Un’altra Gaza, alla Fondazione Merz. Su mandato dello Stato di Palestina

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Nello sterminio umano e culturale in atto, pulsa una piccola luce: è la mostra ‘GAZA, il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del Mediterraneo’, ospitata dalla Fondazione Merz di Torino, con una curatela polifonica. Il progetto è reso possibile dall’assenso dello Stato di Palestina con il sostegno del CIPEG – Comité international pour l’égyptologie. Un passo concreto per preservare la memoria dal negazionismo

Indice

Si affaccia sul Mediterraneo un territorio ancestrale, luogo di scambio e di incontro tra civiltà molteplici, crocevia di rotte commerciali, religiose e culturali. Questo luogo è Gaza, territorio che nei secoli ha accumulato una straordinaria stratificazione storica. Fin dall’Età del Bronzo, Gaza è stata uno snodo strategico e relazionale tra Africa, Asia e Mediterraneo. La memoria di questo ruolo millenario oggi sta sbiadendo sotto i Merkava. Tenerla viva, nel momento in cui la verità del genocidio è costante vittima del negazionismo, è una forma di resistenza. Ed è in questo spazio ‘resistente’ che alcune prestigiose istituzioni internazionali hanno dato vita a un progetto altrimenti privo di voce.

Sono la Fondazione Merz, il Museo Egizio di Torino e il MAH – Musée d’art e d’histoire di Ginevra. Il progetto è la mostra ‘GAZA, il futuro ha un cuore anticoMaterie e memorie del Mediterraneo’. Attraverso il dialogo tra archeologia e arte contemporanea, l’esposizione, aperta dal 22 aprile e fino al 27 settembre 2027 alla Fondazione Merz di Torino, in via Limone 24, restituisce la profondità storica e culturale di Gaza, sottraendola a una lettura esclusivamente contingente e invitando a riflettere sul valore universale del patrimonio come luogo di memoria, identità e futuro.

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Di cosa parla la mostra sulla Palestina alla Fondazione Merz

La mostra mette in relazione una selezione di circa ottanta reperti archeologici dal MAH su mandato dello Stato di Palestina e dal Museo Egizio di Torino (dall’età del bronzo al periodo ottomano) con le opere di sette artisti contemporanei palestinesi e internazionali: Samaa Emad (foto apertura, dettaglio), Mirna Bamieh, Khalil Rabah, Vivien Sansour, Wael Shawky, Dima Srouji e Akram Zaatari. I reperti in mostra provenienti invece da Gaza sono una selezione dalla collezione di circa 500 pezzi custoditi temporaneamente presso il MAH di Ginevra su mandato dello Stato di Palestina.


Samaa Emad

Il patrimonio culturale non è fatto solo di siti archeologici, monumenti e altre espressioni fisiche di un passato perduto o danneggiato, ma anche delle persone che quei siti, quei monumenti, li hanno vissuti, celebrati, identificati come parte della loro eredità culturale. Il dialogo con la collezione del Museo Egizio di Torino evidenzia questa fitta rete di connessioni, inserendo Gaza in una geografia più ampia di relazioni e influenze reciproche, restituendone la complessità di un territorio che ha svolto un ruolo centrale nella storia del Mediterraneo.

Tra memoria e contemporaneità

La mostra intesse dunque un dialogo tra memoria e contemporaneità, con la possibilità di nuove narrazioni. Nella declinazione del racconto che tesse la mostra, non può mancare il tema della distruzione delle comunità che mantenevano vivi quei luoghi. Attraverso un dialogo tra reperti archeologici, opere contemporanee e materiali documentari – tra cui le fotografie raccolte dall’archeologo Fadel Al Utol e il video di Forensic Architecture – si restituisce la frattura tra ciò che è stato e ciò che sopravvive, anche se purtroppo in forme diasporiche. Le anfore destinate al ‘vino di Gaza’ e all’olio d’oliva, le monete e i manufatti provenienti da Egitto, Grecia, Babilonia e penisola arabica raccontano la continuità degli scambi e delle ibridazioni culturali.



Insieme agli oggetti, nei secoli si sono mosse anche le persone, e con loro conoscenze e pratiche. I reperti in mostra – oggetti di uso quotidiano, amuleti, ma anche testimonianze suggestive come il ‘Racconto di Sinuhe’ – restituiscono frammenti di vita e documentano la circolazione di modelli culturali nel Mediterraneo orientale. Questa vivacità trova espressione nella ‘Scuola di Retorica’ di Gaza, esempio di una cultura capace di dialogare con il mondo antico e di proiettarsi oltre i propri confini. E poi, l’inatteso sincretismo: anche nelle pratiche funerarie, emerge l’adozione e la rielaborazione locale di modelli egizi, ad esempio nel caso dei sarcofagi antropoidi “a pantofola”.

Una storia religiosa di quasi 5000 anni

Questi manufatti, spesso accompagnati da corredi eterogenei, testimoniano un contesto profondamente multiculturale. La storia religiosa di Gaza abbraccia quasi 5.000 anni e comprende una pluralità di culti, sia monoteisti sia politeisti. Tradizioni che non si sono semplicemente succedute nel tempo, ma che hanno spesso convissuto negli stessi spazi urbani. Khalil Rabah, Wael Shawky, Samaa EmadVivien SansourMirna Bamieh, Akram Zaatari, Dima Srouji sono i nomi degli artisti contemporanei che intessono, con le loro opere, i fili di un dialogo che tocca i punti luminosi della storia umana e quelli in cui il buio li fa collassare. Neon, paesaggi frammentari, ulivi sradicati, collage, fotografie d’archivio, ricette di cucina, semi, mappe anteriori alla Nakba (l’esodo forzato con cui i Palestinesi furono costretti a lasciare le proprie case e la propria terra nel 1947-1948).


Khalil Rabah

Le arance muffite di Grieving in Colors (2024) mettono in scena un contrasto tra vitalità e decomposizione, evocando il dolore stratificato (passato, presente e futuro) del popolo palestinese. Altri agrumi, i limoni, con le loro foglie e radici in alcune installazioni elementi costruiscono uno spazio in bilico tra domesticità e inquietudine, mentre al contempo la dimensione sonora amplifica una percezione frammentata e polifonica.



La dimensione dell’immagine come traccia e testimonianza è invece centrale nelle opere di Akram Zaatari, che tratta le fotografie come reperti archeologici, i cui segni – graffi, scritte, usure – diventano indizi di vite e luoghi perduti ma ancora presenti.


Akram Zaatari

E i collage su vetro di Dima Srouji sovrappongono lo sguardo occidentale – esterno – che idealizza e mitizza questi luoghi, con l’esperienza amara e concreta di chi li abita in mezzo alla violenza quotidiana, alla distruzione e alla necessità di non disperderne la memoria ancestrale, perché il futuro ha un cuore antico. Ammesso che quel futuro esista.

Chi ha reso possibile la mostra dello Stato di Palestina?

Il progetto è reso possibile dall’assenso dello Stato di Palestina con il sostegno del CIPEG – Comité international pour l’égyptologie (ICOM). La mostra si giova poi del Patrocinio della Città di Torino ed è curata dal comitato curatoriale composto da: Beatrice MerzSilvano BertalotGiulia Turconi– Fondazione MerzMarc-Olivier WahlerBéatrice BlandinFadel Al Utol – MAH – Musée d’art et d’histoire di GinevraChristian GrecoFederico ZainaDivina Centore – Museo Egizio di Torino. E si avvale dell’apporto del comitato scientifico composto da: Suad AmiryPaola CaridiReem Fadda, Jean-Pierre FiliuMahmoud HawariJean-Baptiste HumbertTomaso MontanariDavide QuadrioLudovico ScaglioneSalim Tamari.

Articolo apparso sul numero 90 di We Wealth Magazine. Abbonamenti qui.

Domande frequenti su Un’altra Gaza, alla Fondazione Merz. Su mandato dello Stato di Palestina

Qual è il tema principale della mostra sulla Palestina alla Fondazione Merz?

La mostra si concentra sulla storia ancestrale di Gaza, un territorio che si affaccia sul Mediterraneo e che è stato un crocevia di civiltà, rotte commerciali, religiose e culturali fin dall'Età del Bronzo. L'obiettivo è mantenere viva la memoria di questo ruolo millenario.

Quali sono le principali aree tematiche esplorate nella mostra?

La mostra affronta la stratificazione storica di Gaza, che risale a quasi 5000 anni fa, esplorando la sua importanza come snodo strategico e relazionale tra Africa, Asia e Mediterraneo. Si muove tra memoria e contemporaneità, toccando anche aspetti religiosi.

Chi ha reso possibile la realizzazione di questa mostra?

La mostra è stata realizzata su mandato dello Stato di Palestina. Questo indica un coinvolgimento istituzionale diretto da parte della Palestina nella sua organizzazione e presentazione.

Qual è il significato storico di Gaza menzionato nell'articolo?

Gaza è descritta come un territorio ancestrale, luogo di scambio e incontro tra civiltà, e un crocevia di rotte commerciali, religiose e culturali. La sua importanza strategica risale all'Età del Bronzo.

Qual è lo stato attuale della memoria storica di Gaza secondo l'articolo?

L'articolo suggerisce che la memoria del ruolo millenario di Gaza come snodo strategico e relazionale sta sbiadendo. La mostra mira a contrastare questo fenomeno, mantenendo viva questa eredità storica.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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