Mediobanca: perché prende tempo su Banca Generali

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Una statua si erge in una piccola piazza, circondata da edifici storici con facciate ornate. Un edificio è giallo con accenti bianchi, mentre l'altro è grigio con archi e una merlatura. Il cielo è parzialmente nuvoloso.

Il rinvio dell’assemblea al 25 settembre riflette le tensioni tra grandi azionisti, da Delfin a Caltagirone. Sullo sfondo, il risiko bancario e la partita parallela che punta a rafforzare Mps con l’appoggio del governo

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L’operazione di Mediobanca su Banca Generali – che, secondo gli analisti, rappresenterebbe un chiaro valore strategico nella creazione di un grande polo italiano del wealth management – rischia di non convincere una parte degli azionisti rilevanti di Piazzetta Cuccia. Ma i dubbi sembrano riguardare più la cornice politica e azionaria che non il merito industriale.

A testimoniarlo ci sarebbe, secondo le ricostruzioni raccolte da We Wealth, la decisione dell’ultima ora con cui Mediobanca ha rinviato l’assemblea del 16 giugno – quella che avrebbe dovuto sancire ufficialmente l’avvio dell’Ops, posticipandola al 25 settembre. Secondo la versione ufficiale, a spingere per la prudenza sarebbero stati gli azionisti con partecipazioni incrociate in Mediobanca e Generali, preoccupati per le implicazioni dell’operazione sul futuro del Leone triestino. Servirebbe, dunque, più tempo per valutarne l’impatto.

Tuttavia, a dilatarsi non sono solo i tempi, ma anche i dubbi sulle reali motivazioni del rinvio: il timore di una votazione dall’esito incerto – con molte astensioni – avrebbe spinto Piazzetta Cuccia a evitare una conta ad alto rischio. Questa è l’interpretazione che emerge dal comunicato che Mediobanca ha diffuso domenica.

Fra i soggetti pronti a non votare si sarebbe aggiunta anche Unicredit, salita all’1,9% del capitale di Mediobanca in seguito a posizioni di trading, spiegate come operazioni “per conto della clientela”. Per prassi, Unicredit non esercita i diritti di voto su quote di questo titpo, ma la sua astensione si sarebbe comunque sommata a quelle già previste da azionisti rilevanti come Delfin (19,8%), Caltagirone (10%), le casse previdenziali Enpam, Enasarco e Inarcassa (5,5%), oltre a quello, potenziale, di Edizione-Benetton (2,2%).

Nel frattempo, Assicurazioni Generali ha avviato solo il 12 giugno un processo interno di analisi dell’offerta di Mediobanca, per valutarne le implicazioni economiche e commerciali. Solo al termine di questa fase potrà prendere una posizione ufficiale.

Il risiko parallelo: Mps, Mediobanca e Banco Bpm

Ma dietro la superficie formale si moltiplicano le speculazioni. L’operazione Mediobanca-Banca Generali si intreccia infatti con almeno altre due partite, che vedono coinvolti gli stessi attori:

  1. L’offerta pubblica di Mps su Mediobanca, sostenuta dal governo e approvata dal Mef lo scorso 17 aprile. In questa operazione si sono già schierati a favore Caltagirone e Delfin, azionisti anche di Generali e Mediobanca.
  2. Il fallito tentativo di creare un polo Mps-Banco Bpm, bloccato dall’ingresso di Unicredit sulla stessa Bpm. Il governo aveva inizialmente sostenuto l’aggregazione tra Siena e Piazza Meda, prima di scontrarsi con le mire di Unicredit.

È in questo quadro che si colloca anche l’aumento della quota di Caltagirone in Mediobanca (dal 7,39% a quasi il 10%) a inizio giugno: un rafforzamento del “partito del astensione” sull’Ops su Banca Generali, che secondo ambienti finanziari lascerebbe intendere un allineamento strategico con le ambizioni di Mps su Mediobanca.

Il possibile ruolo di Unicredit

Più ambigua appare la posizione di Unicredit. Da un lato Gae Aulenti è in contrasto con il governo sull’Ops su Banco Bpm. L’istituto guidato da Andrea Orcel ha dovuto incassare condizioni molto stringenti per ottenere il via libera del governo sull’operazione Bpm. In polemica con il potenziale esercizio del golden power, Unicredit ha fatto ricorso al Tar mettendo in dubbio la legittimità dei vincoli imposti dal governo.

Nel frattempo, la crescita della sua partecipazione in Mediobanca potrebbe essere letta – secondo alcuni osservatori – come un modo per entrare indirettamente nel risiko, sostenendo di fatto l’operazione gradita a Palazzo Chigi (quella di Mps su Mediobanca). Ostacolare l’Ops su Banca Generali, in questa prospettiva, rafforzerebbe la posizione negoziale di Unicredit sul fronte più delicato dell’Ops su Banco Bpm.

Domande frequenti su Mediobanca: perché prende tempo su Banca Generali

Qual è l'obiettivo strategico principale dell'operazione di Mediobanca su Banca Generali?

L'operazione mira alla creazione di un grande polo italiano del wealth management. Questo rappresenterebbe un chiaro valore strategico per Mediobanca nel settore finanziario.

Quali sono le principali preoccupazioni degli azionisti di Mediobanca riguardo all'operazione su Banca Generali?

I dubbi degli azionisti rilevanti di Mediobanca sembrano riguardare principalmente la cornice politica e azionaria. Non sono legati al merito industriale dell'operazione stessa.

L'articolo indica problemi sul merito industriale dell'operazione Mediobanca-Banca Generali?

No, l'articolo suggerisce che i dubbi non riguardano il merito industriale dell'operazione. Le perplessità sono invece concentrate sugli aspetti politici e azionari.

Quali altre banche sono citate nel contesto del 'risiko parallelo' che coinvolge Mediobanca?

Nel contesto del 'risiko parallelo', oltre a Mediobanca, vengono menzionate MPS e Banco BPM. Viene inoltre evidenziato il possibile ruolo di Unicredit.

Quale impatto è previsto per il settore del wealth management italiano dall'operazione Mediobanca-Banca Generali?

L'operazione è vista come un'opportunità per la creazione di un grande polo italiano nel wealth management. Questo consolidamento è considerato di chiaro valore strategico dagli analisti.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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