Testamento e patto di famiglia, due strumenti diversi per un’unica sfida: la continuità

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Ritratto in bianco e nero di Roberta Crivellaro (Withers Studio Legale) per l’intervista a We Wealth sul passaggio generazionale e sugli errori da evitare per una successione aziendale di successo.

Testamento e patto di famiglia non sono strumenti alternativi, ma possono diventare complementari nella pianificazione successoria delle imprese familiari. Tra casi emblematici, governance e cultura della pianificazione, l’avvocato Roberta Crivellaro spiega perché la continuità aziendale non si improvvisa e va costruita per tempo, con regole chiare e una visione condivisa.

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Nelle imprese familiari italiane, il tema della continuità generazionale è spesso rinviato fino all’ultimo momento utile. Una reticenza culturale, prima ancora che giuridica, che porta molti imprenditori a parlare di eredità solo quando la necessità bussa alla porta. Eppure, la sopravvivenza di un’impresa e della sua identità dipende proprio da quanto si è disposti a pianificare in vita ciò che accadrà dopo. Negli ultimi anni, il tema del testamento è tornato al centro del dibattito pubblico. Prima con la scomparsa di Silvio Berlusconi, poi con quella di Giorgio Armani: due storie diversissime, che raccontano anche due modi opposti di intendere il passaggio del testimone.
Da un lato la sintesi estrema di un foglio manoscritto, dall’altro, una costruzione giuridica complessa, quasi a voler governare l’impresa anche oltre la propria vita. Due casi che, per Roberta CrivellaroManaging Partner di Withers Studio Legale, rappresentano un campanello d’allarme: “Il testamento di Armani è un tentativo di controllo postumo che rischia di complicare, anziché semplificare, la transizione”.

Il testamento come parte di una pianificazione successoria integrata

Crivellaro non nega l’utilità del testamento: resta uno strumento fondamentale, ma va inserito all’interno di una pianificazione successoria a 360 gradi, che comprenda anche strumenti come trust, holding o patti di famiglia. “Il problema – sottolinea – non è il testamento in sé, ma l’assenza di programmazione. Un atto isolato, per quanto articolato, non basta a garantire la continuità dell’impresa”. In Italia, tuttavia, il testamento continua a essere usato poco. Secondo gli studi più recenti, meno di un terzo degli imprenditori ha redatto un piano successorio formale. Spesso per scaramanzia, a volte per timore di incrinare gli equilibri familiari, più spesso per mancanza di cultura finanziaria e legale. “Il passaggio generazionale resta un tabù – osserva Crivellaro – ma la mancanza di pianificazione è il primo fattore di rischio per la tenuta dell’azienda e dei rapporti familiari”.

Patto di famiglia: uno strumento ancora sottovalutato

Proprio il patto di famiglia, regolato dal codice civile, è, secondo l’avvocato, uno degli strumenti più sottovalutati del nostro ordinamento. “Sono una grande fan del patto di famiglia – racconta – è nato su spinta europea per garantire la continuità delle PMI e superare il divieto dei patti successori. All’inizio era poco flessibile: prevedeva che fosse il beneficiario assegnatario – di solito il figlio che prosegue l’attività -a dover liquidare gli altri coeredi. Un modello difficile da sostenere per chi riceve un’impresa ma non dispone di liquidità”. Con l’evoluzione della prassi, lo strumento si è evoluto. Oggi è possibile adottare un patto di famiglia “verticale”, in cui la liquidazione dei coeredi è sostenuta direttamente dal disponente, rendendo l’operazione più equilibrata e sostenibile. “In questo modo il patto di famiglia si è finalmente svincolato dal suo limite originario – spiega Crivellaro – e oggi è una soluzione flessibile, adatta alle esigenze delle imprese familiari.” Rispetto alla donazione classica non c’è il rischio dell’azione di risoluzione. Il patto offre anche la possibilità di recesso, purché regolato da clausole precise e temporalmente definite. “Ho visto un caso di recesso esercitato dieci anni dopo la firma: eccessivo, ma dimostra quanto il nostro diritto lasci spazio alla personalizzazione. L’importante è redigere bene le clausole, con presupposti chiari e limiti temporali adeguati”.

Governance familiare e rischi giuridici da non sottovalutare

La riflessione di Crivellaro si allarga così al tema più ampio della governance familiare. Pianificare una successione non significa solo distribuire beni, ma definire regole, ruoli e visioni. Significa anche comprendere i rischi giuridici legati a istituti apparentemente innocui, come l’usufrutto: “Nel caso Armani – avverte – la presenza di cinque categorie di usufruttuari con una fondazione come socio unico nudo proprietario rischia di generare conflitti tra chi ha diritto di voto e chi detiene la nuda proprietà. È un terreno ancora poco esplorato e la giurisprudenza dovrà occuparsene sempre più spesso”. Oltre alla tecnica giuridica, però, serve un cambiamento di mentalità. Le imprese familiari che pianificano la continuità non sono quelle che si rassegnano al tempo, ma quelle che scelgono di affrontarlo. “L’imprenditore che scrive un testamento non pensa alla morte – osserva Crivellaro – ma alla vita della propria azienda dopo di sé”.
È una forma di responsabilità, che impone di guardare oltre il perimetro della proprietà e di costruire ponti tra generazioni, professionisti e valori. Da Berlusconi a Del Vecchio, passando per Armani, il filo conduttore resta lo stesso: il successo del passaggio generazionale non dipende dagli strumenti scelti, ma da quando e da come vengono usati.
“Pianificare per tempo – conclude Crivellaro – è un atto di responsabilità, non di sfiducia. Significa permettere all’impresa di continuare a vivere e alla famiglia di restare alla guida dell’impresa.”

Articolo tratto dal n° di dicembre di Family Office & Family Business. Abbonati qui per leggere il Magazine in formato cartaceo o digitale.

Domande frequenti su Testamento e patto di famiglia, due strumenti diversi per un’unica sfida: la continuità

Perché la pianificazione successoria è cruciale per le imprese familiari italiane?

La pianificazione successoria è fondamentale perché garantisce la continuità dell'impresa e preserva la sua identità nel tempo. Affrontare in anticipo la questione ereditaria permette di evitare interruzioni e conflitti che potrebbero compromettere la sopravvivenza dell'attività.

Qual è l'ostacolo principale alla pianificazione successoria nelle imprese familiari?

La principale difficoltà risiede in una reticenza culturale, più che giuridica, che porta gli imprenditori a rimandare la discussione sull'eredità fino all'ultimo momento. Questa tendenza a procrastinare può avere conseguenze negative sulla stabilità e il futuro dell'azienda.

Quali strumenti legali vengono menzionati come soluzioni per la continuità aziendale?

L'articolo menziona principalmente due strumenti legali: il testamento e il patto di famiglia. Entrambi sono presentati come mezzi per affrontare la sfida della continuità generazionale, sebbene con approcci e caratteristiche differenti.

In che modo il testamento si inserisce in una pianificazione successoria più ampia?

Il testamento è considerato parte di una pianificazione successoria integrata, suggerendo che non dovrebbe essere visto come uno strumento isolato. La sua efficacia aumenta quando è coordinato con altri strumenti e strategie per garantire una transizione fluida e ben gestita.

Perché il patto di famiglia è considerato uno strumento 'sottovalutato'?

Il patto di famiglia è definito 'sottovalutato' perché, nonostante i suoi vantaggi potenziali, non viene ancora utilizzato appieno dalle imprese familiari italiane. L'articolo suggerisce che una maggiore consapevolezza e comprensione di questo strumento potrebbero favorirne una più ampia adozione.

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Una donna con i capelli lunghi, che indossa una camicetta arricciata, siede sorridente e tiene in mano un blocco per appunti. Lo sfondo è semplice e di colore chiaro. L'immagine è in bianco e nero.

di Chiara Samorì

Direttore editoriale di We Wealth e responsabile per l’area multimediale. Giornalista professionista, è laureata in Psicologia. Nel passato ha collaborato, tra gli altri, con il Corriere della Sera, l’agenzia di stampa Italpress, Ingenio, Reteconomy e Pop Economy.

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