Perché l’M&a conta (di nuovo) per il portafoglio
Il 2026 si apre con un paradosso che i private banker conoscono bene: cresce l’incertezza geopolitica, aumenta la volatilità macro, ma l’M&a torna a essere uno degli strumenti più efficaci per proteggere il valore e governare il cambiamento.
Nel 2025 il mercato globale ha mostrato una ripresa nei controvalori, mentre il numero di operazioni è rimasto sotto pressione.
Non è un rimbalzo ciclico, ma una trasformazione strutturale del modo in cui il capitale viene allocato.
Per family office e wealth manager, l’M&a riemerge come leva centrale per affrontare dazi, intelligenza artificiale, difesa, data center e nuove forme di finanziamento privato.
M&a globale: meno deal, più concentrazione di valore
Nel 2025 i controvalori globali hanno raggiunto 3.359 miliardi di dollari, in crescita del +29%, mentre il numero di operazioni è sceso a 41.868 deal.
Il capitale si è concentrato su asset capaci di assorbire rischio geopolitico, riallocazione delle filiere produttive e pressione regolatoria.
Gli Stati Uniti restano il principale baricentro, ma aumenta il peso di aree caratterizzate da forte discontinuità strategica.
Per i portafogli privati questo implica una scelta netta: meno diversificazione superficiale e più esposizione a piattaforme dominanti, infrastrutture critiche e asset difensivi di lungo periodo.
Italia 2025: meno valore apparente, più razionalità strategica
Il mercato italiano ha chiuso il 2025 con 1.424 operazioni (-1%) e 71 miliardi di euro di controvalore (-10%). Dietro il rallentamento emerge però un cambio di paradigma chiaro.
Oltre il 54% del valore e il 53,7% dei deal è stato generato da operazioni Italia su Italia, segnale di un ritorno deciso al consolidamento domestico.
Maximilian Fiani, Partner Kpmg Corporate Finance, lo ha sintetizzato così:
« Il mercato italiano ha riscoperto l’M&a domestico come leva di rafforzamento industriale e finanziario, non più come scelta difensiva ma come strategia ».
Private equity: da motore finanziario a stabilizzatore del sistema
Nel 2025 il private equity ha guidato circa il 46% delle operazioni M&a in Italia, superando il 50% se si considerano i deal effettivamente chiusi.
Il ruolo dei fondi si è evoluto. Meno enfasi sulla leva finanziaria, più attenzione alla costruzione di piattaforme e alla creazione di campioni settoriali.
Marco Ginnasi, Ey Parthenon, ha osservato: « L’assenza di mega deal ha ridotto i controvalori, ma l’intensità degli add on ha mantenuto vivo il mercato, soprattutto nel mid market ».
Add on: il vero moltiplicatore di valore per il 2026
Nel 2025 sono state realizzate 343 operazioni add on, in crescita del +37% rispetto al 2024.
Oggi gli add on rappresentano oltre il 54% del mercato private equity italiano, diventando il principale motore di creazione di valore industriale.
Andrea Moresco, Managing Partner Nexia Audirevi, ha spiegato: « Quattro operatori su cinque si aspettano un’ulteriore crescita degli add on nel 2026. Il consolidamento di filiera è ormai strutturale ».
I settori più dinamici restano Business services, Ict e Medicale, con implicazioni dirette per chi investe in capitale paziente e strategie di lungo periodo.
Settori 2026: asset light, difesa, data center
Il 2026 premia i settori asset light ad alta scalabilità, ma introduce una novità rilevante: il ritorno strategico di difesa e aerospazio, ormai riletti anche in chiave di sicurezza economica.
Parallelamente, i data center si affermano come nuova piattaforma industriale e finanziaria.
Non solo real estate tecnologico, ma infrastrutture critiche con effetti lungo l’intera filiera: energia, elettronica di potenza, software, servizi industriali.
Massimo De Lisio, Pwc, ha sottolineato: « I data center non sono più solo real estate tecnologico, ma infrastrutture critiche che spingeranno integrazione verticale e M&a lungo tutta la catena del valore ».
Financing e private credit: il quarto pilastro dei portafogli
Il contesto 2026 si apre con inflazione sotto controllo, tassi in progressiva discesa e spread compressi.
Il mercato del debito si regge ormai su bank loan, syndicated loan e soprattutto private credit, sempre più centrale nelle operazioni di M&a.
Matteo Zenari, Intesa Sanpaolo Imi Cib, ha chiarito: « Il private credit non è più un’alternativa tattica, ma un pilastro strutturale del finanziamento alle acquisizioni ».
Per i wealth manager, questo significa accesso a rendimenti più stabili e maggiore controllo del rischio rispetto all’equity tradizionale.
Valutazioni 2026: meno multipli, più credibilità
Nel 2026 le valutazioni non ruotano più solo attorno ai multipli, ma alla credibilità dei piani industriali.
La volatilità strutturale rende il fair value uno strumento di fiducia verso investitori e finanziatori, più che un esercizio puramente tecnico.
Enrico Rovere, Kroll, ha spiegato: « In un contesto instabile, la valutazione diventa un esercizio di credibilità più che di ottimizzazione ».
L’intelligenza artificiale entra nei processi valutativi come supporto analitico, aumentando frequenza e profondità delle analisi senza sostituire il giudizio umano.
L’M&a come bussola del capitale privato
Il 2026 non sarà un anno di euforia, ma di selezione.
Per family office, private banker e wealth manager, l’M&a diventa una bussola strategica per leggere rischio geopolitico, trasformazione tecnologica e nuovi equilibri del capitale privato.
Filippo Guicciardi, Presidente Commissione M&a Aifi, ha concluso: « Il mercato dell’M&a ha imparato a funzionare anche sotto shock. Ed è questa la sua vera maturità ».

