Foti (Fineco): perché Trade Republic non ci fa concorrenza

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L’ascesa dei neo broker si posiziona su un’altra fascia di mercato: il conto titoli Fineco, spiega Foti, guarda ai clienti delle banche old school

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Se temiamo la concorrenza sui conti titoli offerti dai neobroker? “No, assolutamente no: non è un problema, perché prima di tutto c’è una questione di target di mercato. Noi ci rivolgiamo a una clientela che ha un certo profilo qualitativo, con un livello patrimoniale e di esigenze ben definito. È molto improbabile che questi clienti scelgano di affidarsi a piattaforme del genere”. Lo ha dichiarato l’amministratore delegato di Fineco Bank, Alessandro Foti, rispondendo a una domanda di We Wealth a margine della presentazione dei risultati annuali della banca, che come vedremo più avanti ha fatto vari passi avanti nel risparmio gestito e nel segmento private. Sul versante opposto però, i clienti autonomi che cercano il miglioro conto trading potrebbero essere ingolositi dall’offerta lanciata dalla banca tedesca Trade Republic, che ha recentemente lanciato un Iban, collegabile a conto titoli a commissioni rasoterra e, caso raro, liquidità remunerata.

“La nostra offerta”, ha spiegato Foti argomentando con fermezza “è caratterizzata da un’ampiezza e da un livello di servizi che non sono assolutamente riscontrabili in queste piattaforme. Fineco offre quella che definiamo una one-stop solution, ovvero un ecosistema integrato in cui il cliente può, con un unico conto, effettuare un bonifico un secondo prima e subito dopo operare su tutti i mercati internazionali. Può accedere a una delle piattaforme di fondi più ampie disponibili, pagare multe, tasse e gestire le proprie esigenze finanziarie in modo totalmente integrato. Stiamo parlando di una piattaforma completa, globale e altamente efficiente, che non ha nulla a che vedere con il modello offerto dai cosiddetti neobroker”.

“Terzo punto, Fineco è comunque conveniente. Non dobbiamo commettere l’errore di pensare che la nostra offerta non sia competitiva. Le nostre condizioni sono assolutamente in linea, se non migliori, rispetto a quelle dei nuovi player. Il vero punto della questione non è tanto se questi soggetti possano rappresentare una minaccia per noi – e, come ho detto, non lo sono affatto – ma piuttosto il fatto che l’80% degli asset finanziari delle famiglie italiane è ancora detenuto nelle banche tradizionali. Ed è qui che si gioca la vera sfida”. Per Foti, evidentemente lo spazio di perdere clienti Fineco verso neobroker è molto più piccolo rispetto al bacino di clienti che ancora fa utilizzo di costosi (vero, abbiamo verificato tempo fa) conti titoli di banche tradizionali.

“Se confrontiamo l’offerta Fineco con quella del sistema bancario tradizionale, stiamo parlando di una differenza enorme, quasi di un altro pianeta. Per questo motivo, questi nuovi operatori non rappresentano un vero punto di attenzione per noi: piuttosto”, ha concluso Foti, “il focus rimane sull’enorme bacino di clienti e asset su cui possiamo avere un impatto significativo grazie alla nostra piattaforma e alla qualità del nostro servizio”.

A gennaio 2024, Fineco ha registrato 19.000 nuove aperture di conto, segnando il miglior mese di sempre, mentre la raccolta netta totale dell’anno ha raggiunto i 7,83 miliardi di euro, con 2,17 miliardi di raccolta gestita. Inoltre, il conto trading di Fineco, lanciato nel 2023, ha già superato i 20.000 clienti, contribuendo per il 35% del totale dei nuovi investitori che operano in autonomia. L’interesse per l’investimento è in forte crescita, con la raccolta netta di gennaio 2024 superiore del 50% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La crescita del brokerage nel 2024 si è accompagnata a un incremento significativo degli ordini eseguiti, nonostante una volatilità di mercato contenuta.

Private banking e gestito i numeri di Fineco

“Nel segmento private la crescita del numero di clienti ha superato il 30% rispetto allo scorso anno, mentre le masse sono più che triplicate dal momento dell’introduzione del servizio, superando la soglia di 70 miliardi di euro”, ha dichiarato Foti, “si tratta di un tasso di sviluppo superiore al resto dell’industria, che ci ha consentito di portare la nostra quota di mercato abbondantemente oltre il 5%”.

“Questa crescita complessiva”, ha aggiunto l’ad, “ha portato il portafoglio medio per consulente oltre i 40 milioni di euro, con un incremento superiore al 10%” con una “percentuale di consulenti finanziari con un portafoglio di almeno 20 milioni di euro è salita dal 61 al 68%, confermando come il rafforzamento dell’attività abbia coinvolto l’intera rete”. Foti ha rivendicato il valore strategico di “una piattaforma di consulenza che consente di supportare il cliente nella gestione di tutte le asset class, attraverso un modello integrato che include fondi, obbligazioni, Etf, azioni e certificati”.

La consulenza a parcella, la leadership di Fineco

Il modello di consulenza a parcella, che Fineco ha introdotto nel 2010, è destinato a diventare sempre più il cuore della relazione consulente-cliente, ha dichiarato Foti. “Il 98% dei consulenti Fineco utilizza la consulenza evoluta, con circa il 60% di loro che la considera la componente principale del proprio portafoglio”, ha proseguito l’ad, “la raccolta netta in consulenza evoluta ha superato i 34 miliardi di euro, registrando un incremento del 45% rispetto all’anno precedente, con un controvalore pari al 52% delle masse”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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