Banche verso le trimestrali: 2026 previsto in acuto

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Skyline del distretto finanziario di Milano con la Torre UniCredit, simbolo della solidità e della redditività delle banche italiane nel nuovo ciclo 2026

Banche europee solide in avvio 2026, con redditività e qualità del credito stabili. Ma per sostenere le valutazioni servirà esecuzione rigorosa su crescita, efficienza, M&A e AI, in un contesto ancora esposto a rischi macro e geopolitici.

Indice

Con le trimestrali bancarie alle porte, che chiudono i conti di un 2025 poderoso in Borsa, restano forti i segnali che indicano un mantenimento dello slancio positivo in termini di redditività. Con una previsione chiara per gli istituti italiani: ulteriori operazioni di acquisizione saranno “quasi inevitabili”, si legge nell’ultimo European Banking Outlook di S&P, che individua proprio in M&A e adozione dell’intelligenza artificiale i principali driver strategici del settore nel prossimo biennio.

In sintesi, la redditività crescerà leggermente nel 2026, per poi assestarsi negli anni successivi su livelli di ROAC di circa tre punti superiori a quelli pre-Covid. Tuttavia, per gli investitori questo miglioramento potrebbe essere in larga parte già incorporato nelle valutazioni, alla luce del forte rialzo del settore (+66% negli ultimi 12 mesi) e del deciso repricing dei titoli bancari. Il price-to-book ratio segnala infatti un riallineamento particolarmente marcato per le banche italiane, secondo solo a quello delle controparti spagnole.
Per sostenere le attuali valutazioni di mercato, sarà decisiva un’esecuzione impeccabile”, avverte S&P, sottolineando come le banche europee siano ora chiamate a tradurre le promesse di crescita ed efficienza in risultati concreti, in un contesto meno indulgente rispetto al passato.

Margini, commissioni e capitale: la base resta solida

Il rischio, dunque, è che valutazioni tirate aumentino la volatilità, aprendo la strada a una possibile correzione nel 2026 in caso di annunci negativi inattesi. La base di partenza, però, resta incoraggiante. “Margini stabili e crescita dei prestiti dovrebbero far aumentare gradualmente il margine d’interesse netto nel 2026”, scrivono gli analisti di S&P, che segnalano anche un contributo crescente delle entrate commissionali, elemento chiave per sostenere la redditività in una fase di tassi meno favorevole.

Il ritorno sul capitale proprio medio delle banche valutate è atteso intorno al 9,5% nel 2026, in lieve aumento rispetto al 2025. In particolare, “le banche francesi e tedesche, storicamente più deboli, dovrebbero migliorare di più, pur restando distanti dai peer europei”, mentre per i sistemi più ristrutturati del Sud Europa — Italia inclusa — S&P si attende una maggiore stabilità dei risultati.
Anche la qualità del credito è vista come sostanzialmente stabile, con il deterioramento legato a CRE e PMI in Germania e Austria che avrebbe già toccato il picco nel 2025. Sul fronte patrimoniale, infine, i livelli di capitale dovrebbero restare caratterizzati da “buffer solidi”, con condizioni di funding favorevoli grazie alla stabilità dei depositi e all’accesso ai mercati.

Private credit e trimestrali: i due test del 2026

I principali rischi dell’outlook restano di natura geopolitica e legati a un possibile deterioramento macroeconomico che, allo stato attuale, non rientra nello scenario di base. Ma S&P richiama l’attenzione anche su un fronte meno ciclico e più strutturale: la crescente esposizione delle banche verso il private credit e, più in generale, verso il mondo della finanza non bancaria.
“I fondi europei di private credit stanno gradualmente ampliando le attività di finanziamento dal segmento mid-market a un numero crescente di classi di credito, rafforzando le relazioni con le banche: un segnale di nuova disintermediazione finanziaria”, osserva S&P. Un fenomeno che richiama le lezioni della crisi del 2008: “crescita rapida e innovazione finanziaria possono generare rischi sistemici, motivo per cui i regolatori chiedono oggi maggiore trasparenza sulle esposizioni bancarie”. Non a caso, nel 2026 la Bank of England condurrà un esercizio esplorativo a livello di sistema sui mercati privati.

Sul piano più immediato, però, il primo banco di prova sarà la stagione delle trimestrali, che si concentrerà in poco più di una settimana, dal 2 al 9 febbraio 2026, con un calendario particolarmente denso e potenzialmente market mover. Ad aprire sarà Intesa Sanpaolo (2 febbraio), con l’attenzione rivolta non solo ai conti ma soprattutto al nuovo Piano di Impresa. Seguiranno BPER (4 febbraio) e Banco BPM (5 febbraio), mentre il gran finale spetterà a UniCredit, MPS e Mediobanca (9 febbraio). Una sequenza ravvicinata che offrirà agli investitori una lettura completa dello stato di salute del sistema bancario italiano, tra tenuta degli utili, politiche di dividendo e nuove partite di risiko ancora aperte.

Domande frequenti su Banche verso le trimestrali: 2026 previsto in acuto

Quali sono le previsioni per le banche italiane nel prossimo futuro, secondo l'European Banking Outlook di S&P?

L'European Banking Outlook di S&P prevede che ulteriori operazioni di acquisizione saranno 'quasi inevitabili' per gli istituti italiani. Inoltre, individua M&A e adozione dell'intelligenza artificiale come principali driver strategici del settore.

Come si presenta la situazione delle banche in vista delle trimestrali?

In vista delle trimestrali, che chiudono i conti di un 2025 positivo in Borsa, i segnali indicano un mantenimento dello slancio positivo in termini di redditività per le banche.

Quali sono i due test principali che le banche dovranno affrontare entro il 2026?

I due test principali per le banche entro il 2026 sono legati al 'private credit' e alle performance trimestrali.

Quali elementi fondamentali restano solidi nel settore bancario?

I margini, le commissioni e il capitale restano elementi solidi che costituiscono la base del settore bancario.

Qual è stato l'andamento delle banche in Borsa nel 2025?

Nel 2025, le banche hanno avuto un andamento 'poderoso' in Borsa, come indicato nell'articolo.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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