Investimenti record, raccolta in frenata
Il mercato italiano del private debt nel 2025, al centro dell’evento “Il mercato italiano del private debt” organizzato oggi, 14 aprile 2026, a Milano da Cdp e Aifi, ha mostrato una dinamica che merita attenzione immediata. Gli investimenti sono saliti a 6,761 miliardi di euro, in crescita del 33% rispetto ai 5,078 miliardi del 2024, mentre la raccolta totale è scesa a 1,003 miliardi, in calo del 26%. Le società finanziate sono state 172, contro 175 un anno prima: il numero resta stabile, ma il capitale impiegato cresce con forza.
È questo il paradosso da cui partire. Il mercato continua a finanziare l’economia reale con maggiore intensità, ma lo fa con una raccolta che non tiene il passo. Il quadro emerso dagli interventi di Alessia Muzio, Responsabile Ufficio Studi Aifi, Andrea Nuzzi, Direttore Business Cdp, e Vincenzo Paolo Carbonara, Responsabile Finanza per la Crescita Cdp, racconta una filiera che accelera sul lato degli impieghi, ma resta ancora corta sul lato della raccolta. Per il wealth, il credito privato in Italia non è più un segmento laterale dei private markets, ma uno snodo sempre più visibile del finanziamento alle imprese.
Il vero motore della crescita è il ritiro del credito bancario
La crescita del private debt non va letta da sola. Nella presentazione di Andrea Nuzzi, Direttore Business Cdp, emerge che lo stock dei finanziamenti bancari alle società non finanziarie in Italia è passato da 808 miliardi nel 2014 a 606 miliardi nel 2025, con una contrazione del 25%. Nello stesso periodo, il rapporto tra credito bancario e Pil è sceso dal 50% al 27%.
Questo è il dato strutturale che spiega tutto il resto. Se il canale bancario arretra e le fonti alternative non compensano ancora pienamente il vuoto, il private debt smette di essere solo una asset class interessante e diventa una risposta concreta a un problema di sistema. Per chi fa consulenza patrimoniale, significa osservare un mercato che non cresce per moda, ma per necessità.
Nuzzi: il risparmio privato deve tornare nell’economia reale
Nel suo intervento, Andrea Nuzzi, Direttore Business Cdp, ha definito con chiarezza il ruolo della Cassa. «Siamo un istituto nazionale di promozione che mette a disposizione dell’economia reale il risparmio degli italiani: 27 milioni di risparmiatori che diventano leva per la crescita del Paese».
Cdp non si presenta dunque solo come finanziatore, ma come cerniera tra risparmio privato ed economia reale. Nuzzi ha ricordato che il business della Cassa consiste nel supportare le imprese in modo diretto e indiretto, lavorando con le banche sui piani di investimento e di M&a, ma anche usando canali come la finanza alternativa per raggiungere le aziende più difficili da intercettare.
Cdp vuole essere il compagno di viaggio dei fondi
Il messaggio più rilevante per il mondo dei private markets è arrivato quando Nuzzi ha spiegato come stia cambiando il posizionamento della Cassa rispetto al mercato. «Quello che state vedendo voi operatori è che Cassa oltre a finanziare direttamente le aziende insieme alle banche è sempre più un compagno di viaggio dei vostri fondi per cofinanziare le singole Pmi e mid cap che sono all’interno del vostro portafoglio».
Nel primo anno del Piano strategico 2025-2027, Cdp ha servito 46.000 aziende tra modalità diretta e indiretta, sviluppando impieghi per circa 30 miliardi di euro con un effetto leva di 2,5x, superiore al target di piano di 2,1x. Nuzzi ha aggiunto che la base di intervento sulle operazioni a supporto delle aziende è cresciuta del 30%sull’ultimo anno, con un forte incremento del sostegno a Pmi e microimprese attraverso il canale bancario, oltre a una leadership crescente nella finanza alternativa.
Muzio: investimenti forti, ma raccolta ancora troppo debole
La fotografia di mercato presentata da Alessia Muzio, Responsabile Ufficio Studi Aifi, conferma la doppia faccia del settore. Sul lato della raccolta, nel 2025 gli operatori che hanno raccolto capitali sono stati 12, contro 14 nel 2024. La raccolta di mercato è scesa a 771 milioni di euro, con una componente domestica pari al 92%; le principali fonti sono state settore pubblico e fondi di fondi istituzionali con il 32%, seguiti da fondi pensione e casse di previdenza con il 25%, e dalle banche con il 14%.
Sul lato degli impieghi, però, i numeri cambiano tono. Gli oltre 6,7 miliardi investiti nel corso dell’anno mostrano un mercato che continua a trovare sbocchi e deal flow. Muzio ha sottolineato anche un dato decisivo per chi guarda alla filiera dei private markets: l’86% dell’ammontare investito è stato messo a terra da operatori internazionali, mentre il 54% del numero di operazioni è rimasto in capo a soggetti domestici. Tradotto: il mercato italiano è attrattivo, ma sulle operazioni più grandi il peso del capitale estero resta dominante.
Il private debt italiano è sempre più legato a buy out e crescita
L’altro snodo cruciale emerso dai dati Aifi riguarda l’uso del debito privato. Nel 2025, il 36% dell’ammontare investito ha riguardato operazioni di buy out, mentre i progetti di sviluppo hanno rappresentato il 30% dell’ammontare e il 41%del numero di operazioni. Ancora più rilevante, nel 69% dei casi le società finanziate dal private debt erano già in portafoglio al private equity.
Questo passaggio cambia la lettura dell’intero mercato. Il private debt in Italia è sempre meno assimilabile a un semplice sostituto del prestito bancario e sempre più a una leva di capital structure per finanziare acquisizioni, consolidamento e crescita dimensionale. È qui che il tema diventa centrale per family office e consulenza evoluta: la vera partita non è solo il rendimento, ma l’accesso a una parte dell’economia non quotata che oggi si finanzia sempre più in un ecosistema integrato tra private equity e private debt.
Carbonara: Cdp allarga il mercato, non si limita a finanziarlo
Nell’intervento di Vincenzo Paolo Carbonara, Responsabile Finanza per la Crescita Cdp, emerge con chiarezza la logica industriale dietro l’azione della Cassa. L’obiettivo dichiarato è duplice: ridurre il ticket medio di intervento per intercettare anche piani di investimento da pochi milioni e, insieme, aumentare la possibilità per le Pmi di accedere al mercato dei capitali, oggi ancora difficilmente raggiungibile in via diretta.
Carbonara ha ricordato che Cdp ha già finanziato più di 300 imprese tra Pmi, small mid cap e mid cap con programmi di basket bond e minibond, per un importo complessivo di circa 1,5 miliardi di euro. Sul fronte dei basket bond regionali, ha spiegato che sono state finanziate oltre 160 Pmi per più di 450 milioni di euro, con un dato molto forte: oltre il 90% di quelle imprese non aveva mai emesso un minibond prima. Nella componente indiretta, inoltre, Cdp ha deliberato e sottoscritto oltre 20 iniziative in Italia per circa 800 milioni di euro, mobilitando circa 4,5 miliardi con una leva di circa 6 volte.
Qui sta il punto più interessante per il wealth: Cdp non sta solo investendo, sta contribuendo a costruire mercato. Dove il sistema resta troppo bancocentrico, la finanza alternativa prova a creare nuovi canali di accesso, nuovi standard e nuova profondità. Ed è proprio in questo spazio che la ricchezza privata italiana, finora ancora poco presente, potrebbe trovare uno dei terreni più interessanti dei prossimi anni.

