Il crollo del dollaro è finito? Gestori e analisti divisi, cosa fare

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Una grande freccia rossa rivolta verso il basso indica una piccola pila di monete accanto a una pila più alta, a simboleggiare un calo di valore o una svalutazione della moneta, con banconote sullo sfondo.

Il dollaro ha recuperato negli ultimi giorni, ma il sovrappeso sull’euro fra i gestori è ai massimi da 20 anni

Indice

L’esposizione dei gestori di fondi globali sull’euro non è mai stata tanto marcata. Con un sovrappeso netto del 20%, i fund manager sondati da BofA a luglio hanno mostrato una preferenza per la moneta europea ai massimi dal gennaio 2005. Nel frattempo, la posizione corta sul dollaro – cioè la scommessa su un ulteriore indebolimento del biglietto verde – è diventata la “posizione più affollata”, secondo il 34% dei gestori, superando l’investimento sulle Magnifiche 7 del tech (26%) e sull’oro (25%).

La visione ribassista sul dollaro non è nuova, alla luce dell’indebolimento già registrato dopo il Liberation Day e la nuova svolta protezionistica americana. Da inizio anno, il dollaro ha perso oltre l’11% sull’euro (dati al 21 luglio). L’effetto cambio, quindi, ha inciso profondamente sui rendimenti azionari tra le due sponde dell’Atlantico.

Anche se l’S&P 500 ha toccato nuovi massimi storici, per l’investitore europeo Wall Street risulta ancora in calo del 4,8% da inizio anno – mentre in termini di dollari la performance sarebbe positiva del 7%. Ribaltando la prospettiva, un investitore americano che avesse puntato sul Vecchio Continente a inizio anno avrebbe ottenuto oltre il 20% nello stesso periodo, sommando il rally azionario al rafforzamento dell’euro.

Per chi investe dall’Europa, esporsi agli indici globali – e a Wall Street in particolare – è diventato meno “scontato”: per compensare eventuali ulteriori cali del dollaro, le azioni Usa e internazionali dovrebbero sovraperformare significativamente rispetto a quelle europee. Secondo il 52% netto dei gestori (un consenso molto elevato), il dollaro continuerà a scendere nei prossimi 12 mesi, mentre le prospettive sull’euro si sono rapidamente rafforzate. Coerentemente, un gestore su tre dichiara di cercare maggiori coperture contro il rischio cambio legato al dollaro debole, anche se la quota è leggermente calata dal 39% al 33% tra giugno e luglio.

Gli analisti, sul dollaro, non sono altrettanto negativi

Tuttavia, gli analisti di Bank of America hanno sottolineato che alcuni indicatori tecnici, durante l’estate, avrebbero aumentato le probabilità di un rimbalzo del dollaro. “L’inflazione persistente e la crescita resiliente tengono al momento lontana l’ipotesi di tagli dei tassi da parte della Fed”, hanno scritto il 17 luglio, aggiungendo che “il premio per il rischio politico negli Stati Uniti potrebbe essere già ben scontato”.

Di parere opposto gli analisti di Goldman Sachs, secondo cui la “maggiore solidità” mostrata dal dollaro “nelle ultime settimane non è priva di crepe che, a nostro avviso, suggeriscono come questo rimbalzo tattico potrebbe concludersi”. Il primo fattore di rischio resta l’incertezza sull’entità e i tempi di eventuali ulteriori dazi americani. “Sebbene l’economia USA si sia dimostrata più resiliente agli aumenti tariffari di quanto inizialmente temuto… riteniamo che se entrassero in vigore dazi più alti e un ampio gruppo di partner commerciali procedesse nuovamente con misure di ritorsione”, il dollaro potrebbe tornare sotto pressione. L’incertezza aumenterebbe ulteriormente se si concretizzasse la sostituzione di Jerome Powell alla guida della Fed, come ventilato dall’amministrazione Trump.

Secondo Francesco Pesole, FX strategist di ING, il recente recupero del dollaro – in linea con l’aumento dei rendimenti a lungo termine sui Treasury – segna un “ritorno alla funzionalità” che riduce le probabilità di nuove svalutazioni marcate, “a meno che Trump non licenzi il presidente della Fed o non intensifichi il protezionismo oltre la soglia di tolleranza attuale dei mercati, soprattutto contro la Cina. Non ci aspettiamo nessuno dei due scenari e prevediamo ancora un certo supporto per il dollaro nei prossimi mesi”.


Anche se il consenso ribassista è molto elevato fra i gestori, gli analisti non sembrano così convinti che il dollaro abbia molto spazio per scendere ulteriormente. Per chi investe le indicazioni non sono affatto chiare sulla effettiva necessità di coprire i cambi con il dollaro (attraverso fondi che integrano tale copertura) su investimenti globali o negli Usa.

In un orizzonte di medio termine, potrebbe anzi essere un momento interessante per valutare con cautela una parziale esposizione al dollaro o strategie di copertura meno aggressive, muovendosi controcorrente: il rischio di sorprese al rialzo diventa più più probabile a fronte di un posizionamento molto negativo contro la valuta statunitense.

Domande frequenti su Il crollo del dollaro è finito? Gestori e analisti divisi, cosa fare

Quali sono i principali aspetti da considerare quando si investe in Il crollo del dollaro è finito? Gestori e analisti divisi, cosa fare?

Quando si investe in Il crollo del dollaro è finito? Gestori e analisti divisi, cosa fare, è fondamentale considerare diversi fattori chiave per una strategia efficace. Il primo elemento da valutare è il proprio orizzonte temporale, poiché investimenti a lungo termine permettono di affrontare meglio la volatilità e beneficiare dell interesse composto. La tolleranza al rischio personale è un altro aspetto cruciale, che determina l allocazione tra asset più aggressivi e quelli più conservativi.

Come posso iniziare a investire in Il crollo del dollaro è finito? Gestori e analisti divisi, cosa fare con un capitale limitato?

Iniziare a investire in Il crollo del dollaro è finito? Gestori e analisti divisi, cosa fare con capitale limitato è assolutamente possibile grazie a diverse strategie accessibili. I fondi comuni di investimento con versamenti minimi bassi rappresentano una ottima opzione per chi dispone di poche risorse iniziali, consentendo l accesso a portafogli diversificati con somme contenute, spesso a partire da 100-200 euro.

Quali sono i rischi principali associati a Il crollo del dollaro è finito? Gestori e analisti divisi, cosa fare?

I rischi associati a Il crollo del dollaro è finito? Gestori e analisti divisi, cosa fare sono molteplici e richiedono una attenta valutazione preventiva. La volatilità del mercato rappresenta il rischio più evidente, con fluttuazioni di valore che possono essere significative e improvvise, influenzate da fattori economici, geopolitici o settoriali.

Quali sono le prospettive future per Il crollo del dollaro è finito? Gestori e analisti divisi, cosa fare?

Le prospettive future per Il crollo del dollaro è finito? Gestori e analisti divisi, cosa fare sono influenzate da un complesso intreccio di fattori strutturali e congiunturali che richiedono una analisi approfondita. L evoluzione tecnologica rappresenta uno dei principali motori di cambiamento, con l intelligenza artificiale, l automazione e le tecnologie emergenti che stanno ridisegnando interi settori economici.

Come posso valutare la performance dei miei investimenti in Il crollo del dollaro è finito? Gestori e analisti divisi, cosa fare?

La valutazione della performance degli investimenti in Il crollo del dollaro è finito? Gestori e analisti divisi, cosa fare richiede un approccio multi-dimensionale che consideri diversi parametri oltre al semplice rendimento assoluto. Il rendimento totale è la metrica primaria da considerare, includendo sia le plusvalenze che i dividendi o interessi generati.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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