Correva l’anno 1948. La Costituzione italiana era entrata in vigore da poco più di sette mesi e Luigi Einaudi sedeva al Quirinale da appena tre: il 9 agosto veniva promulgata la prima legge che determinava l’assegno del presidente della Repubblica, la legge n. 1077 del 1948. La cifra stabilita era di 12 milioni di lire all’anno, un milione al mese per dodici mensilità. Einaudi, primo Capo dello Stato eletto dal Parlamento repubblicano, aveva prestato giuramento il 12 maggio di quello stesso anno.
Era una somma alta o bassa per l’epoca? E, soprattutto, come si confronta con lo stipendio attuale del presidente? Oggi come allora, l’assegno del Capo dello Stato è determinato per legge: la somma prevista è pari a 239.182 euro lordi all’anno. Il condizionale è però d’obbligo, perché l’attuale presidente, Sergio Mattarella, ha volontariamente deciso di percepirne meno.
Il confronto con il passato dice qualcosa di interessante. Secondo gli ultimi coefficienti Istat disponibili, per tradurre un valore monetario del 1948 in valori del 2025 occorre moltiplicarlo per 44,102 e, per le somme espresse in lire, convertirlo successivamente in euro. Quel milione di lire al mese equivarrebbe quindi oggi a circa 22.777 euro, ovvero 273.321 euro all’anno.
In termini di potere d’acquisto, dunque, l’assegno teorico del presidente della Repubblica è oggi circa il 12,5% più basso rispetto a quello stabilito all’inizio della storia repubblicana. Per mantenere lo stesso valore reale dell’assegno di Einaudi servirebbero oltre 273 mila euro lordi all’anno, contro gli attuali 239.182. E considerando quanto percepito effettivamente da Mattarella, la distanza sale a circa il 34%.
Lo stipendio del Presidente non è più il tetto degli stipendi pubblici
Per diversi anni lo stipendio del presidente della Repubblica ha avuto una funzione che andava oltre il trattamento economico del solo Capo dello Stato. Dal 2011 il legislatore aveva infatti previsto un limite massimo alle retribuzioni a carico della finanza pubblica parametrato al trattamento del primo presidente della Corte di cassazione; nel 2014 quel limite venne poi fissato rigidamente a 240.000 euro, cifra sostanzialmente coincidente con l’assegno del presidente della Repubblica.
Quell’equilibrio, però, non esiste più. Con la sentenza n. 135 del 2025, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il mantenimento strutturale del tetto fisso di 240 mila euro. Secondo la Consulta, una misura che poteva essere giustificata in origine dalla sua natura temporanea aveva finito, dopo oltre un decennio, per comprimere stabilmente la dinamica retributiva, in particolare della magistratura. Il limite deve quindi tornare a essere parametrato al trattamento economico complessivo del primo presidente della Corte di cassazione.
In attesa della determinazione attraverso un nuovo decreto, la stessa Corte ha indicato come riferimento applicabile l’ultima cifra stabilita prima del congelamento: 311.658,53 euro lordi. Il risultato è curioso: dopo essere stato per anni il riferimento simbolico del massimo stipendio pubblico, l’assegno teorico del presidente della Repubblica, pari a 239.182 euro, è oggi inferiore alla soglia utilizzata come parametro per il tetto retributivo della Pubblica amministrazione.
La legge di Bilancio 2025 aveva nel frattempo introdotto un’altra disciplina, più circoscritta, per alcune nuove nomine negli organi amministrativi di vertice di enti, organismi e fondazioni finanziati dalla finanza pubblica: in questi casi il compenso non può superare il 50% del trattamento economico del primo presidente della Corte di cassazione.
L’assegno del Presidente è fermo dal 2010
Tornando all’entità dell’assegno del presidente della Repubblica, la somma di 239.182 euro risale ormai a oltre quindici anni fa. Nel 2010 il trattamento effettivamente erogato raggiunse questo livello, rispetto ai 236.112 euro indicati inizialmente nel bilancio di previsione. Da allora l’importo non è più aumentato.
L’ultimo presidente ad aver beneficiato di un adeguamento è stato dunque Giorgio Napolitano, che dal 2011 rinunciò volontariamente ai successivi incrementi fino alla fine del mandato. Il congelamento nominale è poi proseguito con Sergio Mattarella.
Ed è proprio l’inflazione degli ultimi anni a rendere oggi più evidente la distanza. L’assegno nominale è lo stesso del 2010, mentre nel frattempo il livello generale dei prezzi è aumentato sensibilmente. Lo stipendio del Capo dello Stato ha quindi subito una riduzione significativa in termini reali.
Mattarella riduce lo stipendio a 179.835 euro
Diverso ancora è il trattamento effettivamente percepito dall’attuale presidente. Anche all’inizio del secondo mandato, Sergio Mattarella ha chiesto al ministero dell’Economia di ridurre il proprio assegno personale in misura equivalente alla pensione Inps maturata per gli anni trascorsi come professore universitario. Di conseguenza, lo stesso Mattarella, pur non ricevendo la sua pensione da professore, ottiene come assegno per il suo lavoro da Presidente esattamente la stessa somma che avrebbe percepito da privato cittadino.
La somma prevista di 239.182 euro lordi viene così ridotta di circa 60 mila euro, portando l’importo effettivamente percepito a 179.835,84 euro lordi all’anno. Mattarella ha inoltre rinunciato all’adeguamento Istat dell’assegno: già all’inizio del secondo settennato, nel 2022, l’indicizzazione avrebbe comportato un aumento di circa 16 mila euro.
A questo si aggiunge il fatto che il presidente non percepisce, e secondo la nota ufficiale del Quirinale non percepirà in futuro, il vitalizio spettante come ex parlamentare.

