Una macro più solida del previsto: il 2,6% che cambia la narrativa del 2026
Una crescita globale più resiliente del previsto, un soft landing ancora sul tavolo e un ruolo crescente dei private market: sono queste le tre coordinate che, secondo Schroders, definiranno le scelte di asset e wealth management nel 2026. Lo si è appreso al Future of asset management Europe 2025, dove David Rees, Head of Global Economics di Schroders, ha presentato una lettura macro che segnala una crescita mondiale attesa intorno al 2,6% nel biennio 2026–2027, un valore superiore al consenso e indicativo di un ciclo più robusto del previsto.
A rafforzare questo quadro contribuisce in modo determinante l’economia statunitense, con le stime della Fed di Atlanta che indicano per il terzo trimestre un ritmo vicino al +4% annualizzato, sostenuto da consumi ancora robusti. Anche Eurozona, Regno Unito e Cina mostrano sorprese lievemente positive, pur in presenza di elementi strutturali di fragilità.
Per chi gestisce portafogli, una macro più solida amplia le opportunità ma non elimina i rischi: Rees ha richiamato l’attenzione sulla possibilità di un’inflazione più persistente negli Stati Uniti e sul crescente divario tra le valutazioni dei titoli tech – in particolare quelli legati all’intelligenza artificiale – e la dinamica degli utili. Un elemento cruciale per i wealth manager con esposizioni rilevanti ai segmenti growth.
Nel reddito fisso il fattore-probabilità domina la direzione: soft landing al 60%
Nel segmento del reddito fisso, l’intervento di Marcus Jennings, fixed income strategist di Schroders, ha messo in evidenza come la valutazione degli scenari rimanga fortemente guidata dalle probabilità. Con la fine dello shutdown Usa, la “nebbia” informativa che aveva complicato la lettura dei dati dovrebbe progressivamente diradarsi, offrendo una visione più chiara dei driver macro. In questo contesto, Schroders assegna al soft landing una probabilità del 60%, pur riconoscendo un peso ormai equivalente agli scenari di no landing e hard landing.
Questa distribuzione più simmetrica dei rischi porta a un approccio prudente ma non difensivo: il team mantiene una posizione neutrale sulla duration globale, data la mancanza di direzionalità sui rendimenti Usa, e privilegia strategie che possano beneficiare di un irripidimento della curva americana. Sul fronte del credito, il focus resta sulle scadenze brevi dell’investment grade europeo e statunitense, mentre le valutazioni dell’Ig Usa e dell’high yield vengono considerate ancora troppo tirate.
Per i wealth manager, il messaggio operativo è chiaro: nel 2026 sarà necessaria una gestione più tattica di duration e rischio di credito, con una maggiore enfasi sul carry rispetto ai movimenti direzionali dei tassi.
Private markets 2026: l’Eltif da 10.000 euro e il rendimento del 13% ampliano l’accesso al segmento
All’interno del forum, il capitolo dedicato ai private market ha raccolto particolare attenzione, grazie ai numeri presentati da Schroders Capital. Con 111 miliardi di dollari di asset in gestione al 30 giugno 2025, la divisione si conferma una delle piattaforme private più articolate in Europa.
Il lancio dello Schroders capital semi-liquid global private equity Eltif, rivolto agli investitori europei, rappresenta un passaggio di rilievo per il wealth management. Il fondo è evergreen, prevede sottoscrizioni mensili e rimborsi trimestrali, e sfrutta appieno la flessibilità dell’Eltif 2.0. Eredita inoltre il track record del veicolo gemello attivo dal 2019, oggi oltre 2,6 miliardi di dollari di masse, con un rendimento annualizzato superiore al 13%.
Per Georg Wunderlin, ceo di Schroders Capital, questa evoluzione contribuisce alla democratizzazione dei private market in Europa, ampliando la gamma di soluzioni accessibili ai clienti. La soglia minima di investimento, pari a 10.000 euro, estende infatti l’ingresso al segmento anche alla clientela affluent e alle piattaforme di consulenza evoluta.
A completare il quadro, Benjamin Alt, head of global private equity portfolios, ha ricordato come il private equity small-mid size abbia sovraperformato i mercati pubblici in modo sistematico negli ultimi 25 anni, con una sovraperformance doppia nelle fasi ribassiste. Un dato particolarmente rilevante per i portafogli multi-asset orientati alla resilienza.
Una scala globale di 906 miliardi di euro che pesa nell’evoluzione dell’industria
Il forum ha offerto anche l’occasione per ribadire la dimensione complessiva del gruppo, un elemento sempre più strategico in un’industria orientata verso modelli più complessi e tecnologici. Al 30 giugno 2025, Schroders gestisce 776,6 miliardi di sterline, pari a 906,6 miliardi di euro e 1.064,2 miliardi di dollari di asset totali.
Questa scala non è solo una fotografia dimensionale, ma un fattore che sostiene la capacità di investimento in ricerca, dati, tecnologia, risk governance e innovazione di prodotto. L’integrazione tra public market, soluzioni multi-asset, wealth management e private market rende il modello di Schroders uno dei più completi nel panorama europeo, in un momento in cui le reti distributive cercano partner dotati di architettura aperta, continuità strategica e capacità di sviluppare piattaforme di soluzioni avanzate.
Per i wealth manager, questa ampiezza operativa significa poter accedere a un ecosistema di strategie più coerente e integrato, utile alla costruzione di portafogli diversificati e calibrati su orizzonti di lungo periodo.
Portafogli 2026: verso modelli più ibridi, disciplinati e orientati al lungo periodo
Dai dati presentati al Future of asset management Europe 2025 emerge un punto fermo: il 2026 sarà un anno in cui la disciplina nella costruzione dei portafogli conterà più della narrativa di mercato. La combinazione di crescita globale più robusta, scenari macro più simmetrici, selettività nel reddito fisso e avanzata strutturale dei private market definisce un contesto che richiede allocazioni più ibride, rigorose e orientate al lungo periodo.
Per i wealth manager, questo comporta una maggiore integrazione tra public e private market, con attenzione alla qualità delle strategie, alla resilienza delle fonti di rendimento e alla gestione dei profili di liquidità. L’architettura del portafoglio non dipenderà da un’unica asset class, ma dalla capacità di far dialogare componenti diverse all’interno di un framework coerente di rischio-rendimento.
In un’industria che entra in una nuova fase evolutiva, il contributo di Schroders al forum londinese indica una traiettoria chiara: i dati non raccontano un mondo in rallentamento, ma un mercato che richiede competenza, selezione e visione strategica. Le scelte del 2026 faranno la differenza nella capacità dei portafogli di affrontare cicli più complessi e dinamici.

