Il tornado commerciale, conosciuto anche come Donald Trump, ha colpito anche il Giappone. Dopo mesi di trattative, la firma per l’accordo sulle tariffe doganali che fissa i dazi reciproci al 15% è arrivata la notte del 1 agosto. Nell’accordo però non si è parlato solo di dazi reciproci: “Abbiamo appena chiuso un enorme accordo con il Giappone che prevede investimenti per un valore di 550miliardi di dollari negli Stati Uniti, che riceveranno il 90% dei benefici e la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro“, ha dichiarato Trump attraverso la sua piattaforma Truth Social. Senza dubbio una crifra molto importante, ma non è ancora chiaro se questa rappresenti un capitale aggiuntivo rispetto ai precedenti impegni di aumentare gli investimenti diretti esteri negli States a 1.000 miliardi di dollari. In ogni caso, sembra probabile che la maggior parte dei nuovi fondi verranno indirizzati verso semiconduttori, prodotti farmaceutici, acciaio, cantieristica navale, minerali critici, energia, auto e AI.
A soprendere in positivo il tycoon però non è tanto l’accordo di per sè, ma l’apertura giapponese verso il commercio internazionale. É arrivato il momento anche per il Giappone di tornare protagonista nel commercio globale?
Dalla politica esterna, a quella interna: un equilibrio precario
Mentre gli accordi esterni stanno procedendo a gonfie vele, la situazione governativa in Giappone sembra più precaria che mai. Per la prima volta dal dopoguerra, l’esecutivo ha perso la maggioranza in entrambe le Camere. La coalizione di governo, guidata dal premier Shingeru Ishiba, dopo aver già perso la maggioranza alla Camera Bassa, disponendo di 220 deputanti sui 445, il 21 luglio ha anche perso la maggioranza al Senato, guadagnandosi solo 122 seggi su 248. Questa nuova aritmetica condizionerà con forza i prossimi tre anni, dove il premier dovrà contare su maggioranze variabili e allenze volatili.
Sembra molto probabile che, dopo avere supervisionato ben due sconfitte, Ishiba si dimetterà nonostante il recente accordo con gli Stati Uniti.
Il futuro del Giappone: quattro possibili scenari politici
Parlare di Giappone come di un paese aperto al dialogo e fortemente riformista è sicuramente esagerato, ma la situazione potrebbe cambiare. Fino ad oggi, la politica del Sol Levante è sempre stata faziona e spesso opaca, rendendo molto complesso per un occhio esterno capirne la direzione. Con uno sforzo, però, Anne Vandenabeele, economista di Capital Group, ha sviluppato quattro possibili scenari per i prossimi mesi:
- Il governo rimane fragile. In questo primo scenario, il Partito Liberal Democratico di Ishiba riesce ad assicurarsi una maggioranza con una manciata di indipendenti o governa come governo di minoranza cercando partner di coalizione a seconda delle proposte di legge. Ciò significherebbe probabilmente pochi progressi politici (a parte l’espansione fiscale), faide politiche, una Banca del Giappone (BoJ) timida e tensioni crescenti se le preoccupazioni e l’impegno degli elettori non miglioreranno;
- Pronti per una nuova colazione tra LDP, Komeito e Partito Democratico del Popolo. Uno scenario improbabile finché l’attuale primo ministro non si dimetterà, ma un simile governo porterebbe stabilità, espansione fiscale, autonomia per la BOJ e una riforma a favore della crescita;
- Spinta verso destra. Qui Ishiba viene spodestato dall’ala conservatrice dell’LDP per riportare gli elettori persi verso partiti con programmi più populisti o conservatori. La politica si orienterebbe probabilmente verso l’inversione dei programmi di immigrazione, una maggiore espansione fiscale, l’emissione di titoli di Stato giapponesi (JGB), la repressione finanziaria, l’indebolimento dello yen e tensioni valutarie con gli Stati Uniti;
- L’opposizione crea una nuova coalizione. Infine, il Partito Democratico Costituzionale, il DPP, il Sanseito e altri potrebbero unirsi in modo informale per presentare un voto di sfiducia contro il governo Ishiba e far scattare le elezioni anticipate. Probabilmente si arriverebbe a un governo di minoranza disordinato.
Conclusioni
Ora che lo status quo giapponese sembra in bilico, è difficile per i mercati prevedere la direzione politica del Sol Levante. Nel breve termine, il sentiment è stato rafforzato dall’accordo commerciale con gli Stati Uniti, infatti con la riduzione dei dazi e l’allentamento dell’inflazione, le condizioni di crescita sono più favorevoli. Nel lungo termine, invece, l’instabilità politica e le possibili inversioni di rotta sull’immigrazione nel caso di un governo populista, rappresentano nuovi rischi.

