Seated Man with a Cane, Uomo seduto con bastone. Questo il nome del Modigliani rubato che dopo più di undici anni di battaglia giudiziaria, tornerà nelle mani dei proprietari originari. Così ha sentenziato la Suprema Corte di New York, riconoscendo a Philippe Maestracci, agricoltore senonché nipote ereditiero di Oscar Stettiner, art dealer ebreo di inizio Novecento, la legittima proprietà. Dall’altra parte del banco esce sconfitto il miliardario David Nahmad, capostipite di una famiglia di art dealer di caratura internazionale, che si vedrà così costretto a privarsi di un’opera d’arte dal valore storico ed economico notevolissimo.
La fuga da Parigi e il furto
La storia di come il dipinto sia sfuggito al possesso di Stettiner è comune a migliaia di opere saccheggiate in tutta l’Europa occupata dai nazisti. Stettiner, che aveva la nazionalità britannica, fuggì da Parigi nel 1939 con l’avanzata della minaccia tedesca, lasciando il dipinto nella sua galleria. Un uomo di nome Marcel Philippon, incaricato dalle autorità naziste di liquidare i beni di proprietà degli ebrei, confiscò e vendette l’opera. Dopo la guerra, Stettiner presentò un ricorso davanti a un tribunale francese, che nel 1946 ordinò la restituzione del dipinto. A quel punto, però, l’opera era già stata rivenduta e l’uomo che l’aveva acquistata affermò di averla rivenduta a sua volta e di non averla più in suo possesso. Stettiner morì in Francia nel 1948.
Le prove a sostegno di Stettiner per il Modigliani rubato
Ottanta anni dopo Joel M. Cohen, giudice della Corte Suprema di New Work, ha ritenuto che la sentenza francese del 1946 fosse una delle prove a sostegno della titolarità di Stettiner, insieme ai documenti che indicavano che il dipinto era stato prestato per una mostra a Venezia nel 1930 a suo nome. La provenienza riportata nel catalogo d’asta di Christie’s del 1996, che descriveva l’opera come passata da un collezionista parigino di nome Roger Dutilleul a un acquirente tra il 1940 e il 1945, è stata ritenuta dal giudice “intenzionalmente o per errore” errata e fuorviante.
L’International Art Centre e David Nahmad
Il caso si è notevolmente complicato nel corso degli anni a causa dei dubbi su chi controllasse effettivamente l’International Art Centre di Panama, dove il dipinto era conservato in un deposito. David Nahmad e i suoi rappresentanti hanno inizialmente sostenuto che egli non fosse il proprietario del dipinto, affermando che esso apparteneva alla holding. Tale posizione è diventata difficile da sostenere dopo la fuga di notizie dei Panama Papers del 2016, che ha rivelato i legami tra Nahmad e la società offshore detentrice dell’opera. I pubblici ministeri svizzeri hanno successivamente fatto irruzione in un deposito di Ginevra e hanno confiscato il dipinto. Nahmad ha infine ammesso che l’International Art Centre era suo, pur sostenendo di aver acquistato l’opera in buona fede e indicando il prestito che ne aveva fatto nel 2004 al Jewish Museum di New York come prova della sua buona fede.
La sentenza sul Modigliani rubato
Il giudice Cohen ha riconosciuto che lo stesso Nahmad non era stato coinvolto nella vicenda del dipinto rubato dai nazisti fino all’acquisto del 1996 e non era responsabile delle informazioni fuorvianti sulla provenienza riportate al momento dell’asta. Tuttavia, ciò non ha modificato la posizione giuridica relativa al diritto dell’eredità sull’opera. Il giudice Cohen ha respinto le pretese di Nahmad ritenendo che i convenuti “non avessero sollevato alcuna questione di fatto rilevante e non avessero offerto alcuna prova che identificasse qualcuno diverso dal sig. Stettiner come proprietario del dipinto o che egli ne avesse volontariamente rinunciato”.

