La crescita dei private markets nel canale private wealth è ormai un dato acquisito. Ma il vero tema, guardando al 2030, non è più se questa espansione avverrà, bensì dove, con quali velocità e attraverso quali modelli di prodotto.
È il quadro emerso dal panel “The Path to 2030 – A Global View” all’IPEM Wealth di Cannes, che ha riunito alcuni dei principali responsabili della raccolta globale dei grandi gruppi degli alternativi. Dal confronto è emersa una visione condivisa: la traiettoria di crescita è chiara, ma i percorsi regionali restano profondamente diversi.
Velocità diverse, stessa direzione
Secondo i relatori, Stati Uniti, Europa e Asia stanno convergendo su un punto: l’integrazione degli alternativi nei portafogli dei clienti privati. Tuttavia, il grado di maturità dei mercati resta disomogeneo. Negli Stati Uniti, il canale wealth appare più avanzato, con modelli discrezionali, portafogli modello e soluzioni multi-fondo già diffusi. In Europa e in Asia, invece, la crescita è più recente e procede a velocità differenti, anche per via di contesti regolamentari e culturali meno uniformi. In alcuni mercati asiatici, il primo passaggio è ancora quello più elementare: spostare i capitali dai depositi verso soluzioni a rischio, spesso con un focus iniziale su strategie a reddito o su asset class come le infrastrutture. L’interesse dei grandi operatori internazionali per il mercato italiano resta elevato, anche se il percorso di sviluppo nel canale private wealth è ancora in fase di consolidamento.
A margine dell’evento, Blackstone ha indicato l’Italia come uno dei mercati europei più importanti per la crescita degli alternativi, sottolineando come la distribuzione resti un’attività profondamente locale. Il gruppo ha rafforzato negli ultimi anni la propria presenza a Milano, con un team dedicato al mercato italiano e collabora con alcune delle principali banche nazionali e piattaforme internazionali attive nel Paese, tra cui UniCredit, Mediobanca, UBS, BNP Paribas e J.P. Morgan. Il messaggio è chiaro: nei private markets non basta gestire le relazioni dai grandi hub europei. Per intercettare la domanda degli investitori privati serve una presenza diretta sul territorio e un lavoro continuo con reti e consulenti.
La nuova domanda arriva dalle generazioni più giovani
Uno dei temi più ricorrenti nel panel è stato il cambiamento generazionale. Le nuove coorti di investitori, più familiari con tecnologia, innovazione e intelligenza artificiale, tendono a mettere in discussione il tradizionale portafoglio 60/40.
“Gli investitori più giovani hanno naturalmente un orizzonte temporale più lungo e sempre più spesso si dichiarano insoddisfatti dei mercati pubblici”, ha osservato Kyle Kniffen Managing director in the Client Solutions Group di Goldman Sachs Asset Management, sottolineando come la domanda di alternativi sia destinata a crescere proprio per effetto di questo cambio di mentalità.
Chi comprende meglio i settori in cui si genera valore, dal tech all’intelligenza artificiale, è anche più disposto ad accettare strutture meno liquide e orizzonti di investimento più lunghi. In questo senso, l’interesse delle nuove generazioni per i private markets non è visto come un fenomeno marginale, ma come una delle principali forze di domanda dei prossimi anni.
Educazione finanziaria: il nuovo campo di battaglia
Se la domanda cresce, il vero nodo diventa l’educazione finanziaria. Dal panel è emerso come i contenuti pensati per investitori istituzionali non siano più adatti al pubblico retail. Il tema non è tanto la quantità di informazioni, quanto la loro fruibilità: messaggi più brevi, linguaggi semplificati, contenuti adattati ai diversi canali digitali. Le piattaforme di apprendimento stanno cambiando rapidamente e i nuovi investitori si formano sempre meno attraverso i canali tradizionali e sempre più tramite video, social e strumenti di intelligenza artificiale. Per i gestori, questo implica una trasformazione profonda: tradurre strategie complesse in messaggi comprensibili, senza banalizzare i rischi legati a strumenti semi-illiquidi.
Geopolitica: volatilità, ma non più rischio
Sul fronte macro, l’approccio dei grandi operatori resta pragmatico. La volatilità geopolitica non è considerata una novità strutturale: negli ultimi decenni i mercati hanno già attraversato crisi finanziarie, pandemie e tensioni internazionali. “Abbiamo sempre vissuto con il rischio geopolitico. Oggi forse è più rumoroso, ma non sono mai stati anni facili”, ha osservato Farhad Karim, global chief operating officer di Blackstone Private Wealth. In questo contesto, ha aggiunto, il compito dei gestori è “tagliare il rumore e permettere ai clienti di far crescere la ricchezza nel tempo”, mantenendo il focus su strategie di lungo periodo coerenti con orizzonti di investimento di dieci anni o più.
Il vero nodo: liquidità e progettazione dei prodotti
Tra le principali preoccupazioni degli investitori resta il tema della liquidità. Molti clienti stanno ancora aspettando distribuzioni o exit su investimenti fatti negli ultimi anni, e questo continua a pesare sul sentiment. La situazione, secondo i relatori, sta migliorando grazie alla riapertura delle operazioni di M&A, al ritorno delle IPO e alla crescita del mercato secondario. Tuttavia, il punto centrale diventa un altro: la qualità del product design. Il futuro del canale wealth non dipenderà da un singolo formato, ma da un equilibrio tra fondi evergreen e veicoli chiusi, soluzioni diversificate e strategie specialistiche, strutture pensate per diversi tipi di investitori. Il messaggio emerso dal confronto è chiaro: non esiste un prodotto unico per tutti, e il rischio maggiore è quello di costruire soluzioni troppo complesse o troppo di nicchia per il pubblico retail.
Verso il 2030: la parola chiave è diversificazione
Guardando al prossimo ciclo, la parola più ricorrente nel panel è stata “diversificazione”. In un contesto che si preannuncia più frammentato e volatile rispetto al decennio passato, i portafogli costruiti su strategie ampie e su piattaforme consolidate sono considerati più adatti al cliente privato. Il canale wealth continuerà a crescere, ma la selezione delle soluzioni e la qualità dell’esperienza per l’investitore finale diventeranno fattori sempre più decisivi nel percorso verso il 2030.
