Dove investire nel 2025 all’estero? Ecco 5 Paesi con meno tasse 

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Un cartello con la scritta "Risparmia sulle tasse" e una freccia è legato con una corda a un palo di legno. Sullo sfondo, barche e riflessi colorati brillano sull'acqua di notte. L'immagine vuole riprendere il concetto dell'investire all'estero in Paesi fiscalmente vantaggiosi.

Dove conviene investire nel 2025 all’estero? Ecco 5 Paesi con meno tasse, più opportunità e regimi fiscali vantaggiosi

Indice

Perché sempre più investitori guardano all’estero?

Negli ultimi anni si è accentuata una tendenza ormai strutturale: sempre più investitori, imprenditori e famiglie ad alto patrimonio guardano all’estero come destinazione privilegiata per i propri capitali. Molti si chiedono, infatti, dove investire nel 2025 o come proteggere il proprio patrimonio in giurisdizioni a bassa tassazione.

Le ragioni per investire all’estero sono molteplici: da un lato, il contesto italiano resta segnato da un’elevata pressione fiscale, incertezza normativa e una burocrazia spesso farraginosa; dall’altro, la crescente globalizzazione dei mercati rende più semplice e conveniente diversificare le proprie attività su scala internazionale.

Secondo l’Ocse, nel 2024 gli investimenti diretti esteri (Ide) globali sono cresciuti del 12%, con una quota crescente di flussi in uscita da Paesi ad alta tassazione.

L’interesse verso giurisdizioni fiscalmente più efficienti non è dettato soltanto da una logica di risparmio fiscale, ma anche dal desiderio di stabilità normativa, protezione patrimoniale e accesso a mercati in espansione. In quest’ottica, la delocalizzazione degli asset e delle residenze fiscali si configura come un vero e proprio strumento di pianificazione patrimoniale avanzata.

I migliori Paesi con tassazione agevolata per investitori e imprenditori

Nel 2025 alcune giurisdizioni si confermano come hub strategici per attrarre capitali grazie a regimi fiscali particolarmente vantaggiosi.

Tra i Paesi più noti per l’imposizione leggera troviamo gli Emirati Arabi Uniti, con un’aliquota sul reddito personale pari a zero e un’imposta sulle società introdotta solo nel 2023 al 9%, ma applicabile con margini di ottimizzazione.

Singapore, pur con un’imposta societaria nominale al 17%, prevede numerose esenzioni per nuovi investitori e start-up.

In Europa, l’Irlanda continua a esercitare forte attrattiva con una corporate tax al 12,5% (salvo eccezioni legate al regime Ocse) e un contesto imprenditoriale altamente digitalizzato.

Più articolato il caso del Portogallo, che fino al 2024 ha attratto migliaia di pensionati e imprenditori grazie al regime fiscale per residenti non abituali (Nhr), oggi in fase di riforma.

Infine, la Svizzera, con il suo sistema cantonale, consente margini di negoziazione fiscale particolarmente favorevoli, soprattutto in cantoni come Zugo o Lucerna.

Svizzera, Emirati Arabi, Portogallo: cosa sapere prima di trasferire capitali

Se è vero che le giurisdizioni citate offrono vantaggi fiscali rilevanti, è altrettanto vero che un investimento all’estero o un trasferimento patrimoniale all’estero richiede una pianificazione attenta e multidisciplinare.

Nel caso della Svizzera, ad esempio, è essenziale comprendere la differenziazione tra imposte federali, cantonali e comunali. La stipula di accordi preventivi con le autorità fiscali locali (tax ruling) può garantire certezza e trasparenza, ma richiede un’adeguata struttura sostanziale, specie dopo l’adesione svizzera ai nuovi standard Beps.

Negli Emirati Arabi, l’assenza di imposte personali è controbilanciata dalla crescente attenzione delle autorità internazionali verso il rispetto del principio della substance: le imprese e gli individui devono dimostrare la presenza effettiva nel Paese, pena la perdita dei benefici fiscali.

Il Portogallo, infine, sta riformando il regime Nhr, abolendo alcune delle agevolazioni più generose per i nuovi ingressi. Tuttavia, restano interessanti le opportunità di investimento immobiliare e le forme societarie semplificate, in particolare nella regione di Madeira.

I rischi da evitare quando si investe fuori dall’Italia

Investire o delocalizzare capitali all’estero non è privo di rischi. In primo luogo, vi sono le norme italiane sul monitoraggio fiscale, che impongono la dichiarazione nel quadro Rw del modello Redditi di tutte le attività finanziarie e patrimoniali detenute oltreconfine. L’omessa compilazione può comportare sanzioni severe e, nei casi più gravi, implicazioni penali.

Altro aspetto da valutare è la blacklist del Mef: alcuni Paesi – pur vantaggiosi dal punto di vista fiscale – sono considerati ad alto rischio e sottoposti a regimi di tassazione più severi per i residenti italiani.

Vanno inoltre considerati fattori non fiscali: dall’instabilità politica (in alcuni Paesi extra-Ue) al rischio valutario, fino a barriere culturali e giuridiche che possono ostacolare l’operatività di un investimento.

Per questi motivi, chi intende internazionalizzare il proprio patrimonio deve affidarsi a consulenti esperti in fiscalità internazionale, diritto societario e pianificazione patrimoniale. Solo una strategia integrata può garantire il corretto equilibrio tra opportunità e tutela.

di Edoardo Tamagnone

Fondatore dello studio legale Tamagnone Di Marco e di Wealth Trust srl, società di consulenza dedicata alla
pianificazione patrimoniale per famiglie e imprese. Specializzato in ambito internazionale, ha conseguito il
master in Diritto tributario, in wealth management e in diritto dei trust. Si occupa di gestione di patrimoni,
anche detenuti all’estero, trust, successioni internazionali, passaggio generazionale e corporate
governance.

Stai pensando di diversificare i tuoi investimenti fuori dall’Italia? Scopri dove iniziare e perché conviene davvero.

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