Private credit, così le banche possono approfittare della “crisi”

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Negli ultimi mesi i riscatti dai fondi di private credit e le prime crepe su alcuni portafogli hanno riaperto spazio alle banche, che tornano a finanziare operazioni leveraged dopo anni di ritirata. Ma la vera partita si gioca sulle regole, che potrebbero rendere più conveniente per gli istituti prestare anche ai fondi stessi.

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Negli ultimi due trimestri gli investitori hanno ritirato 11 miliardi di dollari dai fondi di private credit. Le limitazioni ai rimborsi — una caratteristica prevista dai fondi semi-liquidi — sono scattate in alcuni dei maggiori strumenti: circa 5 miliardi di dollari di richieste sarebbero rimasti inevasi per il superamento dei limiti, ha riportato Bloomberg.

La sfiducia ha colpito fondi come Blue Owl, BlackRock, Blackstone, Ares Management e altri ancora: l’esposizione al settore software, minacciato dall’AI, e la comparsa di alcuni default — come First Brands — hanno sollevato interrogativi sulla qualità degli attivi, che però l’industria continua a definire solida.

“Alcuni hanno detto: ‘le società di software legate all’AI sono finite’ — non è vero, ci sono alcune aziende che sono fallite”, ha dichiarato Robert Kapito, cofondatore e presidente di BlackRock, intervenuto all’Australia Pacific Financial Innovation Symposium di Melbourne, secondo cui “non esiste una crisi nel private credit”, i cui tassi di default restano tra il 3% e il 4%.

Nel private credit “esiste un forte disallineamento tra titoli di giornale e ciclo delle notizie e ciò che vediamo nei portafogli”, ha aggiunto Kenneth Caplan, co-chief investment officer di Blackstone. “Molto dell’attenzione oggi è concentrata sui timori legati alle società software, ma anche sui riscatti e sui veicoli semi-liquidi. Noi invitiamo a guardare a ciò che accade nei portafogli e alle performance. Se si osserva il nostro portafoglio, i livelli di default restano molto bassi”.

L’insofferenza verso i titoli di giornale, però, va di pari passo con il cambiamento della base degli investitori nei private market: il crescente peso del canale retail espone le masse a dinamiche di vendita emotiva — più o meno giustificata — da cui gli investitori istituzionali sono generalmente immuni. La chiusura forzata dei rimborsi si sta così rivelando un problema reputazionale forse superiore alle attese.

Il ritorno delle banche nel credito alle imprese

A beneficiare delle difficoltà del private credit potrebbe essere il settore bancario tradizionale, che dopo la crisi delle banche regionali del 2023 aveva lasciato il campo dei crediti più rischiosi allo shadow banking. Nel 2023, la quota delle banche nei finanziamenti per buyout superiori a 1 miliardo di dollari è scesa al 39%, da una media dell’80% nel quinquennio precedente, secondo PitchBook; già nel 2025 era risalita sopra il 50% e il trend potrebbe proseguire.

“Questo è un momento opportuno per le banche per recuperare quote di mercato dai fondi di private credit”, ha dichiarato a CNBC il capo economista di Moody’s, Mark Zandi. “I tassi di interesse sono scesi e la regolamentazione bancaria si è allentata. Anche i finanziatori di private credit stanno affrontando le conseguenze di un precedente approccio molto aggressivo al credito”.

La leva regolatoria: perché le banche possono finanziare anche il private credit

Ma non è tutto. Una proposta di aggiornamento regolamentare avanzata dalla Federal Reserve potrebbe rendere più conveniente per le banche diventare finanziatrici del private credit stesso. Il prestito verso altri prestatori può infatti essere trattato, ai fini regolamentari, come una cartolarizzazione: la banca finanzia una società veicolo i cui prestiti sono utilizzati come collaterale. Poiché il finanziamento copre solo una frazione dei crediti sottostanti, l’esposizione viene considerata “senior”.

Secondo le regole attuali — ha ricordato il Wall Street Journal — il peso di rischio minimo per queste esposizioni è del 20%. La proposta attualmente in valutazione prevede di abbassarlo al 15%. Questo implica che un prestito diretto a un’impresa — che può avere una ponderazione del rischio pari al 100% o superiore — diventa molto più oneroso in termini di capitale rispetto al finanziamento indiretto tramite un fondo.

Con lo stesso capitale, quindi, la banca può abilitare molto più credito — e potenzialmente generare maggiori profitti. Secondo uno studio accademico di Sergey Chernenko, Robert Ialenti e David Scharfstein, un prestito tipico a una media impresa può generare per una banca un ritorno sul capitale di circa il 13%, contro il 24% potenziale di un prestito di private credit.

Il risultato è che “prestare a chi presta è economicamente più conveniente che detenere direttamente credito rischioso”, ha osservato Scharfstein.

Secondo i dati della Federal Reserve, i prestiti verso istituzioni finanziarie non bancarie rappresentano oggi circa il 14% del credito bancario negli Stati Uniti — una quota destinata a crescere con l’allentamento regolamentare.

Un bene per la crescita, ma anche il ritorno di un vecchio equilibrio: se i default aziendali aumentano, il rischio non resta confinato nel private credit ma risale verso le banche. E da lì può tornare a propagarsi nel sistema e riaccendere vecchi incubi.

Domande frequenti su Private credit, così le banche possono approfittare della “crisi”

Qual è stato il trend di investimento nei fondi di private credit negli ultimi trimestri?

Negli ultimi due trimestri, gli investitori hanno ritirato complessivamente 11 miliardi di dollari dai fondi di private credit. Questo ha generato una crescente sfiducia nel settore.

Perché alcuni investitori non sono riusciti a riscattare i propri fondi dal private credit?

Le limitazioni ai rimborsi, una caratteristica intrinseca dei fondi semi-liquidi, sono state attivate in alcuni strumenti maggiori. Circa 5 miliardi di dollari di richieste di rimborso sono rimaste inevase per il superamento di tali limiti.

Quali sono alcuni dei fondi di private credit colpiti dalla sfiducia degli investitori?

La sfiducia ha interessato fondi gestiti da importanti attori del settore come Blue Owl, BlackRock, Blackstone e Ares Management. Questi sono tra i maggiori strumenti che hanno registrato ritiri.

Quale opportunità si prospetta per le banche nel contesto attuale del private credit?

L'articolo evidenzia come le banche possano approfittare della situazione attuale nel private credit, definita una 'crisi'. Si prevede un loro ritorno nel credito alle imprese, anche grazie alla leva regolatoria.

Cosa si intende per 'leva regolatoria' nel contesto del finanziamento bancario al private credit?

La 'leva regolatoria' è il fattore che permette alle banche di finanziare il private credit. Questo meccanismo è presentato come un elemento chiave che facilita il loro coinvolgimento in questo segmento di mercato.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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