Parigi, il centro del mondo artistico e intellettuale
La città è pervasa da un’atmosfera unica, la Belle Époque è alle spalle, ma irrompe prepotentemente la modernità, nonostante la crisi economica post 1929 faccia sentire i suoi effetti. Parigi è in quegli anni il centro del mondo artistico e intellettuale, vive un fermento creativo eccezionale, attrae pittori, scrittori, musicisti da tutto il pianeta. A Saint-Germain-des-Prés e a Montparnasse, che sono i cuori pulsanti della vita artistica, locali come il Café de Flore e Les Deux Magots, Le Dôme e La Rotonde, sono affollati da artisti come Modigliani, Chagall, Giacometti, Hemingway, Henry Miller, Fitzgerald, Picasso. La vita culturale è fremente, si vive in equilibrio tra avanguardia e sperimentazione, bohème e glamour, intensa vita notturna e malinconica decadenza. Nelle strade risuonano motivi jazz e swing provenienti dai caffè, e dovunque si respirano l’odore acre di tabacchi Gauloises e Gitanes, di liquori all’anice, di pain au chocolat e croissant appena sfornati.

Proprio a due passi dai quartieri bohémien, nel vicino ma più elitario 16° arrondissement, opera l’Officine Darl’mat, il più grande concessionario Peugeot di Parigi con il pallino di preparare e modificare le vetture rendendole di gran lunga più sportive ed eleganti, il tutto con l’approvazione della Casa. Con la collaborazione di un carrozziere, Marcel Pourtout, e di Georges Paulin, un dentista che si dilettava di design automobilistico, Emile Darl’mat riuscì nell’intento di trasformare vetture nate come auto di produzione comune in vere e proprie fuoriserie, in grado di competere quanto ad eleganza e presenza scenica con le creazioni delle raffinate carrozzerie francesi allora in auge, come Figoni & Falaschi, Saoutchik, e Chapron, famose per “vestire” Bugatti, Talbot-Lago e Delahaye.
Come ha inizio la storia della Peugeot 302 DS Darl’mat
Emile Darl’mat con la collaborazione fondamentale di Pourtout e Paulin, riuscì nel suo intento di stupire il pubblico dell’epoca, creando delle vere e proprie perle stilistiche; le vetture Darl’mat coniugavano le sinuose ed esuberanti linee d’ispirazione “flamboyant”, allora in voga in ambito automobilistico, con gli stilemi e le geometrie rigorose e simmetriche dell’Art Déco, stile non a caso nato in quel periodo proprio nella stessa città ed affermatosi nel mondo con l’Esposizione Internazionale di Parigi del 1925. E non erano solo icone di stile. Le Darl’mat erano vere e proprie auto da corsa, pur mantenendo telai e motori strettamente di serie.

Prima ancora di debuttare nelle competizioni, Darl’mat si era già messo in luce non solo proponendo elaborazioni meccaniche sulle auto che rappresentava, ma soprattutto per la creazione della prima coupé-cabriolet Peugeot, che adottava il tetto metallico retrattile a scomparsa automatica nel bagagliaio, inventato da Paulin e approntato da Pourtout. Si tratta del primo progetto che verrà poi acquisito da Peugeot, che ne otterrà i diritti dall’inventore Paulin, grazie all’iniziativa di Darl’mat che finanziò i prototipi e alla Carrozzeria Pourtout che li realizzò.
Un colpo di teatro al Salone di Parigi 1934
Al Salone di Parigi del ’34 Peugeot poté quindi dar vita ad un vero coup de théâtre: la seducente 601 Eclipse che d’un tratto da coupé diventava scoperta e viceversa, deviando e modulando la luce proprio come in un’eclissi. Ma a Darl’mat non bastava ancora. Come predetto dal suo stesso cognome, che in bretone significa “tieniti forte”, Darl’mat voleva le corse, nelle quali riuscì ad imporsi sempre utilizzando Peugeot strettamente derivate da quelle di serie, tanto da ottenere anche in questo caso il coinvolgimento diretto della Casa, che trasferì nei suoi stabilimenti di Sochaux una piccola parte della produzione delle Darl’mat.
Dopo aver assistito alla 24 Ore di Le Mans nel ‘34 e rimastone notevolmente impressionato, Darl’mat decise di costruire subito un’auto per parteciparvi, partendo dalla Peugeot 302 di serie, sul cui telaio installò il motore potenziato della più grande 402 ed una carrozzeria in alluminio disegnata da Paulin e realizzata da Pourtout: era la Peugeot Darl’mat “Spécial Sport”.
Una linea spettacolare
La linea era spettacolare, perfettamente in tema con gli stilemi in voga per le più blasonate sportive francesi; aerodinamica esasperata, forme ellittiche e sinuose contrapposte a spigoli vivi, grandi parafanghi sagomati come ali ed ovunque particolari cromati e motivi Déco, come i lucidi dischi laterali di diametro decrescente, con funzione di sfoghi d’aria, nonché portatarga a forma di cuore. Aveva una grande calandra bombata che giungeva al di sotto degli esuberanti parafanghi avvolgenti con i fari incassati, oltre a un parabrezza inclinato che poteva scomparire all’interno dell’auto mediante una manovella, lasciando solo un piccolo aeroscreen per il pilota come sulle classiche barchette da competizione.
Sorprendente a Le Mans
I risultati conseguiti a Le Mans soddisfecero in pieno le aspettative e stupirono il pubblico, che non si aspettava simili performance da vetture basate su berline di serie, sia pure potenziate artigianalmente, per di più con il marchio di una Casa che da almeno un decennio non partecipava a competizioni ufficiali. Delle tre 302 Darl’mat SS iscritte nel ’37, una riuscì ad ottenere il 2° posto di classe ed il 7° assoluto, confrontandosi con specialisti come Bugatti, Aston Martin e Delahaye, addirittura migliorando nell’edizione successiva, quando una Darl’mat 402 conquisterà il 1o posto di classe ed il 5o assoluto.
Se ne produssero solo 106 esemplari
La grandissima visibilità conquistata con i prestigiosi piazzamenti e l’affidabilità dimostrata in una corsa così massacrante, determinarono il successo delle Darl’mat, che furono prodotte complessivamente in 106 esemplari tra versioni roadster, coupé e cabriolet, numero notevolissimo per una fuoriserie d’alto artigianato. Oggi sono a ragione ricomprese a tutti gli effetti tra le icone assolute dell’automobilismo storico mondiale, interessantissime anche dal punto di vista puramente artistico, poiché rappresentano uno dei più autorevoli esempi di Art Déco applicata all’automobile, per certi versi anticipatrici dello Streamline statunitense, che del Déco costituiva un’evoluzione più funzionale, esattamente come le Darl’mat rispetto alle ancor più estreme Bugatti e Delahaye.
Si tratta di auto oggi rarissime, che spuntano spesso quotazioni milionarie nelle aste internazionali.
Le maggiori valutazioni riguardano ovviamente le vetture da competizione, specie se con una storia particolare e documentata, ma anche gli esemplari meno ricercati difficilmente scendono sotto i 7-800 mila euro, sempreché completi ed in ottime condizioni.

