Wall Street, quanto guadagnano i ceo? Il confronto col Ftse Mib

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Wall street, stipendi ceo

Stipendi fino a nove cifre per i ceo di Wall Street. In cima alla lista Hock Tan di Broadcom, che lo scorso anno ha guadagnato 161,8 milioni di dollari; anni luce dall’amministratore delegato più pagato del Ftse Mib

Indice

  • Lo stipendio medio dei ceo dell’S&P 500 ha toccato lo scorso anno la cifra record di 15,7 milioni di dollari
  • Il pacchetto retributivo di Hock Tan, l’amministratore delegato più pagato di Wall Street, è raddoppiato rispetto al 2022

Buste paga a nove cifre per i ceo di Wall Street. Lo stipendio medio degli amministratori delegati dell’S&P 500 ha toccato lo scorso anno la cifra record di 15,7 milioni di dollari, complici soprattutto i bonus in azioni. Secondo alcuni dati raccolti dal Wall Street Journal e MyLogIQ e visionati da Visual Capitalist, complessivamente i numeri uno delle società del listino a stelle e strisce hanno guadagnato in media 196 volte di più rispetto allo stipendio di un dipendente medio.

I 10 ceo più pagati di Wall Street

In cima alla lista degli amministratori delegati più pagati di Wall Street c’è Hock Tan, ceo di Broadcom, multinazionale statunitense produttrice di chip di rete avanzati. Il suo compenso annuale ammonta infatti a 161,8 milioni di dollari, principalmente in azioni. Tra il 2022 e il 2023 è tra l’altro raddoppiato, essendo arrivato a percepire 510 volte di più rispetto alla retribuzione di un lavoratore medio. Al secondo posto Nikesh Arora di Palo Alto Networks, società di sicurezza informatica con sede a Santa Clara, in California. Arora ha guadagnato lo scorso anno 151,4 milioni di dollari di cui 2,3 milioni in cash. Chiude il podio Stephen Schwarzman, ai vertici del colosso del private equity Blackstone. Il suo pacchetto retributivo da 119,8 milioni di dollari è stato sostenuto soprattutto dalla crescita dell’83% del prezzo delle azioni della società dello scorso anno. Un’analisi di Equilar ha rilevato che, in media, il 70% dei compensi dei ceo dell’S&P 500 deriva di fatto da premi in azioni.

Fonte: Visual Capitalist, dati al 2023. La retribuzione totale comprende anche i bonus in azioni

Tim Cook ai vertici delle “magnifiche 7”

Nella top10 dei ceo dai maxi-stipendi anche Tim Cook di Apple, il cui compenso è in realtà scivolato a quota 63,2 milioni di dollari nel 2023, in netto calo rispetto ai 99,4 milioni dell’anno precedente. Come analizzato da We Wealth in un approfondimento dedicato, Cook vanta tuttavia la busta paga più consistente tra i ceo delle cosiddette “magnifiche 7” (termine che identifica le mega-cap del settore tecnologico, ovvero Meta, Tesla, Alphabet, Amazon, Microsoft, Nvidia e Apple, appunto). In generale, quattro dei 10 amministratori delegati più pagati d’America appartengono a società del tech: oltre ai sopracitati Tan, Arora e Cook, anche Will Lansing di Fair Isaac, azienda di analisi dei dati di San Jose.

Stipendi: il confronto con Piazza Affari

C’è da dire che gli stipendi dei ceo di Wall Street distano anni luce dai dirigenti di Piazza Affari. I numeri più recenti, estrapolati da MF-Milano Finanza dalle relazioni sulle retribuzioni compilate dalle aziende del Ftse Mib in vista delle assemblee sui bilanci, vedono al primo posto Carlo Tavares di Stellantis con 36,49 milioni di euro incassati nel 2023. Una busta paga in crescita rispetto ai 23,45 milioni del 2022 ma ben lontana dai 161,8 milioni di Tan. La classifica continua con Marco Tronchetti Provera (ceo di Pirelli) con 19,14 milioni di euro e Giorgio Luca Bruno (deputy ceo di Pirelli) con 9,28 milioni. Nella top 10 italiana anche Paolo Rocca (ceo di Tenaris) con 8,60 milioni, John Elkann (presidente di Ferrari) con 7,2 milioni, Benedetto Vigna (ceo di Ferrari) con 6,69 milioni, Max Gerrit (ceo di Iveco) con 6,40 milioni), Jean-Marc Chery (presidente e ceo di Stm) con 6,31 milioni, Claudio Descalzi (amministratore delegato e direttore generale di Eni) con 6,14 milioni e Carlo Cimbri (presidente di UnipolSai) con 5,20 milioni.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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