamente è necessario conoscere il prodotto a fondo, consultando tutta la documentazione disponibile prima di effettuare l’investimento”, aggiunge Saccomandi.

In termini di profilo rischio-rendimento, i certificati si collocano in una posizione intermedia tra azioni e obbligazioni: più remunerativi delle seconde, meno rischiosi delle prime. Ed è anche per questo che continuano ad attirare l’attenzione di una platea sempre più ampia di investitori.

“Il mercato italiano è storicamente molto legato ai titoli di Stato e ai BTP. Per questo, un certificato che paga cedole incontra la domanda di chi ha sempre investito soprattutto in obbligazioni”, osserva Saccomandi. “In più, ricevere delle cedole è un aspetto molto apprezzato dai nostri investitori, perché significa, in alcuni casi, avere entrate più o meno programmate. È qualcosa di nuovo rispetto ai fondi ad accumulazione più tradizionali.”

I vantaggi di questi strumenti, naturalmente, possono variare in base al profilo di rischio-rendimento dell’investitore. “Erogando premi mensili o comunque periodici, i certificati si posizionano bene anche in ottica di pianificazione finanziaria e personale”, spiega Anna Berto. “In più, nella maggior parte dei casi, si rivelano strumenti fiscalmente efficienti per l’investitore italiano.”

Volatilità e incertezza: come cambia la domanda

La crescita dei volumi e dell’interesse verso i certificati si inserisce in una fase di mercato segnata da maggiore volatilità e da un’incertezza economica sempre più difficile da interpretare. Uno scenario che sta cambiando anche le aspettative degli investitori e, di conseguenza, le caratteristiche dei prodotti più richiesti.

“C’è più incertezza perché tutti questi movimenti di mercato sono più repentini e meno pianificabili e questo ha portato, da un lato, la domanda a richiedere prodotti più sicuri, quindi barriere più profonde, meccanismi low strike di protezione più bassi. Dall’altro, l’aumento della volatilità ci permette di strutturare prodotti più efficienti perché questi certificati funzionano vendendo volatilità. Più la volatilità è alta, più possiamo avere barriere basse, cedole alte e payout interessanti”, spiega Saccomandi.

Protezione e sottostanti: cosa cercano oggi gli investitori

Guardando al mercato italiano, emerge un trend chiaro nella domanda degli investitori: la ricerca di maggiore protezione. “I certificati con barriere e cedole sono quelli più richiesti”, spiega Anna Berto. “Nell’ultimo periodo abbiamo riscontrato molte richieste di barriere più protettive, e di meccanismi più conservativi – come l’airbag e il low strike – che vanno a proteggere anche in caso di ribassi abbastanza forti.”

Accanto alla domanda di protezione, sta però evolvendo anche la scelta dei sottostanti su cui strutturare i certificati. “Il settore che, perlomeno negli ultimi anni, si sposa meglio nella strutturazione dei certificati sono le banche. Quindi la maggior parte dei certificati che sono stati emessi negli ultimi anni hanno avuto come sottostanti le banche italiane ed europee. Meno quelle americane perché hanno meno dividendi e un po’ meno volatilità”, racconta Saccomandi.

“Altri trend che stiamo iniziando a seguire sono quelli degli hard asset, con l’idea quindi di strutturare prodotti su produttori di metallo, oro, metalli industriali o indici sulle materie prime. Tutti sottostanti che prima per noi erano estremamente marginali e che negli ultimi mesi abbiamo gradualmente iniziato a inserire nei certificati.”

Ogni tipo di certificato ha una struttura specifica che è necessario comprendere bene per poter valutare da un lato i potenziali benefici e dall’altro i rischi connessi anche legati all’andamento del mercato di riferimento.

Come sta evolvendo l’offerta di Leonteq

L’evoluzione del mercato si riflette anche sulla strategia di Leonteq, che punta ad ampliare la propria offerta in uno scenario molto complesso e delicato. Come spiega Anna Berto, l’obiettivo della società è continuare a proporre sulla piattaforma una gamma ampia di soluzioni, lavorando sull’innovazione dei prodotti, sia a livello di struttura, sia di sottostanti.

Tra le priorità della società svizzera, unica piattaforma multi-emittente in Italia, c’è anche l’ampliamento dell’offerta, sia sul mercato italiano sia a livello internazionale.

“Porteremo sul mercato italiano BIL (Banque Internationale à Luxembourg), un nuovo emittente bancario, quindi la nostra offerta sulla piattaforma includerà anche strumenti emessi da BIL. Questo vuol dire che l’investitore potrà scegliere e diversificare l’esposizione all’emittente, usufruendo sempre del servizio Leonteq, incluso il nostro sito, che offre accessibilità e trasparenza”, racconta Berto.

“A livello globale, stiamo inoltre lavorando molto sul potenziamento della nostra offerta AMC (Actively Managed Certificate), quindi prodotti a gestione attiva, che consentono di implementare strategie proprietarie all’interno di un certificato mantenendo la flessibilità caratteristica dello strumento”, conclude.

di Paola Ragno

Giornalista pubblicista e Senior Content Editor di We Wealth, è laureata in Mediazione linguistica e interculturale presso l’Università degli Studi di Bari. In We Wealth cura lo sviluppo di prodotti multimediali e redazionali, per l’online e il cartaceo. Nel passato ha lavorato e collaborato anche con Class CNBC.

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