Dalla fine della pandemia di Covid-19 si è verificata una scarsità di liquidità nel mercato privato. Le distribuzioni dei fondi sono diminuite a causa di un minor numero di Ipo e M&A. In questo contesto, le strategie secondarie sono cresciute notevolmente, offrendo liquidità agli investitori e gestori nei private market.
In questo articolo analizziamo che cosa sono queste strategie secondarie, la loro evoluzione e il loro ruolo all’interno di un portafoglio di strategie non quotate.
Definizione delle strategie di secondario nei private market
Nei private market, le strategie secondarie consistono nell’acquistare partecipazioni esistenti in fondi o asset privati, anziché capitale nuovo in operazioni primarie. Si tratta di acquistare quote di fondi di private equity o asset già investiti da investitori in uscita prima della scadenza.
Ci sono tre tipologie principali:
- LP-led secondaries: acquisto di quote di fondi da parte di investitori istituzionali o privati;
- GP-led secondaries: operazioni strutturate dal gestore per prolungare la vita utile di un asset (continuation funds);
- Direct secondaries: acquisto diretto di partecipazioni in società private o di asset reali già maturi.
Queste strategie si vedono principalmente nei private market, quali private equity, private debt, real asset (infrastrutture, real estate) e venture capital.
Evoluzione delle strategie di secondario
Le strategie di secondario sono nate negli anni ’90, con pionieri come Coller Capital, che si è affermata con lo slogan “First in secondaries”. Inizialmente, erano soluzioni di “liquidità di emergenza”, principalmente LP-led, con forti sconti sul Nav.
Negli anni 2000, si avviò l’istituzionalizzazione del mercato, parallela alla crescita degli investimenti in private market e dello stock di fondi esistenti. Le vendite secondarie divennero anche uno strumento di gestione attiva del portafoglio, migliorando trasparenza, qualità delle informazioni e standardizzazione, con una maggiore concorrenza che ridusse gli sconti.
Negli ultimi 15 anni, si è assistito a una maggiore sofisticazione e innovazione, come le soluzioni evergreen, molto adatte a strategie di secondario grazie al miglior profilo di liquidità.
Il compromesso tra liquidità e performance
La teoria finanziaria si applica alle strategie di secondario. Le strategie primarie prevedono un premio per l’illiquidità e il rischio rispetto alle strategie di secondario.
Di fatto, si può aspettare un multiplo del capitale investito o un “upside” più elevato per le strategie primarie, ma un tasso di rendimento inferiore (Irr) a causa del tempo di realizzazione più lungo.
Che ruolo hanno le strategie di secondario in una gestione di portafoglio diversificato
Come abbiamo visto sopra, nonostante gli asset sottostanti alle strategie di secondario siano gli stessi degli asset delle strategie di primario, le due tipologie presentano caratteristiche ben diverse.
Per questo motivo, le strategie di secondario sono comunemente utilizzate nella gestione di portafoglio dei private market.
La prima funzione è la mitigazione della J-curve. In Isomer Capital, fondo di fondi specializzato nel VC europeo, le strategie di secondario sono impiegate per migliorare il profilo di rischio/rendimento e di liquidità dei fondi.
Per di più, permettono di partire con una performance positiva, anziché la tipica J-curve iniziale.
Un’altra funzione è la gestione dei flussi di cassa. A differenza degli investimenti primari, poiché con le strategie di secondario si acquistano asset esistenti, le chiamate di capitale sono più rapide e, soprattutto, fin dall’inizio si ha il capitale già investito. Inoltre, le distribuzioni avvengono più rapidamente.
Le strategie di secondario presentano un profilo più difensivo, spesso supportato dallo sconto di ingresso. Infine, è importante notare che gli investimenti primari consentono di instaurare una partnership con i gestori, di analizzare il loro approccio e di beneficiare di co-investimenti. Nel secondario, è molto più transazionale.

