Gli ultimi anni sono stati sui mercati finanziari un luna-park di emozioni. Il sali e scendi dei dei listini ha infatti smontato dogmi finanziari secolari, correlazioni indubitabili, asset allocation certe, ma al contempo regalato agli investitori rendimenti convincenti. Guardando indietro è possibile stabilire quale sia la asset class più performante e quali i giusti i pesi in portafoglio da dare ad ognuna? La risposta è semplicemente no: i motori di rendimento cambiano continuamente nel tempo. È quanto si apprende dal recente Global Strategy Paper di Goldman Sachs e – ripreso dal sito di informazione finanziario VisualCapitalist – che ha confrontato l’andamento delle principali asset class su tre finestre temporali: ultimi 35 anni (dal 1990), ultimi 15 anni (dal 2010) e ultimi 5 anni (dal 2020).
Dal 1990 ad oggi: vincono i mercati privati
Nel periodo che va dall’inizio degli anni ’90 a oggi, i mercati hanno beneficiato di un contesto macro eccezionalmente favorevole: disinflazione strutturale, globalizzazione, progresso tecnologico e politiche monetarie sempre più accomodanti. In questo periodo i mercati privati sono stati i primi della classe, restituendo un rendimento annuo di circa il 10% annuo, mentre le obbligazioni hanno fatto il loro dimostrandosi un buon asset per diversificare e contenere il rischio, sostenute da un lungo trend di discesa dei tassi. Tuttavia, quello degli ultimi 35 anni è stato un regime macro molto specifico, certamente favorevole ma non strutturale.
| Posizione | Asset class | Rendimento annuo medio | Volatilità | Commento |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Private Markets | 10,5% | 21,3% | Premio di illiquidità e leva finanziaria |
| 2 | Azioni globali | 8,1% | 14,7% | Globalizzazione, disinflazione e crescita degli utili |
| 3 | Oro | 6,7% | 15,4% | Copertura nelle fasi di stress macro |
| 4 | Real estate | 5,7% | 15,1% | Supportato da crescita e credito a basso costo |
| 5 | Corporate bond | 5,6% | 5,3% | Spread interessanti con tassi in calo |
| 6 | Obbligazioni governative | 4,3% | 5,8% | Benefici dal lungo ciclo di discesa dei tassi |
Post Global Financial Crisis: il dominio delle azioni americane
Limitando l’analisi al periodo post-crisi finanziaria globale, emergono differenze molto più marcate tra le asset class. Dal 2010 in poi, le politiche monetarie ultra-espansive e la ripresa diseguale delle economie hanno creato vincitori molto chiari. Tra questi spiccano le azioni globali a trazione statunitense che hanno registrato un rendimento medio annuo pari a quello di lungo termine dei mercati privati (35 anni), ma con una volatilità decisamente più contenuta. Al contrario, i titoli di Stato hanno faticato a causa della compressione dei rendimenti, generando rendimenti annuali inferiori all’1%. L’oro ha mantenuto la sua resilienza in questo periodo, con prezzi in forte aumento dal 2009 al 2012, prima di registrare un calo e stabilizzarsi.
| Posizione | Asset class | Rendimento annuo medio | Volatilità | Commento |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Azioni globali | 10,5% | 14,4% | Dominio USA e tecnologia |
| 2 | Private markets | 9,4% | 22,3% | Benefici da leva e tassi ultra-bassi |
| 3 | Oro | 8,6% | 15,2% | Copertura in fasi di incertezza |
| 4 | Real estate | 6,6% | 14,0% | Supportato da politiche monetarie espansive |
| 5 | Corporate bond | 3,1% | 5,1% | Spread compressi |
| 6 | Obbligazioni governative | 0,9% | 5,2% | Rendimenti reali molto bassi |
Gli ultimi 5 anni d’Oro e l’avvento delle criptovalute
l periodo post-Covid è stato caratterizzato da shock simultanei su crescita, inflazione e politica monetaria, mettendo in discussione molti pilastri dell’asset allocation classica. È infatti in questo periodo che il classico portafoglio bilanciato ha mostra tutte le sue fragilità: azioni e obbligazioni in più di un’occasione sono scese insieme, mentre asset reali e non tradizionali sono tornati a svolgere un ruolo chiave. In particolare, è l’oro, asset tradizionalmente caratterizzato da bassa volatilità, ad essere il grande protagonista: il metallo giallo dal 2020 ad oggi ha restituito il 18,4% annuo. Ancora meglio le criptovalute che hanno fatto registrare addirittura più del 50% apprezzamento annuo, ma con una volatilità altissima e pari al 51,4%.
| Posizione | Asset class | Rendimento annuo medio | Volatilità | Commento |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Criptovalute | 53,9% | 51,4% | Rally e drawdown molto pronunciati |
| 2 | Oro | 18,4% | 15,4% | Beneficia di inflazione e rischi geopolitici |
| 3 | Azioni globali | 12,5% | 16,8% | Volatilità elevata, leadership USA |
| 4 | Private markets | 7,7% | 26,9% | Colpiti dall’aumento del costo del capitale |
| 5 | Real estate | 1,9% | 17,2% | Sotto pressione per rialzo dei rendimenti |
| 6 | Credito globale | 1,3% | 6,3% | Impatto negativo dal rialzo dei tassi |
| 7 | Obbligazioni governative | -1,1% | 5,8% | Peggior periodo storico per i bond |
Cosa insegna il confronto tra periodi
Guardando insieme questi tre orizzonti temporali emerge un punto fondamentale: le stesse asset class hanno prodotto risultati profondamente diversi a seconda del regime macroeconomico.
- Le azioni hanno dominato nel lungo periodo, ma con fasi di forte concentrazione e rischio.
- Le obbligazioni hanno beneficiato di un ciclo irripetibile di discesa dei tassi, che oggi non è più disponibile.
- Asset come oro e real estate sono stati marginali in alcuni periodi e centrali in altri.
- Il contributo delle singole asset class al rendimento complessivo non è stabile nel tempo.
Il messaggio finale dell’analisi è dunque chiaro: non esiste un’asset allocation universalmente ottimale. Il portafoglio che funziona in un regime può risultare inefficiente o fragile in un altro. Per questo è bene studiare una diversificazione reale e non solo formale e adottare un approccio flessibile capace di adattarsi al contesto macro.